Uno studio su pazienti non responsivi agli antidepressivi mostra un lieve miglioramento dei sintomi dopo sei settimane di dieta povera di carboidrati.
Un nuovo studio clinico suggerisce che la dieta chetogenica potrebbe contribuire ad alleviare i sintomi della depressione nelle persone che non rispondono agli antidepressivi tradizionali. La ricerca, pubblicata su JAMA Psychiatry, ha osservato che i partecipanti assegnati a un regime povero di carboidrati hanno registrato un miglioramento leggermente superiore rispetto a chi seguiva una dieta equilibrata ricca di alimenti vegetali. Dopo sei settimane, i punteggi della depressione sono risultati più bassi nel gruppo chetogenico.
Come funziona la dieta chetogenica e perché potrebbe aiutare il cervello
La dieta chetogenica è caratterizzata da un elevato apporto di grassi e da un consumo molto limitato di carboidrati, generalmente inferiore ai 30 grammi al giorno. Questo schema alimentare induce l’organismo a entrare in uno stato di chetosi, in cui l’energia deriva principalmente dai chetoni invece che dal glucosio.
Oltre a favorire la perdita di peso e la riduzione della fame, la chetosi potrebbe avere effetti diretti sul sistema nervoso: secondo ricerche precedenti, contribuirebbe a stabilizzare l’attività neuronale, ridurre l’infiammazione cerebrale e migliorare l’efficienza metabolica del cervello. Questi cambiamenti biologici sono considerati potenzialmente utili nel contrastare sintomi come apatia, affaticamento e alterazioni dell’umore tipiche della depressione.
I risultati dello studio clinico e i limiti pratici
Per testare l’ipotesi, i ricercatori hanno coinvolto 88 persone con depressione resistente ai farmaci, dividendole casualmente tra dieta chetogenica e dieta vegetale bilanciata. Il gruppo chetogenico ha registrato un miglioramento medio di 10,5 punti su una scala di valutazione di 27, contro gli 8,3 punti dell’altro gruppo. Tuttavia, l’aderenza si è rivelata critica: solo il 9% dei partecipanti ha continuato la dieta dopo la fine dello studio, segnalando difficoltà nel mantenere un regime così restrittivo nel lungo periodo.
Le opinioni degli esperti
Min Gao, dell’Università di Oxford, ha parlato di “benefici antidepressivi preliminari” e di un possibile ruolo della dieta come trattamento aggiuntivo. Il dottor Raphael Braga, che ha esaminato i risultati, ha definito lo studio ben progettato ma prudente nell’interpretazione. Secondo lui, il valore potrebbe dipendere anche dal supporto ricevuto dai pazienti durante il percorso.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato