Advocacy e Associazioni 12 Gennaio 2026 09:56

Disabilità, oltre le percentuali: perché la riforma deve ripensare lavoro e previdenza

La riforma del sistema di supporto alle disabilità non può esaurirsi in una revisione delle percentuali di invalidità. È questo il messaggio centrale di un documento di  Meritocrazia Italia, che denuncia le contraddizioni di un modello ancora ancorato a criteri numerici

di Redazione
Disabilità, oltre le percentuali: perché la riforma deve ripensare lavoro e previdenza

La riforma del sistema di supporto alle disabilità rappresenta uno snodo cruciale per il welfare e per la sanità pubblica, ma rischia di rimanere incompleta se non affronta le distorsioni strutturali che caratterizzano l’attuale modello di valutazione e tutela. È in questo contesto che si inserisce l’intervento di Meritocrazia Italia, che richiama l’attenzione su un nodo centrale: “La disabilità continua a essere letta prevalentemente come una riduzione astratta della capacità lavorativa, anziché come una condizione complessa che incide in modo concreto sulla vita delle persone”. Secondo l’associazione, “senza una revisione profonda dei criteri di riconoscimento e dei diritti connessi, il rischio è quello di perpetuare un sistema formalmente inclusivo ma sostanzialmente inefficace”.

“La disabilità continua a essere trattata come mera incapacità”

Alla base delle criticità individuate vi è, secondo Meritocrazia Italia, un errore concettuale. “Nel trattamento, anche normativo, della disabilità, il principale problema riguarda il fatto che questa continua a essere trattata come mera ‘incapacità’”, afferma l’associazione. Un’impostazione che, si legge nel documento, “sminuisce il valore della persona e porta a credere che chi ha una disabilità abbia meno abilità degli altri a prescindere”, alimentando l’idea che l’unica risposta possibile sia quella di compensare un disagio, anziché rimuovere le barriere che lo generano.

Lavoro moderno e barriere evitabili

Nel mondo del lavoro contemporaneo, molte limitazioni potrebbero essere superate con soluzioni già ampiamente disponibili. “Si ignora che la disabilità è un insieme complesso di fattori. In molti casi, soprattutto nel mondo del lavoro moderno, le barriere potrebbero essere abbattute con soluzioni ormai banali, come il lavoro da remoto, che trasforma la disabilità in semplice specificità organizzativa”, sottolinea Meritocrazia Itali. Nonostante ciò, il sistema continua a basarsi su modelli rigidi, incapaci di cogliere l’evoluzione delle modalità lavorative e delle tecnologie.

Patologie croniche e un equivoco sanitario

Un altro punto critico riguarda la gestione delle patologie croniche. “C’è un grave equivoco sulla gestione delle patologie: il fatto che una malattia sia gestibile farmacologicamente non significa che essa scompaia con la cura”, evidenzia l’associazione. I farmaci riducono i sintomi acuti, ma comportano effetti collaterali spesso significativi. In alcuni casi, si legge nel documento, “la terapia è più un qualcosa per i rischi legali che per una reale utilità”, come avviene per alcune forme di epilessia farmacoresistente.

Il paradosso delle percentuali di invalidità

Secondo Meritocrazia Italia, il sistema di attribuzione delle percentuali di invalidità è oggi profondamente incoerente. “Esiste un vero e proprio paradosso storico: in passato si riconoscevano invalidità per condizioni lievi; oggi si negano percentuali adeguate a situazioni complesse”. L’associazione porta l’esempio delle comorbidità: “Una persona con cardiopatia congenita, dislessia e problemi visivi può vedersi riconoscere solo un 40-45%, pur avendo limiti oggettivi e un’aspettativa di vita inferiore alla media”. Percentuali che non consentono né un accesso anticipato alla pensione né agevolazioni concrete.

Sotto l’80%, un limbo senza tutele

Un ulteriore elemento critico riguarda le soglie di accesso ai benefici. “Attualmente, vari benefici scattano quasi esclusivamente sopra l’80% di invalidità. Chi sta sotto questa soglia, pur avendo una qualità della vita compromessa, rimane in un limbo senza tutele significative”. Tra i nodi irrisolti, anche quello dei contributi figurativi per il pensionamento anticipato, oggi limitati e scollegati dall’impatto reale delle patologie.

Aspettativa di vita e previdenza: una frattura irrisolta

Per Meritocrazia Italia esiste una profonda incoerenza tra patologia, disabilità riconosciuta e diritti pensionistici. “Se una patologia riduce statisticamente l’aspettativa di vita, non è giusto che il sistema costringa il lavoratore ad andare in pensione alla stessa età di una persona sana”. Il caso dell’epilessia viene indicato come emblematico: “Una persona con crisi epilettiche non può guidare, assume farmaci pesanti, ha un’aspettativa di vita ridotta, ma spesso ha un’invalidità attorno al 50%”, senza accesso a reali tutele o agevolazioni.

Collocamento mirato e disabilità invisibili

L’associazione denuncia anche il fallimento del Collocamento Mirato. “Nella gran parte dei casi l’iscrizione è pura burocrazia”, mentre chi cerca lavoro trova maggiore supporto in iniziative private o associative. A questo si aggiunge il tema delle disabilità invisibili: “Molte persone non dichiarano la propria disabilità per paura di discriminazioni”, segno che nel mondo del lavoro i contro superano spesso i benefici.

Le proposte: formazione, rappresentanza, prepensionamento

Per superare lo stallo, Meritocrazia Italia propone interventi strutturali, tra cui:

  • una formazione accademica obbligatoria sulla disabilità
  • l’introduzione del Disability Manager in tutte le aziende e nelle scuole
  • una rappresentanza diretta delle persone con disabilità nei ruoli decisionali

Tra le richieste centrali anche “forme di prepensionamento proporzionate non solo alla capacità lavorativa residua, ma all’impatto della patologia sulla durata della vita” e la possibilità di accedere a contributi figurativi senza obbligare la persona a rendere nota la propria condizione all’azienda.

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