Salute 19 Marzo 2026 09:37

Diabete, i farmaci GLP-1 possono ridurre il rischio di ansia e depressione

Uno studio pubblicato su The Lancet Psychiatry suggerisce che gli agonisti del recettore GLP-1, in particolare la semaglutide, possano ridurre il rischio di peggioramento di ansia, depressione e altri disturbi psichiatrici nei pazienti con diabete

di Isabella Faggiano
Diabete, i farmaci GLP-1 possono ridurre il rischio di ansia e depressione

Ansia e depressione sono condizioni frequenti tra le persone con diabete, con un impatto significativo sulla qualità della vita e sull’aderenza alle terapie. Negli ultimi anni l’attenzione della ricerca si è concentrata su un aspetto finora poco esplorato: il possibile effetto dei farmaci metabolici anche sulla salute mentale. In particolare, gli agonisti del recettore GLP-1, già utilizzati per il trattamento del diabete e dell’obesità, stanno mostrando segnali interessanti che vanno oltre il controllo della glicemia. Una ricerca pubblicata su The Lancet Psychiatry ha analizzato i dati dei registri sanitari svedesi coinvolgendo oltre 95mila persone con diagnosi di ansia o depressione in trattamento con farmaci antidiabetici tra il 2009 e il 2022. Per ridurre al minimo i fattori di confondimento, i ricercatori hanno utilizzato un disegno “within-individual”, confrontando per ciascun paziente i periodi di assunzione dei farmaci con quelli di non utilizzo. Il peggioramento della salute mentale è stato definito considerando ricoveri psichiatrici, assenze dal lavoro per oltre due settimane per motivi psichiatrici, episodi di autolesionismo e suicidio.

Semaglutide in testa per benefici sulla salute mentale

I risultati mostrano che non tutti i farmaci della classe hanno lo stesso effetto. In particolare, la semaglutide si distingue per un’associazione significativa con una riduzione del rischio di peggioramento dei disturbi mentali. Durante i periodi di assunzione, il rischio complessivo di peggioramento della salute mentale risulta inferiore del 42%. Più nel dettaglio, la semaglutide è associata a una riduzione del 44% del rischio di peggioramento della depressione, del 38% per l’ansia e del 47% per i disturbi da uso di sostanze. Anche la liraglutide mostra un effetto favorevole, seppur più contenuto, mentre altri farmaci della stessa classe, come exenatide e dulaglutide, non evidenziano benefici significativi. Nel complesso, gli agonisti del recettore GLP-1 risultano associati anche a una riduzione del rischio di autolesionismo.

Un possibile effetto “a doppia azione”

Secondo gli autori, questi farmaci potrebbero offrire un duplice beneficio, agendo sia sul piano metabolico sia su quello della salute mentale. Le possibili spiegazioni includono il miglioramento del controllo glicemico, la perdita di peso e fattori comportamentali come la riduzione del consumo di alcol. Ma non si esclude anche un’azione diretta sul cervello. Come sottolinea Markku Lähteenvuo, “potrebbero essere coinvolti meccanismi neurobiologici legati al sistema di ricompensa”. Nonostante i risultati incoraggianti, gli esperti invitano alla prudenza. Studi osservazionali come questo non permettono di stabilire un rapporto di causa-effetto. David Nutt evidenzia come “il miglioramento della salute mentale possa derivare anche da un generale miglioramento della salute fisica”. Sulla stessa linea Eduard Vieta, che sottolinea come “i dati siano rassicuranti sul piano della sicurezza, ma non ancora sufficienti per considerare questi farmaci come trattamenti specifici per ansia o depressione”. Saranno quindi necessari studi clinici randomizzati per confermare questi risultati.

Un altro segnale: attenzione in gravidanza

Parallelamente, un secondo studio invita alla cautela in gravidanza. L’analisi dei registri sanitari danesi, condotta su quasi 500mila donne, suggerisce che l’esposizione a semaglutide o liraglutide nelle prime fasi della gestazione possa essere associata a un aumento del rischio di parto pretermine. In particolare, l’assunzione di semaglutide è risultata associata a un incremento assoluto del rischio di circa l’11%, mentre per la liraglutide l’aumento è stato del 9%. Nel loro insieme, questi dati rafforzano una visione sempre più integrata della cura, in cui metabolismo e salute mentale sono strettamente connessi. Gli agonisti del recettore GLP-1 rappresentano oggi una delle frontiere più interessanti della terapia metabolica. Ma per comprendere appieno il loro potenziale, anche in ambito psichiatrico, serviranno ulteriori conferme.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato