One Health 15 Giugno 2026 10:02

Condizionatori, SIMA: “Senza ricambio d’aria la salute è a rischio”

Con l'aumento delle temperature e delle ondate di calore cresce il ricorso ai condizionatori nelle abitazioni. Uno studio preliminare della SIMA mostra come, in assenza di una corretta ventilazione, gli inquinanti presenti negli ambienti chiusi possano permanere nell'aria per molte ore

di I.F.
Condizionatori, SIMA: “Senza ricambio d’aria la salute è a rischio”

Le estati sempre più lunghe e torride stanno cambiando le abitudini degli italiani. Oggi circa sei abitazioni su dieci dispongono di un sistema di climatizzazione, una quota che negli ultimi anni è cresciuta in modo significativo parallelamente all’aumento delle temperature medie e alla maggiore frequenza delle ondate di calore. Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), il numero di famiglie che possiedono almeno un condizionatore è raddoppiato rispetto al 2013. Un fenomeno che riflette gli effetti del cambiamento climatico: in molte aree del Paese le temperature superano ormai i 30 gradi già in primavera e restano elevate fino a settembre inoltrato, con picchi che in numerose città oltrepassano i 40 gradi.

Il problema nascosto della qualità dell’aria indoor

Se da un lato il condizionatore rappresenta uno strumento indispensabile per proteggersi dal caldo estremo, dall’altro può contribuire a peggiorare la qualità dell’aria negli ambienti chiusi quando non è accompagnato da un adeguato ricambio d’aria. A evidenziarlo è uno studio preliminare realizzato da SIMA coordinato dal professor Enrico Greco della University of South Florida. L’indagine si è concentrata sui composti organici volatili (VOC), tra i principali inquinanti presenti negli ambienti domestici. Si tratta di sostanze che possono essere rilasciate da prodotti per la pulizia, cosmetici, vernici, detergenti e numerosi materiali di uso quotidiano.

Gli inquinanti possono restare nell’aria fino a 15 ore

Lo studio è stato condotto in un ambiente reale, scegliendo il bagno come modello di osservazione per la sua particolare predisposizione all’accumulo di sostanze inquinanti. I risultati mostrano come, in assenza di ventilazione, la concentrazione dei composti organici volatili possa rimanere elevata per molte ore. In un locale chiuso senza ricambio d’aria, infatti, i livelli tornano ai valori iniziali solo dopo circa 15 ore. La situazione migliora sensibilmente quando è presente un sistema di ventilazione meccanica, che riduce il tempo necessario a circa tre ore. Ancora più rapida la ventilazione naturale, che permette di riportare le concentrazioni ai livelli di base in meno di 40 minuti.

Possibili effetti sulla salute

L’esposizione ai composti organici volatili è associata a diversi disturbi, soprattutto quando avviene in ambienti poco ventilati e per periodi prolungati. Tra gli effetti più comuni figurano irritazioni delle vie respiratorie, mal di testa, affaticamento e sensazione di disagio. Nei soggetti più vulnerabili e in caso di esposizioni ripetute nel tempo, gli esperti segnalano possibili ripercussioni anche sull’apparato respiratorio e cardiovascolare. “I risultati preliminari della ricerca confermano quanto la qualità degli ambienti interni rappresenti una priorità per la salute pubblica – osserva Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale -. La ventilazione naturale è uno strumento di prevenzione semplice ma fondamentale per ridurre l’esposizione quotidiana agli inquinanti presenti negli spazi chiusi”. Con l’arrivo dell’estate e l’utilizzo sempre più frequente dei climatizzatori, dunque, aprire regolarmente le finestre e favorire il ricambio naturale dell’aria rimane una delle misure più semplici ed efficaci per ridurre l’accumulo di sostanze inquinanti negli ambienti domestici.

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