Una ricerca di Stanford University analizza come sonno, battito e respirazione cambiano durante il ciclo mestruale e come questi segnali siano collegati tra loro
Il ciclo mestruale non modifica soltanto la durata e la frequenza delle mestruazioni. Nel corso delle diverse fasi cambiano anche diversi parametri fisiologici, dal battito cardiaco alla respirazione, dalla temperatura cutanea alla variabilità della frequenza cardiaca. A fotografare questi cambiamenti con una risoluzione quotidiana è un nuovo studio pubblicato su npj Digital Medicine, che ha analizzato 1.298.555 giorni di dati, relativi a 42.759 cicli mestruali di 2.596 donne tra 18 e 50 anni. I dati, raccolti attraverso un dispositivo indossabile e un’applicazione per smartphone, hanno permesso ai ricercatori di osservare contemporaneamente sonno e parametri biometrici. Tra i risultati, una minore durata del sonno è risultata associata a una maggiore variabilità della durata del ciclo, mentre una riduzione del 10% del sonno settimanale è stata associata a un aumento dell’1,2% della frequenza cardiaca a riposo. Lo studio non dimostra però un rapporto di causa-effetto tra sonno e irregolarità mestruali.
Uno dei principali elementi di novità della ricerca è la quantità di dati analizzata. Le 2.596 partecipanti hanno fornito complessivamente oltre 1,2 milioni di giorni di osservazioni e registrato 42.759 cicli mestruali. Il dispositivo, generalmente indossato al polso, raccoglieva informazioni sulla durata del sonno e registrava durante la notte frequenza cardiaca a riposo (RHR), variabilità della frequenza cardiaca (HRV), frequenza respiratoria, temperatura cutanea e saturazione dell’ossigeno nel sangue. Le partecipanti registravano invece l’inizio delle mestruazioni attraverso l’applicazione collegata al dispositivo. Il campione aveva un’età compresa tra 18 e 50 anni, con un’età media di circa 34 anni. Sono state escluse dall’analisi le persone che avevano riferito uso di contraccezione ormonale, gravidanza o perimenopausa/menopausa durante il periodo considerato. L’obiettivo era costruire una descrizione il più possibile dettagliata di come i parametri fisiologici cambiano nel corso del ciclo e capire quanto sonno, età e durata del ciclo contribuiscano a queste variazioni.
Uno dei risultati più interessanti riguarda proprio il sonno. Le partecipanti che dormivano mediamente 6 ore per notte avevano una maggiore probabilità di presentare cicli la cui durata si discostava di almeno tre giorni dalla propria durata mediana rispetto alle donne che dormivano 8 ore. Nel dettaglio, la quota di cicli con questa variazione era del 29% tra chi dormiva 6 ore, contro il 25% tra chi ne dormiva 8; il modello statistico ha stimato odds 1,3 volte maggiori per una variazione del ciclo di almeno tre giorni. I ricercatori hanno inoltre stimato che durate del sonno inferiori a circa 7,3 ore erano associate a una maggiore proporzione di cicli variabili. Anche la regolarità del sonno sembra avere un ruolo: una maggiore variabilità nella durata del sonno era associata a una maggiore variabilità nella durata del ciclo. È importante però non trasformare questo risultato in una raccomandazione clinica rigida: nello studio si tratta di associazioni osservazionali, non della dimostrazione che dormire meno provochi cicli irregolari.
I ricercatori hanno poi analizzato cosa accade al sonno nelle diverse settimane del ciclo. Dopo aver selezionato cicli preceduti da almeno tre settimane con una durata del sonno relativamente stabile, hanno osservato che riduzioni del sonno di almeno il 10% erano più frequenti nella settimana premestruale rispetto alle altre fasi. Il fenomeno, tuttavia, non riguardava la maggioranza delle partecipanti: tra i 16.441 cicli qualificati per questa analisi, una riduzione di almeno il 10% del sonno nella settimana premestruale è stata osservata in 503 cicli, corrispondenti a circa il 3%. Questo dato è importante perché mostra anche quanto le risposte individuali possano essere diverse: non tutte le donne dormono meno prima delle mestruazioni e in alcuni casi è stato osservato persino un aumento del sonno.
La ricerca ha permesso di osservare anche cosa accade al sistema cardiovascolare quando il sonno diminuisce. Nell’analisi longitudinale, una riduzione del 10% della durata del sonno è stata associata a un aumento dell’1,2% della frequenza cardiaca a riposo. Per una persona con una frequenza cardiaca a riposo di 60 battiti al minuto, gli autori traducono questo effetto medio in circa 0,7 battiti al minuto in più. Parallelamente, la variabilità della frequenza cardiaca diminuiva del 2,8%. La riduzione del sonno era inoltre associata a cambiamenti della frequenza respiratoria, a un aumento della temperatura cutanea e a una diminuzione della saturazione dell’ossigeno. Queste associazioni sono risultate sostanzialmente simili nelle diverse fasi del ciclo.
Un’altra parte dello studio ha permesso di costruire profili temporali dei parametri biometrici lungo il ciclo. Frequenza cardiaca a riposo, frequenza respiratoria e temperatura cutanea tendevano a diminuire durante le mestruazioni e a raggiungere valori più elevati prima dell’inizio del ciclo successivo. La variabilità della frequenza cardiaca seguiva invece un andamento opposto, con un picco durante le mestruazioni. I ricercatori hanno inoltre osservato che l’ampiezza delle oscillazioni cardiovascolari durante il ciclo cambia con l’età e con la durata del ciclo. Nei cicli più lunghi, per esempio, le variazioni di frequenza cardiaca, variabilità cardiaca, respirazione e temperatura cutanea risultavano maggiori. Con l’aumentare dell’età, invece, si riduceva l’ampiezza delle variazioni di frequenza cardiaca e variabilità cardiaca osservate nell’arco del ciclo.
Per ora i risultati non cambiano direttamente la diagnosi o il trattamento delle irregolarità mestruali e non indicano che una donna debba utilizzare un wearable per controllare il proprio stato di salute. Il valore dello studio è soprattutto nella possibilità di avere una fotografia molto più dettagliata delle normali oscillazioni fisiologiche femminili. Sapere che frequenza cardiaca, respirazione, temperatura e variabilità cardiaca possono seguire pattern differenti durante il ciclo potrebbe essere utile in futuro per distinguere meglio le variazioni fisiologiche da quelle potenzialmente anomale. Gli stessi ricercatori ipotizzano che questi profili possano rappresentare una base per sviluppare in futuro strumenti capaci di identificare cambiamenti individuali o prevedere alcuni eventi del ciclo, ma sottolineano che sono necessarie ulteriori ricerche.
È il limite più importante da tenere presente quando si interpreta il risultato. Lo studio ha trovato una relazione tra durata del sonno e variabilità del ciclo, ma non può stabilire quale sia la direzione del rapporto. Come spiegano gli autori, è possibile che una riduzione del sonno contribuisca ai cambiamenti del ciclo, ma anche che siano le variazioni ormonali associate al ciclo a influenzare il sonno. Potrebbero inoltre intervenire altri fattori. Il lavoro ha tenuto conto di variabili come età, indice di massa corporea e attività fisica, ma non può eliminare completamente tutti i possibili fattori di confondimento. Inoltre, le partecipanti erano utilizzatrici di un dispositivo wearable e quindi non rappresentano necessariamente l’intera popolazione femminile. La ricerca fornisce dunque una grande quantità di dati sulla fisiologia del ciclo nella vita reale, ma non una nuova soglia clinica per definire quando un ciclo o il sonno debbano essere considerati patologici.
Il risultato più interessante, in prospettiva, è forse proprio la possibilità di osservare la salute femminile attraverso dati continui e individuali, anziché attraverso poche misurazioni effettuate in momenti isolati. Oggi i wearable possono registrare contemporaneamente sonno, battito, respirazione e temperatura per settimane o mesi. In futuro, dataset di questo tipo potrebbero aiutare a comprendere meglio condizioni caratterizzate da alterazioni del ciclo e a individuare pattern che meritano un approfondimento clinico. Ma perché questo possa tradursi in uno strumento realmente utile per le pazienti serviranno studi che includano popolazioni più rappresentative, misurazioni ormonali e soprattutto la verifica prospettica di quanto questi segnali siano capaci di anticipare o identificare condizioni clinicamente rilevanti. Per ora, il messaggio più concreto è che il ciclo mestruale non è un fenomeno isolato: è accompagnato da una serie di cambiamenti fisiologici misurabili e il sonno sembra essere strettamente collegato a una parte di questa variabilità.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato