Esercizi di respirazione yogica, biofeedback della variabilità della frequenza cardiaca, tecniche guidate tramite smartphone: gli scienziati li indicano come possibili complementi ai trattamenti per le dipendenze
La respirazione controllata potrebbe rappresentare un nuovo alleato nella cura delle dipendenze. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sulla rivista Addiction suggerisce infatti che specifici esercizi respiratori sono associati a una riduzione del craving, il desiderio compulsivo di assumere sostanze, nelle persone con disturbi da uso di alcol, tabacco e altre droghe. I ricercatori precisano che non si tratta di un’alternativa alle terapie oggi disponibili, ma di un possibile intervento complementare, semplice, a basso costo e facilmente accessibile, da integrare nei percorsi di trattamento.
Oltre 1.200 partecipanti coinvolti nella revisione
Il lavoro, coordinato da Ariel Dart Roxburgh della Monash University, ha analizzato 3.502 studi pubblicati nelle principali banche dati scientifiche. Di questi, 20 hanno soddisfatto i criteri di inclusione e 15 sono stati inseriti nella meta-analisi, per un totale di 1.249 partecipanti. L’obiettivo era valutare se gli interventi basati sulla respirazione controllata e sul biofeedback della variabilità della frequenza cardiaca (HRVBF) fossero in grado di migliorare gli esiti correlati all’uso di sostanze, come craving, sintomi di astinenza e dipendenza.
Riduzione del craving, meno solide le evidenze su astinenza e dipendenza
L’analisi ha mostrato che gli interventi basati sulla respirazione determinano una riduzione statisticamente significativa del craving rispetto ai gruppi di controllo. Si tratta di un effetto di entità contenuta, ma costante nei diversi studi inclusi nella revisione. Più limitate, invece, le prove relative agli altri esiti. Solo quattro studi hanno valutato l’impatto della respirazione sui sintomi di astinenza e due sulla dipendenza. Per quest’ultima gli effetti osservati sono risultati promettenti, ma il numero ridotto di lavori disponibili non consente ancora di trarre conclusioni definitive. I benefici sul craving sono emersi in modo coerente indipendentemente dalla sostanza utilizzata, comprendendo nicotina, alcol, oppiacei, stimolanti e situazioni di policonsumo.
Le tecniche studiate e come potrebbero agire
Gli interventi presi in esame comprendevano il biofeedback della variabilità della frequenza cardiaca (HRVBF), la respirazione risonante, la respirazione yogica, il rhemercise, la simulazione del gesto del fumo e la respirazione in tre fasi. Pur differenti tra loro, queste tecniche condividono l’obiettivo di utilizzare il controllo del respiro per favorire una migliore regolazione fisiologica ed emotiva. Secondo gli autori, uno dei possibili meccanismi alla base dei benefici osservati è la capacità della respirazione controllata di modulare il sistema nervoso autonomo. In particolare, rallentare e regolare il respiro può attenuare l’attivazione del sistema nervoso simpatico, associato alle risposte di stress, e favorire quella del sistema parasimpatico, migliorando così la capacità di autoregolazione e di gestione del desiderio compulsivo.
Benefici immediati o a lungo termine: dipende dalla tecnica
La meta-analisi non ha evidenziato differenze significative tra gli interventi basati sul biofeedback della variabilità della frequenza cardiaca e quelli che utilizzano altre tecniche respiratorie. Tuttavia, emerge una differenza interessante nel tipo di beneficio ottenuto. I programmi con HRVBF, generalmente articolati in più sedute, sembrano offrire evidenze più robuste nel ridurre il craving nel lungo periodo. Le altre tecniche di respirazione, invece, sono state studiate anche in interventi singoli e mostrano risultati più convincenti nel fornire un sollievo immediato del desiderio compulsivo già dopo una sola sessione.
Il potenziale delle applicazioni per smartphone
Per i ricercatori uno degli aspetti più promettenti riguarda la possibilità di rendere questi interventi facilmente accessibili attraverso le tecnologie digitali. “La nostra revisione suggerisce che gli interventi basati sulla respirazione possano rappresentare un complemento efficace e a basso costo ai trattamenti per le dipendenze- afferma Ariel Dart Roxburgh -. Considerando che oltre tre quarti della popolazione mondiale possiede un telefono cellulare, i potenziali benefici di interventi di respirazione assistiti da smartphone e a basso costo sono considerevoli. Ciò di cui abbiamo bisogno ora sono studi più ampi, preregistrati, con misure standardizzate e un follow-up più lungo, per comprendere meglio come funzionano questi interventi”. Gli autori osservano inoltre che, grazie ai dispositivi indossabili e alle applicazioni mobili, questi programmi possono essere svolti anche a distanza, con un ridotto impiego di risorse sanitarie, favorendone una più ampia diffusione.
Servono studi più ampi
Gli stessi ricercatori invitano comunque alla prudenza. Nonostante i risultati sul craving siano incoraggianti, molte delle ricerche disponibili hanno coinvolto campioni numericamente limitati e periodi di osservazione relativamente brevi. Per questo motivo, concludono gli autori, saranno necessari studi randomizzati di dimensioni maggiori, con protocolli standardizzati e follow-up più lunghi, per definire il ruolo che la respirazione controllata potrà avere nella pratica clinica come supporto ai trattamenti per i disturbi da uso di sostanze.
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