One Health 16 Giugno 2026 09:06

Crisi climatica, Unicef: “Oltre un miliardo di bambini esposto a siccità, ondate di calore, inondazioni e tempeste”

Secondo un nuovo Rapporto dell'UNICEF, quasi la metà dei bambini del mondo vive sotto la minaccia simultanea di almeno tre pericoli climatici che compromettono salute, istruzione e benessere. Coinvolta anche l'Italia

di Isabella Faggiano
Crisi climatica, Unicef: “Oltre un miliardo di bambini esposto a siccità, ondate di calore, inondazioni e tempeste”

La crisi climatica non è più una minaccia del futuro. Per milioni di bambini nel mondo rappresenta già oggi una realtà quotidiana fatta di caldo estremo, siccità, alluvioni, incendi e tempeste sempre più frequenti. A lanciare l’allarme è il nuovo Rapporto sui rischi climatici per l’infanzia 2026 dell’UNICEF, che fotografa un quadro preoccupante: quasi la metà dei bambini del pianeta, pari a circa 1,1 miliardi, è esposta contemporaneamente ad almeno tre pericoli climatici che mettono a rischio salute, istruzione, sicurezza e possibilità di sviluppo. “Le vite dei bambini continuano a essere sconvolte dall’impatto di ondate di calore, incendi boschivi, siccità e inondazioni – afferma Catherine Russell, direttrice generale dell’UNICEF -. La metà dei bambini del mondo vive oggi con almeno tre minacce climatiche sovrapposte che influenzano la loro vita quotidiana”.

La crisi climatica è già una crisi dell’infanzia

Il rapporto utilizza i dati più recenti disponibili per analizzare l’esposizione dei bambini a otto tra i principali pericoli climatici: siccità, caldo estremo, ondate di calore, incendi, inondazioni fluviali e costiere, tempeste tropicali e tempeste di sabbia e polvere. Per la prima volta, lo studio mostra non solo dove si concentrano questi rischi, ma anche come si sovrappongano tra loro, amplificando gli effetti sulla vita dei più giovani. I numeri sono impressionanti. A livello globale 1,8 miliardi di bambini sono esposti alla siccità, 1,5 miliardi alle ondate di calore e 1,2 miliardi al caldo estremo. Oltre 662 milioni vivono in aree soggette a tempeste tropicali, mentre 337 milioni sono esposti alle alluvioni fluviali. Più di 200 milioni di bambini convivono con il rischio di incendi e 123 milioni con quello delle tempeste di sabbia e polvere. Quasi tutti i bambini del mondo risultano esposti ad almeno un pericolo climatico, ma il dato che preoccupa maggiormente riguarda la sovrapposizione dei rischi. Due miliardi di bambini sono esposti ad almeno due minacce contemporaneamente, 1,1 miliardi ad almeno tre e oltre quattro milioni potrebbero trovarsi a fronteggiare fino a sei pericoli climatici nello stesso momento.

Dal Sahel all’Asia, le aree più vulnerabili

Tra le regioni più colpite emerge il Sahel africano, dove oltre quattro milioni di bambini affrontano contemporaneamente ondate di calore, caldo estremo e tempeste di sabbia e polvere. Situazione ancora più critica in alcuni Paesi asiatici come Bangladesh, Myanmar e Pakistan, dove i minori sono esposti a molteplici minacce climatiche con livelli di intensità superiori rispetto ad altre aree del pianeta. La combinazione più diffusa è quella formata da siccità, caldo estremo e ondate di calore, che interessa oltre 296 milioni di bambini. Seguono siccità, caldo estremo e tempeste tropicali, una triplice minaccia che coinvolge più di 115 milioni di minori nel mondo.

Anche l’Italia sotto pressione

Se spesso si tende a pensare che i cambiamenti climatici colpiscano soprattutto i Paesi più poveri, il rapporto evidenzia come nessuna area del mondo possa considerarsi al sicuro. In Italia oltre 6 milioni di bambini risultano esposti contemporaneamente alla siccità e alle ondate di calore. Più in generale, il 92,89% dei minori è esposto ad almeno un rischio climatico, il 68,32% ad almeno due e quasi il 10% ad almeno tre pericoli simultanei. Tra i fattori di rischio più diffusi nel nostro Paese spiccano le ondate di calore, che interessano l’82,99% dei bambini, e la siccità, che coinvolge il 73,24% dei minori. Meno frequenti, ma comunque presenti, risultano gli incendi, le alluvioni fluviali e quelle costiere. Anche l’inquinamento atmosferico rappresenta una minaccia significativa: il 91,98% dei bambini italiani vive infatti in aree esposte a livelli elevati di particolato fine PM2.5.

Salute, scuola e nutrizione tra le prime vittime

Secondo l’UNICEF, gli effetti della crisi climatica vanno ben oltre il danno ambientale. I bambini sono particolarmente vulnerabili perché il loro organismo è ancora in fase di sviluppo e dispone di minori capacità di adattamento agli stress fisici e psicologici provocati dagli eventi estremi. Le conseguenze si riflettono innanzitutto sulla salute. Le temperature record aumentano il rischio di colpi di calore e disidratazione, mentre alluvioni e siccità favoriscono la diffusione di malattie infettive e compromettono il funzionamento dei sistemi sanitari. Nel 2024 circa 20 milioni di bambini nel mondo non hanno ricevuto vaccini salvavita e gli eventi climatici estremi rischiano di aggravare ulteriormente questa situazione interrompendo le catene del freddo e danneggiando le strutture sanitarie. Anche la nutrizione è minacciata. La riduzione dei raccolti legata alla siccità e alle inondazioni potrebbe tradursi, entro il 2050, in ulteriori 28 milioni di bambini affetti da deperimento e 40 milioni con ritardo della crescita. Pesanti le ricadute anche sull’istruzione. Solo nel 2024 almeno 242 milioni di studenti in 85 Paesi hanno subito interruzioni scolastiche a causa di eventi climatici estremi. A questo si aggiungono gli sfollamenti forzati: tra il 2016 e il 2023 sono stati registrati oltre 62 milioni di spostamenti interni di bambini provocati da fenomeni meteorologici estremi, equivalenti a più di 21 mila al giorno.

Un appello ai governi

Per l’UNICEF la risposta non può limitarsi alla gestione delle emergenze. Servono interventi strutturali in grado di proteggere i bambini e rendere più resilienti i servizi essenziali da cui dipendono. L’organizzazione chiede di accelerare la riduzione delle emissioni di gas serra e l’abbandono dei combustibili fossili, rafforzare la resilienza climatica di scuole, ospedali e sistemi idrici, includere i bisogni dell’infanzia nelle strategie di adattamento climatico e promuovere una partecipazione più attiva di bambini e adolescenti alle decisioni che riguardano il loro futuro. “Questa analisi può aiutare i governi e i responsabili politici a pianificare meglio e a investire in modo più efficace in servizi resilienti. Quando rafforziamo i sistemi sanitari e scolastici e miglioriamo le infrastrutture tenendo conto dei bambini – conclude Russell – li proteggiamo dalle minacce climatiche odierne e contribuiamo a garantire il loro futuro”.

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