Tutto Diabete 14 Settembre 2026 15:05

Diabete e sport, due battaglie per abbattere i limiti: il caso Zverev e il Ddl 287

Zverev dimostra che il diabete non è un limite allo sport. In Italia, però, restano barriere da abbattere: dai gruppi sportivi militari al Ddl 287 sull’esercizio fisico come parte della cura

di I.F.
Diabete e sport, due battaglie per abbattere i limiti: il caso Zverev e il Ddl 287

Alexander Zverev vince gli US Open e, insieme al trofeo, porta con sé un messaggio che va oltre il tennis. Il campione tedesco convive con il diabete di tipo 1 dall’infanzia e il suo successo riaccende una questione che riguarda migliaia di persone: quanto può ancora essere considerato il diabete un limite alla pratica sportiva, anche ad alti livelli? Per la comunità diabetologica la risposta è netta: la diagnosi non deve definire ciò che una persona può o non può fare. E mentre il trionfo di Zverev diventa il simbolo delle possibilità offerte oggi da terapie e tecnologie, in Italia resta aperta la questione dell’accesso degli atleti con diabete ai gruppi sportivi militari e dei Corpi dello Stato. Due piani diversi, ma legati dallo stesso principio: lo sport non è soltanto compatibile con il diabete, può essere parte integrante della gestione della malattia e della salute.

Zverev e quella frase della madre diventata un messaggio

La storia sportiva di Zverev è stata accompagnata fin dall’infanzia dalla gestione del diabete di tipo 1. Ed è proprio alla madre, Irina, che il tennista ha dedicato il suo successo. “Mio figlio sarà chiunque voglia essere. Se vuole fare il tennista, farà il tennista”. Una frase che, secondo Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID), racchiude uno dei messaggi più importanti per le famiglie che ricevono una diagnosi di diabete di tipo 1 in età pediatrica. “La storia di Sasha Zverev e di sua madre Irina è la fotografia più bella di ciò che la SID sostiene da anni: il diabete tipo 1 non è un soffitto di cristallo dal quale farsi sovrastare e limitare, ma una condizione con cui si può correre, vincere, arrivare ovunque”, commenta Buzzetti. La diagnosi, soprattutto quando arriva a un bambino, può infatti generare paura e incertezza sul futuro. Ma oggi la gestione della malattia dispone di strumenti molto diversi rispetto al passato.

Microinfusori e monitoraggio continuo: lo sport ai massimi livelli è possibile

I sistemi di monitoraggio continuo della glicemia, i microinfusori e le nuove terapie hanno modificato profondamente la gestione del diabete di tipo 1, anche in relazione all’attività sportiva. È quanto sottolinea anche la senatrice Daniela Sbrollini, presidente dell’Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie croniche non trasmissibili, secondo cui la vittoria di Zverev dimostra concretamente che una persona con diabete di tipo 1 può allenarsi e competere ai massimi livelli. Il campione tedesco, osserva Sbrollini, “non rappresenta un’eccezione”, ma dimostra i risultati che possono essere raggiunti attraverso preparazione atletica, assistenza specialistica e strumenti moderni per la gestione della glicemia. Una realtà che riguarda anche l’Italia. Ne sono testimonianza diretta anche Anna Arnaudo, campionessa europea di cross e campionessa italiana dei 5.000 e 10.000 metri, Giulio Gaetani, azzurro della scherma e vincitore della Coppa del mondo under 20, e Federico Rizzardi, atleta della Nazionale italiana di nuoto.

La contraddizione degli atleti con diabete nei gruppi sportivi militari

Se il diabete non impedisce di gareggiare e vincere a livello internazionale, rimane però una barriera normativa per chi aspira a entrare nei gruppi sportivi militari e dei Corpi dello Stato. Secondo quanto denunciato da Sbrollini, atleti che rappresentano l’Italia nelle competizioni internazionali possono essere esclusi da questi percorsi proprio a causa della diagnosi di diabete. La senatrice richiama una normativa risalente al 1932, nata in un contesto scientifico e medico molto diverso da quello attuale. “Non chiediamo deroghe o privilegi, ma valutazioni individuali fondate sull’effettiva idoneità dell’atleta e sulle sue reali capacità, superando automatismi che non trovano più alcuna giustificazione”, afferma Sbrollini. Il disegno di legge presentato dalla senatrice prevede proprio che il diabete non costituisca, di per sé, una causa di esclusione dall’arruolamento nei gruppi sportivi militari e dei Corpi dello Stato.

Dal diritto allo sport alla prescrizione dell’esercizio fisico

Il tema dello sport nel diabete non si ferma però alla possibilità di competere. C’è anche un’altra partita, quella del riconoscimento dell’attività fisica come strumento di prevenzione e terapia. È questo l’obiettivo del Ddl 287, di cui Sbrollini è prima firmataria, che propone di introdurre l’esercizio fisico strutturato all’interno del Servizio sanitario nazionale come strumento di prevenzione e trattamento delle patologie croniche non trasmissibili. L’idea è superare la logica dell’esercizio fisico come semplice “consiglio” e arrivare a considerarlo una vera e propria componente del percorso di cura, attraverso una prescrizione da parte di personale medico qualificato.

Per la diabetologia sarebbe un passaggio importante.

“Il Ddl 287 va esattamente nella direzione che la comunità diabetologica chiede da tempo: trattare l’attività fisica strutturata non come un consiglio generico di buon senso, ma come una prescrizione vera e propria, con pari dignità rispetto a un farmaco”, sottolinea Buzzetti. “L’attività fisica strutturata abbassa la glicemia e protegge cuore e reni”. Per le società scientifiche il valore dello sport nella gestione del diabete è ormai parte integrante di un approccio moderno alla malattia. “Chi vive con il diabete lo sa bene: l’attività fisica strutturata abbassa la glicemia, protegge il cuore e i reni, allunga e migliora la vita”, aggiunge la presidente SID. Sulla stessa linea Salvatore De Cosmo, presidente FeSDI e presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), e Buzzetti, che ribadiscono come l’evoluzione degli strumenti diagnostici e terapeutici consenta oggi alle persone con diabete di raggiungere e mantenere un buon controllo metabolico anche durante attività sportive ad alta intensità. “Oggi la diabetologia dispone di strumenti diagnostici e di terapie sempre più personalizzate che hanno rivoluzionato la gestione della malattia e che consentono alle persone con diabete di raggiungere e mantenere un eccellente compenso metabolico, anche durante lo svolgimento di attività sportive ad altissima intensità”, dichiarano.

Una diagnosi non può diventare un limite automatico

Il messaggio che arriva dalla vicenda di Zverev e dalle richieste avanzate sul piano politico e scientifico è dunque duplice. Da una parte, il diabete non dovrebbe essere utilizzato come criterio automatico per stabilire chi può praticare sport e fino a quale livello. Dall’altra, l’attività fisica può essere considerata non soltanto compatibile con la malattia, ma una componente importante della sua gestione. La vittoria di Zverev diventa così qualcosa di più di un risultato sportivo. È la dimostrazione concreta che diabete e agonismo ai massimi livelli possono convivere. E, come sottolinea Sbrollini, “il merito, il talento e l’impegno non possono essere cancellati da una diagnosi”.

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