Salute 25 Febbraio 2026 10:21

Cervello, una dieta sana nella mezza età protegge dal declino cognitivo

Uno studio su oltre 159mila persone mostra che seguire modelli alimentari salutari, in particolare la dieta DASH, tra i 45 e i 54 anni è associato a un minor rischio di declino cognitivo e a migliori performance mentali negli anni successivi

di Isabella Faggiano
Cervello, una dieta sana nella mezza età protegge dal declino cognitivo

Proteggere il cervello dall’invecchiamento è una delle grandi sfide della medicina contemporanea. Mentre l’aspettativa di vita continua ad aumentare, cresce anche il numero di persone che convivono con disturbi cognitivi e demenza, spingendo la ricerca a individuare strategie preventive sempre più efficaci. Tra queste, l’alimentazione sta emergendo come uno dei fattori modificabili più rilevanti. È proprio da questa prospettiva che nasce un ampio studio internazionale pubblicato su JAMA Neurology, che ha analizzato il legame tra modelli alimentari e salute cognitiva lungo l’arco della vita, concentrandosi in particolare sulla mezza età, una fase considerata sempre più cruciale per la prevenzione.

Un’analisi su oltre 159mila persone seguite per decenni

I ricercatori hanno esaminato i dati provenienti da tre grandi studi epidemiologici statunitensi – il Nurses’ Health Study, il Nurses’ Health Study II e l’Health Professionals Follow-Up Study – che complessivamente hanno coinvolto più di 159mila uomini e donne monitorati per diversi decenni. Le abitudini alimentari sono state ricostruite attraverso questionari ripetuti nel tempo, permettendo di valutare l’aderenza a sei diversi modelli nutrizionali considerati salutari. Tra questi, particolare attenzione è stata dedicata alla dieta DASH, sviluppata per il controllo della pressione arteriosa, e ad altri schemi alimentari ricchi di alimenti vegetali e poveri di prodotti ultra-processati. Per valutare la salute cognitiva sono stati utilizzati sia indicatori soggettivi – basati sulla percezione dei partecipanti riguardo a eventuali cambiamenti di memoria e capacità di concentrazione – sia test cognitivi oggettivi condotti su un sottogruppo di soggetti.

Dieta DASH e declino cognitivo: l’associazione più forte

Dall’analisi è emerso un dato chiaro: maggiore è l’aderenza a un’alimentazione sana, minore è il rischio di declino cognitivo. L’associazione più evidente riguarda la dieta DASH, caratterizzata da un elevato consumo di frutta, verdura, cereali integrali e pesce, con una riduzione di sale, zuccheri e carni lavorate. I partecipanti con i livelli più alti di aderenza a questo modello alimentare hanno mostrato un rischio inferiore di circa il 40% di sviluppare segnali precoci di declino cognitivo rispetto a chi seguiva meno queste indicazioni nutrizionali. I risultati evidenziano inoltre una relazione dose-risposta: quanto più la dieta è equilibrata, tanto maggiore appare il beneficio per il cervello.

La mezza età come finestra decisiva per la prevenzione

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda il momento della vita in cui l’alimentazione sembra avere il maggiore impatto. L’associazione tra dieta e salute cognitiva è risultata particolarmente forte tra i 45 e i 54 anni, suggerendo che la prevenzione del declino cognitivo debba iniziare molto prima dell’età anziana. In questa fase, adottare abitudini alimentari corrette potrebbe contribuire a ridurre i processi infiammatori e metabolici associati all’invecchiamento cerebrale. Anche i test cognitivi oggettivi hanno confermato questa tendenza: chi seguiva con maggiore costanza modelli alimentari salutari ha ottenuto punteggi migliori nella memoria, nella fluenza verbale e nelle capacità cognitive globali.

Quali alimenti fanno la differenza

Entrando nel dettaglio, lo studio evidenzia il ruolo positivo di alcuni gruppi alimentari. Verdure, pesce e un consumo moderato di vino risultano associati a migliori esiti cognitivi, mentre un’elevata presenza di carni rosse e lavorate, bevande zuccherate e alimenti fritti si associa a performance peggiori. Si tratta di risultati coerenti con le evidenze già disponibili sul rapporto tra dieta, salute cardiovascolare e funzione cerebrale, confermando come i due ambiti siano strettamente interconnessi.

I limiti dello studio e le implicazioni cliniche

Gli autori sottolineano che si tratta di uno studio osservazionale e che quindi non è possibile dimostrare un rapporto causa-effetto diretto. Inoltre, le informazioni alimentari sono state auto-riportate, un elemento che può introdurre possibili distorsioni. Nonostante questi limiti, la dimensione del campione e la durata del follow-up rendono i risultati particolarmente solidi e utili per orientare le strategie di prevenzione. La ricerca mostra, dunque, che intervenire sugli stili di vita, a partire dall’alimentazione, può rappresentare uno degli strumenti più concreti per proteggere la salute cognitiva nel lungo periodo. E farlo già nella mezza età potrebbe fare la differenza.

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