Il Rapporto OsMed dell’Aifa certifica un aumento strutturale dell’uso di psicofarmaci tra bambini e adolescenti: la prevalenza è più che raddoppiata dal 2016, con i consumi più elevati nella fascia 12-17 anni. Il ministro Schillaci parla di disagio complesso e non episodico e chiede una presa in carico precoce, continuità di cura e servizi territoriali stabili con medici, psicologi ed educatori formati
Non è un effetto passeggero né una reazione emotiva post-pandemica. Il disagio mentale tra bambini e adolescenti cresce da anni e oggi assume i contorni di un fenomeno strutturale, che interroga il sistema sanitario, la scuola e le famiglie. A certificarlo sono i numeri dell’Aifa: in meno di un decennio le prescrizioni di psicofarmaci in età evolutiva sono più che raddoppiate, soprattutto tra gli adolescenti, segnalando un aumento della complessità clinica e un accesso alle cure spesso tardivo. Nel 2024 circa un minore su 175 ha ricevuto almeno una prescrizione di psicofarmaci.
Il Rapporto OsMed: prescrizioni più che raddoppiate dal 2016
Secondo l’ultimo Rapporto OsMed dell’Agenzia italiana del farmaco, l’uso di psicofarmaci in età evolutiva è passato dallo 0,26% della popolazione pediatrica nel 2016 allo 0,57% nel 2024. In termini di consumi, le confezioni dispensate ogni mille minori sono quasi triplicate, da 20,6 a 59,3. Il dato più critico riguarda la fascia 12-17 anni, dove la prevalenza raggiunge l’1,17% e i consumi superano le 129 confezioni per mille ragazzi, confermando l’adolescenza come fase di massima vulnerabilità. Nel complesso, oltre 4,6 milioni di bambini e adolescenti, pari a circa la metà della popolazione pediatrica, hanno ricevuto almeno una prescrizione di farmaci nel corso del 2024.
Quali farmaci e per quali disturbi
Le classi terapeutiche più prescritte includono antipsicotici, antidepressivi e farmaci per l’ADHD, che rientrano tra i medicinali del sistema nervoso centrale. Proprio questi ultimi rappresentano una quota in crescita nel totale delle prescrizioni pediatriche, segnalando un aumento del carico assistenziale legato ai disturbi del neurosviluppo, dell’umore, dell’ansia e ai comportamenti problematici.
Un trend che, pur mantenendo l’Italia al di sotto della media di altri Paesi europei ed extraeuropei – come la Francia, dove la prevalenza supera l’1,6%, o gli Stati Uniti, con livelli nettamente più elevati – indica una trasformazione profonda dei bisogni di salute mentale in età evolutiva.
Schillaci: “Non è un’ondata emotiva, ma un aumento strutturale”
Nella risposta all’interrogazione parlamentare sui disturbi neuropsichiatrici dei minori, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha chiarito che non si tratta di una dinamica emergenziale legata al Covid, ma di un cambiamento profondo e duraturo. «Spesso il disagio arriva ai medici quando è troppo tardi», ha spiegato, sottolineando la necessità di approcci specifici per l’età evolutiva: continuità assistenziale, coinvolgimento delle famiglie, monitoraggio delle prescrizioni e presa in carico precoce.
Servizi territoriali carenti e accesso tardivo alle cure
Il quadro che emerge è quello di un sistema ancora fragile sul territorio. La neuropsichiatria infantile intercetta molti casi quando il disagio è già cronicizzato, anche a causa della carenza di servizi intermedi e di figure dedicate alla prevenzione. Un bambino, ha ricordato il ministro, «non è un adulto in miniatura»: trattare precocemente significa ridurre il ricorso improprio ai farmaci e migliorare gli esiti clinici nel lungo periodo.
Il Piano salute mentale 2025-2030 e le risorse dedicate ai minori
La legge di Bilancio 2026 introduce risorse vincolate per rafforzare la salute mentale in età evolutiva all’interno del Piano di azione 2025-2030. Sono previsti 80 milioni di euro nel 2026, 85 nel 2027, 90 nel 2028 e 30 milioni annui dal 2029, con una quota stabile destinata alle assunzioni a tempo indeterminato. Le Regioni riceveranno i fondi con meccanismi di monitoraggio stringenti per verificare l’attuazione degli interventi e il raggiungimento degli obiettivi.
Scuola e transizione all’età adulta: i nodi ancora aperti
Tra i capitoli centrali del Piano c’è il coinvolgimento della scuola, chiamata a svolgere un ruolo chiave nella prevenzione del bullismo e nel riconoscimento precoce del disagio. Resta cruciale anche la transizione dai servizi per minori a quelli dell’età adulta, uno dei passaggi più critici per i ragazzi con fragilità psichiche. «Abbiamo famiglie allo stremo e ragazzi che soffrono», ha ammonito Schillaci. «Le risorse ora ci sono. Serve l’impegno di tutti per curare bene e in tempo».