One Health 7 Maggio 2026 13:40

Dengue, in Italia 133 casi importati dall’estero: l’Iss invita a non sottovalutare i sintomi dopo i viaggi

Dall’inizio del 2026 in Italia sono stati confermati 133 casi di Dengue, tutti legati a viaggi all’estero. Secondo l’Iss, nell’80% dei casi il contagio è avvenuto alle Maldive

di Redazione
Dengue, in Italia 133 casi importati dall’estero: l’Iss invita a non sottovalutare i sintomi dopo i viaggi

Sono 133 i casi confermati di Dengue registrati in Italia dal primo gennaio al 30 aprile 2026. Tutti, secondo l’aggiornamento diffuso dall’, sono associati a viaggi all’estero e nell’80% delle segnalazioni il luogo di esposizione risulta essere rappresentato dalle Maldive. Nessun decesso è stato registrato, ma i dati confermano come le arbovirosi — le infezioni trasmesse da vettori come le zanzare — rappresentino un fenomeno sempre più monitorato anche in Europa. Oltre ai casi di Dengue, il sistema di sorveglianza nazionale dell’Istituto superiore di Sanità (ISS) ha rilevato anche 13 casi confermati di Chikungunya, tutti importati e per il 77% associati a viaggi alle Seychelles, e 3 casi di virus Zika.

Il ruolo delle zanzare e il rischio di trasmissione locale

A preoccupare gli esperti non sono soltanto i casi importati, ma anche la possibilità che il virus possa diffondersi localmente attraverso la zanzara tigre, ormai stabilmente presente in molte aree italiane. Secondo l’ISS, il rischio di focolai autoctoni di arbovirosi nei Paesi temperati è in aumento, soprattutto durante la stagione calda. Tuttavia, gli interventi tempestivi messi in campo dopo l’individuazione dei primi casi possono ridurre in modo significativo la circolazione del virus.

Lo studio sul focolaio in Emilia-Romagna

A confermarlo è uno studio coordinato dall’ISS e pubblicato sulla rivista scientifica Travel Medicine and Infectious Disease, che ha analizzato il focolaio di Dengue verificatosi nel 2024 a Cavezzo, in Emilia-Romagna. Tra luglio e settembre di quell’anno erano stati registrati 44 casi. La maggior parte dei pazienti aveva un’età avanzata, con una media di 63 anni, e due persone erano state ricoverate, guarendo poi completamente. L’indagine ha rilevato lo stesso sierotipo virale sia nei pazienti sia nelle zanzare Aedes albopictus catturate nell’area interessata dal focolaio, confermando la trasmissione locale del virus.

Le misure che hanno fermato il contagio

Secondo i ricercatori, le misure di salute pubblica attivate subito dopo l’identificazione del primo caso hanno avuto un ruolo decisivo nel contenimento del focolaio. Tra gli interventi messi in atto figurano il controllo intensivo delle zanzare, i trattamenti larvicidi e adulticidi, la ricerca retrospettiva dei casi e il coinvolgimento diretto della popolazione attraverso campagne informative e ordinanze comunali. Il monitoraggio entomologico successivo ha mostrato una riduzione significativa della densità delle zanzare e l’assenza di insetti positivi al virus dopo gli interventi di disinfestazione.

Quando rivolgersi al medico

L’ISS invita a non sottovalutare sintomi come febbre alta, dolori articolari e muscolari, mal di testa o eruzioni cutanee dopo un viaggio in aree tropicali o subtropicali. Una diagnosi precoce, spiegano gli esperti, è fondamentale non solo per il trattamento del paziente ma anche per individuare rapidamente eventuali episodi di trasmissione locale e attivare le misure di prevenzione. Per questo l’attenzione dei medici e dei servizi sanitari dovrà rimanere alta durante tutta la stagione favorevole alla proliferazione delle zanzare, anche nei confronti di persone che non hanno viaggiato recentemente in aree endemiche.

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