Il lavoro, presentato dalla FNOPO al 34° ICM Triennial Congress di Lisbona, mostra come competenze specialistiche, strumenti di cura e vicinanza alle comunità abbiano rappresentato per decenni un modello di assistenza efficace e ancora attuale
In un’epoca in cui la sanità è chiamata a confrontarsi con sfide sempre più complesse, dall’aumento dei costi alle conseguenze dei cambiamenti climatici, guardare al passato può offrire spunti inaspettati per il futuro. È il messaggio che arriva da un poster scientifico presentato dalla Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO) al 34° ICM Triennial Congress di Lisbona, il più autorevole appuntamento internazionale dedicato all’ostetricia e alla salute sessuale, riproduttiva, materna, neonatale e adolescenziale. Il lavoro, firmato da Elsa Del Bo, Lia Brigante, Silvia Vaccari, Chiara Ogliari, Arsenio Spinillo, Paolo Mazzarello, Maria Carla Garbarino e Valentina De Stefano, è stato realizzato in collaborazione tra rappresentanti della FNOPO, del Royal College of Midwives del Regno Unito e dell’Università di Pavia. L’elaborato, selezionato dal comitato scientifico del congresso, ha riportato l’attenzione su un oggetto tanto semplice quanto ricco di significato: la borsa professionale di un’ostetrica italiana che esercitava la professione all’inizio del secolo scorso.
La storia custodita in una borsa ostetrica
La protagonista dello studio è Maria Baldratti, ostetrica condotta, diplomata all’Università di Milano nel 1911 e attiva professionalmente negli anni Venti del Novecento. La sua borsa ostetrica, oggi conservata presso il Museo di Storia della Medicina dell’Università di Pavia, rappresenta una rara testimonianza della pratica professionale dell’epoca. Gli autori hanno catalogato e classificato tutti gli strumenti custoditi nella borsa secondo i criteri previsti dalle schede ministeriali utilizzate per la descrizione del patrimonio storico-scientifico. L’inventario comprende numerosi strumenti destinati all’assistenza ostetrica e alle emergenze: pinze chirurgiche, pinze di Kocher, forbici, cateteri urinari, cannule per irrigazioni vaginali e clisteri, flaconi per antisettici e iodio, uno speculum metallico, uno stetoscopio ostetrico di Pinard, oltre ad altri dispositivi utilizzati nell’assistenza alle donne durante gravidanza, parto e puerperio. Più che una semplice borsa da lavoro, si trattava di un vero e proprio presidio sanitario itinerante, che consentiva all’ostetrica di affrontare una vasta gamma di situazioni assistenziali direttamente nelle abitazioni delle donne.
Quando la tecnologia era nelle mani delle professioniste
Molto prima dell’avvento delle moderne apparecchiature diagnostiche, le ostetriche rappresentavano il principale riferimento per la salute materna e neonatale. Accompagnavano le donne durante la gravidanza, il parto e il puerperio direttamente nelle case, garantendo assistenza qualificata grazie a competenze cliniche, capacità di osservazione e una dotazione di strumenti accuratamente selezionata per rispondere ai bisogni assistenziali dell’epoca. Il poster presentato a Lisbona evidenzia come queste pratiche abbiano contribuito per decenni a rendere accessibili le cure materne anche nei contesti più difficili, svolgendo un ruolo fondamentale nella costruzione di sistemi sanitari resilienti e vicini alle comunità. Secondo gli autori, la storia dell’ostetricia offre oggi una prospettiva preziosa per comprendere come qualità dell’assistenza, sostenibilità e prossimità alle persone possano procedere insieme.
Una lezione di sostenibilità per il presente
L’interesse del lavoro non risiede soltanto nel suo valore storico. La borsa ostetrica di Maria Baldratti diventa infatti il simbolo di un modello di assistenza che oggi appare sorprendentemente attuale. Gli strumenti custoditi al suo interno testimoniano una pratica professionale capace di garantire cure essenziali ed efficaci anche in assenza delle tecnologie moderne. L’assistenza si basava sulla preparazione dell’ostetrica, sulla continuità della relazione con le donne e sulla capacità di utilizzare in modo appropriato le risorse disponibili. Un approccio che richiama molti dei principi oggi associati alla sostenibilità sanitaria: appropriatezza degli interventi, valorizzazione delle competenze professionali, riduzione degli sprechi e centralità della persona assistita. In un contesto globale segnato dalla crisi climatica, dall’aumento delle emergenze umanitarie e dalle disuguaglianze nell’accesso alle cure, queste esperienze storiche suggeriscono che modelli assistenziali fondati sulla competenza e sulla prossimità possano ancora offrire indicazioni utili per il futuro.
Un patrimonio che guarda avanti
Il messaggio emerso dal congresso di Lisbona è che la professione ostetrica continua a rappresentare una risorsa fondamentale per la salute pubblica. Attraverso il recupero della memoria storica, il poster della FNOPO invita a riscoprire le radici della professione ostetrica non come un esercizio nostalgico, ma come un patrimonio di conoscenze e valori da cui partire per affrontare le sfide future. La storia custodita nella borsa di Maria Baldratti dimostra che le radici dell’ostetricia del Novecento rappresentano ancora oggi un’eredità preziosa per tutte le ostetriche, comprese le libere professioniste che, ieri come oggi, portano assistenza, competenze e continuità di cura vicino alle donne e alle famiglie. Non raccontano soltanto come si lavorava un tempo, ma indicano una possibile direzione per la sanità del futuro: un’assistenza competente, sostenibile, vicina alle persone e capace di coniugare innovazione e memoria professionale, valorizzando il ruolo delle ostetriche in tutti i contesti assistenziali, territoriali e libero-professionali.
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