Tutto Diabete 8 Settembre 2026 16:17

Diabete, traversata dello Stretto per sfidare stigma e limiti della malattia

Da Capo Peloro circa 3,5 chilometri a nuoto per la terza edizione di “Oltre lo Stretto con il diabete”. Sport, mito e stigma al centro dell’iniziativa promossa dall’Associazione Medici Diabetologi.

di Redazione
Diabete, traversata dello Stretto per sfidare stigma e limiti della malattia

Circa 3,5 chilometri di mare da attraversare a nuoto, da Capo Peloro, per dimostrare che una diagnosi di diabete non deve rappresentare un limite. È il messaggio al centro di “Oltre lo Stretto con il diabete: le sfide si affrontano insieme”, la terza traversata a nuoto dello Stretto di Messina promossa dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e presentata oggi nel corso di una conferenza stampa presso la Fondazione Horcynus Orca di Punta Faro a Messina.

Subito dopo la conferenza, persone con diabete, medici diabetologi e “amici” della diabetologia hanno affrontato insieme la traversata nelle acque dello Stretto, soglia tra due mondi legata ai miti di Scilla e Cariddi. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio di Città di Messina, Università degli Studi di Messina, AOU Gaetano Martino, Federazione delle Società Diabetologiche Italiane (FeSDI), Diabete Italia, AIAS Sezione di Messina e della regione europea della Federazione Internazionale del Diabete (IDF Europa).

Sfida, mito e stigma al centro del progetto

La principale novità di questa edizione è la realizzazione di un docufilm. Durante la traversata sono state girate immagini e raccolte testimonianze dei partecipanti, con un approfondimento sui tre concetti che caratterizzano il progetto: sfida, mito e stigma. L’obiettivo è raccontare il significato dell’attraversamento dello Stretto per chi convive quotidianamente con il diabete, andando oltre la dimensione strettamente sportiva.

“Lo Stretto rappresenta una sfida”, spiega Giuseppina Russo, Presidente eletto AMD, Professore ordinario di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Messina e Direttore UOS Diabetologia AOU Policlinico Universitario G. Martino*. “E non parlo soltanto di una sfida agonistica: ma di quella al diabete, alle difficoltà della vita quotidiana di chi convive con questa condizione. È una sfida impegnativa, ma che si può affrontare. C’è poi un aspetto che mi sta molto a cuore, quello mitologico: queste acque, cariche dei miti di Scilla, Cariddi e Colapesce, non fanno da cornice a una semplice manifestazione sportiva, ma a qualcosa di più profondo, che richiama la forza di chi si mette alla prova di fronte all’ignoto. Infine, c’è il tema dello stigma: avere il diabete non significa essere esclusi da nulla. Dobbiamo combattere lo stigma personale, quello che ciascuno di noi rischia di imporsi per paura della malattia, e lo stigma sociale, legato all’idea sbagliata che avere il diabete equivalga a essere deboli”.*

Terapie e tecnologie ampliano le possibilità

La traversata nasce dall’idea che il diabete possa entrare nella vita di una persona senza definirne i confini. La possibilità di praticare anche attività sportive impegnative è oggi sostenuta da una maggiore conoscenza della malattia, dalla preparazione individuale e dal supporto dei team diabetologici, oltre che dai progressi delle terapie e delle tecnologie.

“AMD crede fortemente nel valore dello sport come parte di una vita piena e attiva per le persone con diabete”, sottolinea Salvatore De Cosmo, Presidente AMD e FeSDI. “Negli ultimi anni l’innovazione farmacologica e quella tecnologica hanno notevolmente semplificato la quotidianità di chi convive con il diabete. Abbiamo terapie sempre più efficaci e sistemi tecnologici sempre più avanzati e personalizzabili per il monitoraggio della glicemia e la gestione della terapia insulinica. Questo ha ampliato concretamente la possibilità di praticare sport anche ad alto livello. Ma nessuna innovazione può sostituire la persona e la sua motivazione: per questo iniziative come la traversata dello Stretto sono importanti, perché mostrano che il diabete può essere gestito e affrontato senza rinunciare alle proprie passioni e ai propri obiettivi”.

Lo sport contro lo stigma

La lotta allo stigma legato al diabete è stata sottolineata anche da Stella de Sabata, Special Advisor presso IDF Europa, intervenuta alla conferenza stampa e successivamente impegnata nella traversata. Per de Sabata, lo sport può contribuire a rendere più visibili le possibilità delle persone con diabete e a contrastare sia i pregiudizi sociali sia quelli interiorizzati.

“Lo stigma può essere una barriera invisibile ma reale, perché può condizionare le scelte e le opportunità delle persone con diabete. Per questo è importante creare occasioni capaci di mostrare, attraverso esempi concreti, che una diagnosi non deve tradursi in esclusione o rinuncia. Lo sport ha una potente forza simbolica: rende visibile ciò che una persona con diabete può e vuole fare e aiuta a cambiare lo sguardo sia degli altri che quello che ciascuno ha verso sé stesso. Iniziative come questa hanno un valore che va oltre i confini nazionali. Mostrano al mondo intero che le persone con diabete possono affrontare qualsiasi sfida, sportiva e non solo, e contribuiscono a diffondere un messaggio di inclusione e consapevolezza di cui l’Europa e la comunità internazionale hanno ancora bisogno”.

Rizzardi: “Non dobbiamo avere paura di ciò che possiamo fare”

Tra i partecipanti alla traversata anche Federico Rizzardi, nuotatore e Atleta Ambassador FeSDI, che ha legato l’esperienza sportiva alla gestione quotidiana del diabete e alla necessità di affrontare la malattia senza rinunciare a passioni e obiettivi.

“Il nuoto mi ha insegnato che anche le distanze più lunghe si affrontano una bracciata alla volta. Con il diabete questo principio vale ancora di più: bisogna conoscersi, prepararsi, ascoltare il proprio corpo e avere accanto le persone giuste. Affrontare lo Stretto insieme ad altre persone con diabete significa dimostrare che non siamo definiti dalla nostra diagnosi. Siamo persone che possono avere passioni, obiettivi e sogni e che possono decidere di mettersi alla prova. La traversata è una sfida sportiva, ma soprattutto è un messaggio: non dobbiamo avere paura di ciò che possiamo fare con il diabete”.

I partecipanti si sono tuffati nelle acque dello Stretto verso le 11.45, da Capo Peloro. Per garantire la sicurezza della traversata è stata impiegata una flotta di imbarcazioni di supporto, con personale esperto delle particolari correnti dello Stretto, oltre a personale medico e addetti al salvataggio.

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