Uno studio pubblicato su General Psychiatry, basato sui registri sanitari danesi, mostra che la depressione può comparire fino a 7-8 anni prima della diagnosi di Parkinson o demenza a corpi di Lewy e restare più frequente anche dopo
La depressione è una comorbidità frequente nella malattia di Parkinson (PD) e nella demenza a corpi di Lewy (LBD), ma finora mancavano dati capaci di descriverne con precisione l’andamento nel lungo periodo, prima e dopo la diagnosi neurologica. Per approfondire questo aspetto, i ricercatori hanno condotto uno studio retrospettivo caso-controllo utilizzando i registri sanitari nazionali danesi. Sono stati identificati 17.711 pazienti con diagnosi di PD o LBD tra il 2007 e il 2019, con un’età media di circa 75 anni;. Il 39,92% era di sesso femminile. I pazienti sono stati abbinati, per età, anno solare di diagnosi e sesso, a persone affette da altre patologie croniche – artrite reumatoide, malattia renale cronica o osteoporosi – per valutare le differenze nell’incidenza di depressione fino a 10 anni prima e fino a 10 anni dopo la diagnosi. L’analisi è stata condotta tramite un modello di Cox proporzionale dei rischi.
Il rischio aumenta molti anni prima della diagnosi
I risultati delineano un andamento chiaro. Dal settimo-ottavo anno prima della diagnosi fino al quinto anno successivo, le persone che avrebbero sviluppato Parkinson o demenza a corpi di Lewy hanno mostrato tassi di depressione significativamente più elevati rispetto ai gruppi di confronto. Negli anni immediatamente precedenti la diagnosi, il rischio cresceva progressivamente, con un picco nei tre anni prima dell’identificazione della malattia. Anche dopo la diagnosi, la maggiore incidenza di depressione rimaneva evidente, confermando che il disturbo dell’umore accompagna l’intero decorso della patologia.
Non solo una reazione psicologica
Un elemento centrale dello studio è che questo aumento del rischio non sembra spiegabile esclusivamente come reazione emotiva alla presenza di una malattia cronica. Le altre patologie considerate per il confronto, anch’esse potenzialmente invalidanti, non mostravano un incremento altrettanto marcato di depressione. Questo dato suggerisce che la depressione possa essere legata a cambiamenti neurodegenerativi precoci, rappresentando una manifestazione iniziale dei processi biologici che porteranno poi allo sviluppo di PD o LBD.
Demenza a corpi di Lewy, impatto ancora maggiore
Il fenomeno è risultato particolarmente evidente nella demenza a corpi di Lewy, dove i tassi di depressione erano ancora più elevati rispetto al Parkinson, sia prima sia dopo la diagnosi. Differenze nella progressione della malattia e nei meccanismi neurochimici potrebbero contribuire a spiegare questa maggiore vulnerabilità. “Successivamente alla diagnosi di PD o LBD, la persistente maggiore incidenza di depressione evidenzia la necessità di una maggiore attenzione clinica e di uno screening sistematico dei sintomi depressivi in questi pazienti – afferma il primo autore Christopher Rohde -. La nostra conclusione principale – che PD e LBD siano associate a un marcato eccesso di rischio di depressione sia prima sia dopo la diagnosi rispetto ad altre condizioni croniche – rimane valida”.
Maggiore attenzione alla depressione in età avanzata
Gli autori precisano che non tutte le persone con depressione svilupperanno una malattia neurodegenerativa. Tuttavia, la comparsa di una depressione in età avanzata, soprattutto se senza precedenti, dovrebbe indurre a una valutazione clinica attenta e a un monitoraggio nel tempo. Sebbene oggi non esista una cura definitiva per il Parkinson o per la demenza a corpi di Lewy, riconoscere e trattare precocemente la depressione può migliorare la qualità della vita e favorire una presa in carico più completa del paziente lungo l’evoluzione della malattia.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato