L’Osservatorio Malattie Rare promuove la campagna “La riFORMA conta” per aggiornare il lessico della Costituzione e superare termini stigmatizzanti.
Negli ultimi anni l’attenzione verso le parole è diventata sempre più centrale anche nelle istituzioni, perché il modo in cui si nomina una realtà finisce per definirla. In questo clima di maggiore consapevolezza, la disabilità resta però legata a un’espressione che oggi suona anacronistica: nell’articolo 38 della Costituzione compare ancora il termine “minorati”, retaggio del dopoguerra e di una cultura ormai superata. Diverse proposte di legge, presentate dal 2024, puntano a sostituirlo con “persone con disabilità”, una formula più aderente al linguaggio dei diritti e alla sensibilità contemporanea. In Senato l’iter per la riforma costituzionale è già partito e, secondo i promotori, questo passaggio non ha solo valore simbolico ma rappresenta un segnale concreto di civiltà giuridica.
Il ruolo di OMaR e la campagna di sensibilizzazione
L’Osservatorio Malattie Rare, che da sedici anni si occupa di informazione su disabilità e patologie rare, ha deciso di sostenere apertamente la riforma e di trasformare il dibattito parlamentare in una questione pubblica, coinvolgendo le associazioni dell’Alleanza Malattie Rare. L’organizzazione sta infatti preparando una campagna di sostegno per accelerare l’approvazione della proposta e favorire la massima condivisione sociale.
Il messaggio scelto è chiaro: “La riFORMA conta. Il rispetto passa anche dalle parole”. Con questo slogan OMaR intende richiamare l’attenzione mediatica sull’iter legislativo e mantenere alta la vigilanza civica, convinta che il linguaggio istituzionale non sia neutro ma contribuisca a costruire cultura e diritti. La direttrice Ilaria Ciancaleoni Bartoli ha ribadito il punto: “È una questione di forma, ma nel diritto spesso la forma conta, è sostanza. Il linguaggio della Costituzione definisce chi siamo, quali valori scegliamo di affermare come Paese. Se questo linguaggio non ci rispecchia più è possibile cambiarlo: il Parlamento lo sta facendo, spetta a chiunque abbia il rispetto tra i propri valori sostenere questo cambiamento”.
Il contesto culturale e il dibattito parlamentare già avviato
Il confronto nasce dentro un quadro più ampio: università, enti di ricerca e istituzioni da tempo raccomandano un linguaggio inclusivo, coerente anche con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che mette al centro la persona prima della condizione. Eppure nella Carta resta ancora la formula: “Gli inabili e i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale”. Una frase che, pur comprensibile nel contesto storico in cui fu scritta, oggi appare stonata rispetto ai progressi culturali e legislativi.
Per questo vari parlamentari di Camera e Senato hanno presentato proposte per aggiornare il testo costituzionale. Il dibattito, viene spiegato, non riguarda solo la politica ma l’intero sentire collettivo: anche autorevoli realtà culturali come l’Enciclopedia Treccani hanno riconosciuto l’importanza dell’operazione. L’obiettivo condiviso è semplice ma concreto: allineare le parole della Costituzione ai valori di oggi, perché il rispetto non resti un principio astratto ma prenda forma già nel linguaggio.
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