Sanità 4 Maggio 2026 11:39

Disabilità, linee guida sulla mototerapia, Locatelli: “Un risultato importante per sicurezza e benessere in ospedale”

La Conferenza Unificata approva le linee guida nazionali sulla mototerapia. Il Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ne sottolinea il valore come strumento per garantire sicurezza, omogeneità applicativa e benessere psicofisico delle persone con disabilità, soprattutto nei contesti ospedalieri

di I.F.
Disabilità, linee guida sulla mototerapia, Locatelli: “Un risultato importante per sicurezza e benessere in ospedale”

La Conferenza Unificata ha dato il via libera alle linee guida nazionali sulla mototerapia, elaborate dal Tavolo tecnico istituito presso il Ministero per le Disabilità, definendo un quadro di riferimento condiviso per la loro applicazione, in particolare nei contesti ospedalieri. Il provvedimento è stato commentato dal Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, che lo ha definito “un risultato importante che riconosce il valore di queste attività e che definisce un quadro chiaro e sicuro di applicazione, in particolare nei contesti più delicati come quelli ospedalieri”.

Che cos’è la mototerapia

La mototerapia, o Fmx Therapy (Freestyle Motocross Therapy), è un’attività ideata dal campione Vanni Oddera che prevede esibizioni di motocross freestyle sia all’aperto sia, con modalità adattate e in sicurezza, anche all’interno delle strutture ospedaliere. L’iniziativa coinvolge in particolare bambini e pazienti pediatrici con gravi patologie o disabilità, offrendo loro la possibilità di salire su moto elettriche negli ambienti sanitari, sempre sotto la supervisione di piloti esperti e in accordo con famiglie e medici curanti. Il progetto è stato oggetto di osservazione scientifica nel marzo 2020 presso l’ospedale Regina Margherita di Torino, in ambito oncologico pediatrico, coinvolgendo 50 piccoli pazienti (età media 9,2 anni, in larga parte affetti da leucemia), 50 genitori e 25 operatori sanitari. Attraverso questionari somministrati prima e dopo le attività, sono stati valutati per i bambini dolore percepito, emozioni e senso di autonomia, per i genitori il livello di stress e le risposte emotive, mentre per gli operatori la percezione degli effetti dell’esperienza sul benessere dei pazienti.

Il valore della mototerapia per il benessere psicofisico

Nel suo intervento, infatti, il Ministro evidenzia come la mototerapia rappresenti uno strumento di supporto al benessere psicofisico delle persone con disabilità, in particolare dei più piccoli e dei pazienti fragili, richiamando la necessità di un inquadramento condiviso a livello nazionale. “Le attività di mototerapia – prosegue il Ministro – rappresentano un’opportunità significativa per il benessere psicofisico delle persone, in particolare di bambini e pazienti con disabilità. Proprio per questo era necessario dotarsi di linee guida condivise a livello nazionale”.

Sicurezza e uniformità nei contesti ospedalieri

Locatelli sottolinea inoltre l’importanza di definire regole chiare per l’applicazione della mototerapia in ambito sanitario, dove sicurezza e appropriatezza organizzativa sono elementi centrali. “Vengono così definite le corrette modalità di svolgimento della mototerapia nei contesti ospedalieri, che richiedono protocolli rigorosi e garanzie di sicurezza – sottolinea -. Con queste linee guida viene assicurato un riferimento omogeneo per tutte le realtà coinvolte, promuovendo al tempo stesso esperienze di grande valore umano nel rispetto della salute e della dignità delle persone”.

La cura tra terapia e dimensione umana

Infine, il Ministro richiama la dimensione più ampia della cura, che non si esaurisce nell’aspetto strettamente clinico ma comprende anche la componente relazionale ed emotiva. “La cura – conclude Locatelli – passa dalle terapie, dai medici, dagli ospedali ma spesso è indispensabile anche un sostegno emotivo, con momenti relazionali e umani che possono far superare la solitudine e assicurare alla persona maggiore dignità per poter affrontare sfide molto complesse e talvolta molto dolorose. Da qui continuiamo a lavorare per il riconoscimento di tutte le terapie complementari e per percorsi di cura che mettono davvero al centro la persona”.

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