In alcune aree dell’America Latina i casi stanno aumentando, mentre nei Paesi più ricchi la prevalenza tende a stabilizzarsi o diminuire.
La prevalenza della demenza è aumentata sensibilmente in alcune aree dell’America Latina e dei Caraibi negli ultimi vent’anni, in controtendenza rispetto alla stabilità o al calo osservati negli Stati Uniti e in altri Paesi ad alto reddito. A indicarlo è uno studio condotto dalla Washington University School of Medicine di St. Louis e dalla Newcastle University, pubblicato il 13 luglio su JAMA Neurology.
I ricercatori hanno analizzato i dati di 16.950 adulti di almeno 65 anni residenti a Cuba, nella Repubblica Dominicana, in Messico, in Perù e a Porto Rico. Le informazioni sono state raccolte una prima volta tra il 2003 e il 2006 e nuovamente tra il 2016 e il 2020, consentendo di confrontare la prevalenza della demenza a distanza di circa due decenni. Nel complesso, la quota di persone colpite è salita dal 10,6% al 16,9%. Gli aumenti più rilevanti sono stati osservati in Messico, dal 9,6% al 14,5%, in Perù, dal 7,6% all’11,7%, e a Porto Rico, dal 10,7% al 15,7%. A Cuba e nella Repubblica Dominicana, invece, i tassi sono rimasti sostanzialmente stabili, suggerendo che l’aumento non sia inevitabile e possa essere contrastato attraverso politiche sanitarie e preventive adeguate.
Visite porta a porta per raggiungere anche i casi non diagnosticati
Per raccogliere dati rappresentativi anche delle persone che non accedono ai servizi sanitari, i ricercatori hanno utilizzato le informazioni del 10/66 Dementia Research Group, un’iniziativa internazionale dedicata ai Paesi a basso e medio reddito. In ciascuna area sono state effettuate visite porta a porta, coinvolgendo tutti gli adulti di almeno 65 anni disponibili a partecipare. La diagnosi non si è basata su un singolo test, ma su una combinazione validata di valutazioni cognitive, colloqui clinici e interviste con una persona vicina al partecipante.
Questo metodo è stato progettato per ridurre le distorsioni legate alle differenze culturali e ai livelli di istruzione. Il confronto tra le due rilevazioni ha inoltre tenuto conto dell’invecchiamento generale della popolazione. Anche dopo questo aggiustamento, gli aumenti registrati in Messico, Perù e Porto Rico sono rimasti significativi, confermando che il fenomeno non dipende soltanto dalla crescita del numero di anziani nella regione.
Disuguaglianze, obesità e accesso alle cure tra i possibili fattori
In molti Paesi ricchi, la prevalenza della demenza è rimasta stabile o si è ridotta negli ultimi decenni, probabilmente anche grazie a una maggiore scolarizzazione, a stili di vita più sani e a un controllo più efficace di pressione arteriosa, diabete e malattie cardiovascolari. I dati latinoamericani mostrano però che questi progressi non si stanno distribuendo in modo uniforme. “Per decenni, quasi tutto ciò che sapevamo sull’aumento o la diminuzione della demenza proveniva da paesi ricchi al di fuori dell’America Latina”, ha affermato il primo autore Jorge Llibre-Guerra, MD, professore assistente di neurologia presso WashU Medicine. “Semplicemente non avevamo un quadro completo per i latinoamericani, nonostante la popolazione della regione stia invecchiando più rapidamente che in quasi qualsiasi altra parte del mondo. Ciò che abbiamo scoperto è sconcertante: i progressi compiuti altrove nel mondo non raggiungono tutti, e questo sottolinea quanto il peso della demenza sia influenzato dalle condizioni di vita delle persone”.
In Messico e a Porto Rico, l’aumento è rimasto evidente anche dopo aver considerato istruzione, diabete, obesità e comportamenti legati alla salute. Secondo gli autori, potrebbero quindi contribuire anche fattori sociali e strutturali, come povertà, disuguaglianze e difficoltà di accesso all’assistenza. La stabilità osservata a Cuba e nella Repubblica Dominicana potrebbe invece riflettere una minore crescita di obesità, inattività fisica e malattie metaboliche non controllate. Questa differenza offre un elemento di speranza, perché indica che intervenire sui fattori di rischio modificabili può limitare l’aumento dei casi. “I risultati suggeriscono che le tendenze al ribasso nella demenza osservate in alcuni paesi ad alto reddito potrebbero non essere replicate a livello globale”, ha affermato la coautrice Ana Luisa Sosa, MD, Ph.D. “In effetti, i dati indicano che la prevalenza della demenza potrebbe essere in aumento in alcuni contesti, evidenziando importanti disuguaglianze globali e sfide per la salute pubblica”.
Più prevenzione, sorveglianza e assistenza per affrontare l’aumento
Applicando i tassi più recenti alle popolazioni nazionali, i ricercatori stimano circa 1,2 milioni di persone con demenza in Messico, 416.800 in Perù, 133.200 a Cuba, 100.400 a Porto Rico e 111.200 nella Repubblica Dominicana. Sono cifre nettamente superiori alle precedenti stime ottenute attraverso modelli statistici e suggeriscono che il peso della malattia nella regione sia stato finora sottovalutato.
Gli autori chiedono quindi sistemi di sorveglianza più solidi, maggiori investimenti nell’assistenza e programmi di prevenzione rivolti all’intera popolazione. Saranno inoltre necessari studi analoghi in Paesi più grandi, come Brasile, Argentina e Cile, per capire se la stessa tendenza sia diffusa nel continente. “Molti dei fattori di rischio che sospettiamo stiano guidando questi aumenti sono aspetti che sappiamo come affrontare”, ha dichiarato Llibre-Guerra. “Mantenersi fisicamente attivi, tenere sotto controllo la pressione sanguigna e la glicemia, non fumare, cercare tempestivamente assistenza medica alla comparsa dei sintomi e rimanere socialmente attivi sono tutti metodi scientificamente provati per ridurre il rischio. A livello politico, i nostri risultati suggeriscono con urgenza di investire nella sorveglianza della demenza, nei programmi di prevenzione e nelle infrastrutture di assistenza. Se agiamo ora, abbiamo una reale opportunità di cambiare il futuro della prossima generazione di anziani nella regione”.
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