La ricerca pubblicata su BMJ Medicine mostra che praticare sport diversi, più che intensificare l’esercizio, è associato a una maggiore longevità.
Un semplice cambiamento nella routine di allenamento potrebbe contribuire ad aumentare la longevità: non fare di più, ma fare cose diverse. Una ricerca pubblicata sulla rivista open access BMJ Medicine suggerisce infatti che la varietà dell’attività fisica, più ancora della quantità totale di esercizio, sia associata a una riduzione significativa del rischio di morte. Lo studio ha analizzato i dati di oltre 100.000 persone seguite per più di trent’anni nell’ambito del Nurses’ Health Study e dell’Health Professionals Follow-Up Study, due tra i più ampi progetti longitudinali dedicati alla salute e allo stile di vita. I risultati indicano che i benefici dell’attività fisica non crescono all’infinito: sembrano stabilizzarsi dopo un certo livello di impegno settimanale, suggerendo l’esistenza di una soglia ottimale. Ciò che emerge con maggiore forza è che praticare diverse tipologie di movimento (anziché ripetere sempre lo stesso allenamento) può rappresentare uno dei modi più efficaci per favorire una vita più lunga e sana.
Perché la varietà conta davvero
L’attività fisica è da decenni associata a migliori condizioni di salute fisica e mentale, ma finora non era chiaro se alcune discipline fossero superiori ad altre o se la combinazione di più attività producesse vantaggi specifici. Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno analizzato questionari aggiornati ogni due anni, nei quali i partecipanti descrivevano con precisione abitudini di movimento, condizioni cliniche e stile di vita.
Dal 1986 sono state monitorate numerose attività: camminata, jogging, corsa, ciclismo, nuoto, canottaggio, ginnastica a corpo libero, tennis, squash e allenamento di resistenza. Negli anni successivi sono stati inclusi anche yoga, stretching, lavori domestici e attività all’aperto come giardinaggio o manutenzione pesante. Persino il numero di rampe di scale salite quotidianamente è stato considerato indicatore di movimento. Per valutare il livello di attività fisica è stato utilizzato il sistema dei MET, che misura il consumo energetico rispetto al riposo. Durante oltre trent’anni di osservazione sono stati registrati quasi 39.000 decessi. Livelli più elevati di attività erano associati a un minor rischio di mortalità, ma con un andamento non lineare: oltre circa 20 ore MET settimanali, i benefici aggiuntivi tendevano a ridursi. In altre parole, allenarsi sempre di più non garantisce vantaggi proporzionali; ciò che fa davvero la differenza è diversificare gli stimoli fisici.
Quali attività hanno mostrato i maggiori benefici
L’analisi ha evidenziato associazioni interessanti tra specifiche attività e riduzione del rischio di morte. Camminare è risultata una delle pratiche più efficaci, con un rischio inferiore del 17% tra i più attivi. Salire le scale è stato collegato a una riduzione del 10%. Sport come tennis e squash hanno mostrato una diminuzione del rischio del 15%, mentre canottaggio e ginnastica a corpo libero del 14%. Allenamento con i pesi e corsa hanno registrato una riduzione del 13%, il jogging dell’11% e il ciclismo un beneficio più contenuto. Complessivamente, mantenersi attivi in modi diversi si è rivelato più importante della scelta di una singola disciplina.
Il vero messaggio dello studio
Il dato più significativo riguarda proprio la varietà: i partecipanti che praticavano il maggior numero di attività fisiche diverse presentavano un rischio di morte per tutte le cause inferiore del 19%, anche dopo aver considerato il volume totale di esercizio. Riduzioni comprese tra il 13% e il 41% sono state osservate anche per malattie cardiovascolari, tumori e patologie respiratorie.
Gli autori ricordano però che si tratta di uno studio osservazionale, quindi non può dimostrare un rapporto diretto di causa-effetto. L’attività fisica era auto-riportata e la popolazione studiata era prevalentemente bianca, fattori che limitano la generalizzazione dei risultati.
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