Uno studio coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con l’Università di Erlangen, apre nuove prospettive per la cura delle malattie autoimmuni gravi in età pediatrica
Sette bambini su otto in remissione clinica completa, tutti in grado di sospendere le terapie immunosoppressive. È il risultato, di portata storica, ottenuto grazie all’impiego delle cellule CAR-T in pazienti pediatrici affetti da gravi malattie autoimmuni refrattarie ai trattamenti convenzionali. L’ottavo paziente, affetto da sclerosi sistemica giovanile, mostra comunque un miglioramento clinico significativo e progressivo nel tempo. I dati definitivi dello studio, con un follow-up superiore ai 24 mesi, sono stati appena pubblicati sulla rivista Nature Medicine.
Lo studio internazionale coordinato dal Bambino Gesù
La ricerca è stata coordinata dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma in collaborazione con l’Università di Erlangen, in Germania, e ha coinvolto otto pazienti di età compresa tra i 5 e i 17 anni. Cinque bambini sono stati trattati al Bambino Gesù, tre presso il centro tedesco. Tutti presentavano una storia clinica estremamente complessa, caratterizzata da forme aggressive di malattia autoimmune a esordio pediatrico e da risposte parziali o temporanee a numerosi trattamenti immunosoppressivi, inclusi farmaci biologici.
Cosa sono le malattie autoimmuni pediatriche
Le malattie autoimmuni sono patologie in cui il sistema immunitario perde la capacità di distinguere tra ciò che è “self” e ciò che è estraneo, attaccando i tessuti sani dell’organismo. Ne deriva un’infiammazione cronica che può colpire organi vitali come reni e polmoni, oltre a articolazioni, pelle, vasi sanguigni e sistema nervoso. In età pediatrica queste condizioni possono assumere forme particolarmente severe, con un impatto profondo sulla crescita, sullo sviluppo e sulla qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie.
I pazienti coinvolti e le patologie trattate
Nel dettaglio, quattro bambini erano affetti da lupus eritematoso sistemico, tre da dermatomiosite giovanile e uno da sclerosi sistemica giovanile. In più di un caso si erano verificati episodi potenzialmente letali, con un coinvolgimento grave di organi come reni e polmoni. Proprio l’assenza di alternative terapeutiche efficaci ha reso possibile l’utilizzo di un approccio innovativo come quello delle cellule CAR-T.
Come funziona la terapia con cellule CAR-T
La terapia CAR-T prevede il prelievo dei linfociti T del paziente, che vengono modificati in laboratorio attraverso l’introduzione di un recettore chimerico antigenico capace di riconoscere un bersaglio specifico. In questo studio il bersaglio è stato l’antigene CD19, espresso dai linfociti B. Nelle malattie autoimmuni B-mediate, queste cellule svolgono un ruolo chiave nel mantenere l’infiammazione e il danno d’organo. La loro eliminazione mirata consente di ridurre l’attività di malattia e di ristabilire un equilibrio più fisiologico del sistema immunitario.
Un approccio innovativo applicato alle malattie autoimmuni
“Con le cellule CAR-T anti-CD19 abbiamo applicato in modo innovativo una strategia di terapia genica già consolidata nelle leucemie e nei linfomi a un ambito completamente diverso, quello delle malattie autoimmuni – spiega Franco Locatelli, responsabile dell’area di Oncoematologia e Terapia Cellulare e Genica del Bambino Gesù -. I risultati dimostrano che è possibile ottenere un controllo profondo e duraturo della malattia, arrivando alla sospensione completa delle terapie immunosoppressive, un traguardo particolarmente importante in età pediatrica”.
I risultati clinici: remissione e recupero d’organo
Tutti e otto i pazienti hanno sospeso completamente le terapie immunosoppressive. Nei bambini con lupus è stata osservata una riduzione marcata e progressiva dell’attività di malattia, con remissioni complete anche nelle forme più gravi, comprese quelle con insufficienza renale avanzata. Nei pazienti con dermatomiosite giovanile si è registrato un recupero della forza muscolare, la regressione delle manifestazioni cutanee e una riduzione significativa di complicanze croniche e dolorose come la calcinosi cutanea. Nel caso della sclerosi sistemica giovanile, patologia a evoluzione più lenta, la malattia si è stabilizzata con un miglioramento continuo nel tempo.
Un possibile “reset” del sistema immunitario
Un dato particolarmente rilevante è che i benefici clinici si mantengono anche dopo la ricostituzione dei linfociti B. Questo suggerisce che la terapia CAR-T non agisca come una semplice soppressione temporanea, ma possa indurre una sorta di “reset” del sistema immunitario. Segnali di regressione del danno d’organo sono stati documentati anche attraverso biopsie renali di controllo ed esami radiologici e funzionali del polmone.
Sicurezza e tollerabilità della terapia
Dal punto di vista della sicurezza, gli eventi avversi osservati sono stati lievi e transitori. Non si sono registrate infezioni gravi né complicanze a lungo termine, a conferma di una buona tollerabilità della terapia anche in pazienti con quadri clinici estremamente complessi. “I risultati sono stati straordinari, non avevamo mai osservato remissioni così profonde con le terapie tradizionali – sottolinea Fabrizio De Benedetti, responsabile dell’area di ricerca di Immunologia, Reumatologia e Malattie infettive del Bambino Gesù -. Questi dati rafforzano la prospettiva di avviare studi clinici dedicati per offrire questa strategia a un numero sempre maggiore di bambini con malattie autoimmuni gravi”. Non a caso, negli ultimi mesi, altri quattro bambini e ragazzi sono già stati trattati con cellule CAR-T. Lo studio è stato realizzato anche grazie ai fondi della progettualità CN3, che vede l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nel ruolo di coordinatore per lo spoke dedicato agli approcci di terapia genica, confermando ancora una volta il suo ruolo pionieristico nel campo delle terapie avanzate.
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