Ricerca italiana pubblicata su European Journal of Pharmacology rileva un calo dei marker ossidativi nelle donne trattate con metformina. Il sesso biologico emerge come fattore chiave nella risposta al farmaco.
La metformina riduce in modo significativo lo stress ossidativo nelle donne con diabete di tipo 2, secondo uno studio reso noto dalla Società Italiana Metabolismo, Diabete e Obesità. La ricerca, pubblicata sullo European Journal of Pharmacology, mostra una risposta biologica sesso-specifica al farmaco antidiabetico più prescritto. Nelle pazienti trattate emerge un chiaro effetto antiossidante, mentre negli uomini non compaiono riduzioni rilevanti dei principali marcatori di perossidazione lipidica. Il risultato apre nuove prospettive per terapie personalizzate future e per la prevenzione.
Come è stata condotta la ricerca
Lo studio pilota è stato condotto in Sardegna presso l’Unità Operativa di Diabetologia dell’ASL Gallura di Olbia, coinvolgendo anche il laboratorio di sex-Gender Medicine del NIBB, l’Università di Sassari e l’Università Federico II di Napoli.
Sono stati arruolati 56 pazienti con diabete di tipo 2, tra uomini e donne in buon controllo metabolico, non fumatori e senza complicanze. I ricercatori hanno confrontato soggetti in terapia con metformina e pazienti drug-naïve.
Nelle donne trattate è stata rilevata una riduzione del 38,9% della malondialdeide, indicatore chiave di stress ossidativo. Negli uomini, invece, i livelli sono rimasti sostanzialmente stabili. Il confronto diretto tra i sessi ha permesso di collegare l’effetto antiossidante al sesso biologico, rafforzando l’ipotesi di una risposta farmacologica differenziata e clinicamente rilevante.
Questi risultati offrono una base preliminare solida per studi più ampi e controllati nei diversi contesti clinici e nelle popolazioni eterogenee per confermare l’associazione osservata e guidare decisioni terapeutiche.
Le basi biologiche della differenza
La differenza osservata sembra legata al metabolismo energetico. Nelle donne in terapia con metformina si registra la riduzione di 23 acilcarnitine su 39 analizzate, mentre negli uomini i marker ridotti sono pochi. Le acilcarnitine trasportano gli acidi grassi nei mitocondri, dove vengono convertiti in energia.
Nel diabete di tipo 2 questo sistema è spesso inefficiente e favorisce accumuli nel sangue, associati a disfunzione mitocondriale, infiammazione e maggiore produzione di radicali ossidativi. La loro diminuzione suggerisce quindi un miglioramento dell’efficienza cellulare e indica un possibile riequilibrio dei processi metabolici legati all’uso dei substrati energetici con effetti favorevoli sullo stato ossidativo generale.
Implicazioni cliniche e prospettive
Le implicazioni cliniche riguardano prevenzione cardiovascolare, personalizzazione delle cure e riduzione delle disuguaglianze di genere. Le linee guida non distinguono ancora tra uomini e donne, ma il tema è sempre più discusso. “Lo stress ossidativo è uno dei principali meccanismi responsabili delle complicanze del diabete”, spiega Giancarlo Tonolo, Presidente della Società Italiana Metabolismo, Diabete e Obesità. Considerare il sesso come variabile terapeutica potrebbe orientare scelte future e applicazioni della metformina anche in altri ambiti clinici e di ricerca in futuro.