Una nuova analisi di Save the Children fotografa un 2026 senza precedenti. In Italia i minori esposti sono 3,4 milioni, il doppio rispetto all'intero 2025. A rischio salute, istruzione e accesso ai servizi essenziali
Tra il 1° gennaio e il 14 luglio 2026 circa 57 milioni di bambini dell’Europa occidentale, pari a due su tre, sono stati esposti ad almeno un’ondata di calore estrema. Un numero già superiore a quello registrato nell’intero 2025 e vicino al peggior dato annuale mai osservato nella regione, quello del 2003. È quanto emerge dalla nuova analisi “Children Exposed to Extreme Heatwaves – 2026 Update“ di Save the Children, realizzata utilizzando dati climatici del programma europeo Copernicus e informazioni demografiche ad alta risoluzione. L’analisi arriva mentre l’Europa è alle prese con temperature record e incendi di vaste proporzioni e lancia un messaggio chiaro: quella del 2026 potrebbe diventare l’annata peggiore mai registrata, considerando che i dati si fermano a metà luglio e comprendono soprattutto i mesi invernali e primaverili, tradizionalmente meno caldi.
Italia: 3,4 milioni di bambini già esposti
I dati diffusi da Save the Children mostrano come anche l’Italia stia vivendo una situazione particolarmente critica. Nei primi sei mesi del 2026 sono state circa 24 milioni le persone esposte a ondate di calore estreme, tra cui 3,4 milioni di bambini e adolescenti, pari al 40,5% della popolazione minorile. Si tratta di un dato doppio rispetto all’intero 2025, quando i minori coinvolti erano stati circa 1,7 milioni, corrispondenti al 20% del totale. Ancora più marcati gli incrementi osservati in altri Paesi europei. In Germania, il numero di bambini esposti nei primi sei mesi del 2026 ha già superato quello registrato complessivamente nei cinque anni precedenti. Nel Regno Unito, invece, 10,7 milioni di bambini, circa tre quarti della popolazione minorile, sono stati interessati da episodi di caldo estremo, il livello più elevato dal 1995.
Una situazione senza precedenti
Secondo il report, dall’inizio del 2026 132 milioni di bambini nel mondo e 631 milioni di persone di tutte le età sono stati esposti a ondate di calore estreme. L’Europa occidentale rappresenta una delle aree maggiormente colpite: i 57 milioni di minori coinvolti sono oltre sei volte il precedente record registrato per un primo semestre e ormai vicini ai 63 milioni osservati nell’intero 2003, l’anno peggiore nella serie storica per questa regione. Per elaborare le stime, Save the Children ha analizzato le temperature giornaliere del database Copernicus Climate Change Service (ECMWF ERA5-Land), definendo come ondata di calore estrema un periodo di almeno tre giorni consecutivi durante il quale sia le temperature diurne sia quelle notturne superano l’1% dei valori più elevati registrati localmente nei trent’anni precedenti. Le stime riguardano 179 Paesi e coprono il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 14 luglio 2026.
Sempre più bambini esposti rispetto al passato
L’analisi evidenzia come il cambiamento climatico stia modificando profondamente l’esposizione dei più piccoli al caldo estremo. Negli anni Novanta e Duemila, in media 200-230 milioni di bambini, circa uno su dieci, sperimentavano ogni anno almeno un’ondata di calore estrema. Nel decennio attuale la media è salita a 360 milioni, pari a un bambino su sette. Due dei quattro anni peggiori dell’intera serie storica iniziata nel 1990 si sono verificati proprio negli ultimi tre anni: il record assoluto appartiene al 2024, con 745 milioni di bambini esposti.
I più vulnerabili pagano il prezzo più alto
Secondo Save the Children, le conseguenze del caldo estremo non colpiscono tutti allo stesso modo. I bambini che vivono in condizioni di povertà, i rifugiati, i minori con disabilità o con patologie croniche pregresse sono particolarmente vulnerabili agli effetti delle temperature elevate. “Per molte persone, soprattutto per chi convive con malattie croniche, questo caldo non è semplicemente un disagio, ma un pericolo – racconta Zainab, sedicenne attivista di Save the Children UK e affetta da diabete di tipo 1 -. Quando le temperature salgono, gestire la mia salute diventa più difficile. La crisi climatica non è qualcosa che osservo dalla finestra: la vivo sulla mia pelle. Il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo, ma quando aumenta la temperatura aumentano anche le disuguaglianze”.
Salute, scuola e benessere a rischio
Il rapporto sottolinea come il caldo estremo abbia effetti che vanno ben oltre il semplice disagio fisico. Nei bambini aumenta il rischio di disidratazione, squilibri elettrolitici, febbre, malattie respiratorie e patologie renali, a causa della minore capacità di regolare la temperatura corporea. Le conseguenze interessano anche l’istruzione. A giugno diverse scuole in Francia e nel Regno Unito hanno dovuto chiudere temporaneamente o modificare gli orari delle lezioni per proteggere studenti e personale dalle temperature eccezionalmente elevate. In Italia, invece, durante le recenti ondate di calore non sono mancate le proteste dei genitori per le temperature troppo elevate registrate nelle aule degli asili nido. Il documento evidenzia inoltre che le ondate di calore incidono sul benessere psicologico, sull’alimentazione e sulla sicurezza alimentare, aggravando le disuguaglianze sociali già esistenti.
“Mettere i bambini al centro delle politiche climatiche”
“Negli ultimi mesi abbiamo visto la crisi climatica colpire bambini e famiglie in tutta Europa con ondate di calore sempre più intense e difficili da sopportare – afferma Matilde Angeltveit, Senior Advisor e Global Climate Advocacy Lead di Save the Children -. Il caldo estremo sta avendo ripercussioni dirette sulla salute e sul benessere dei minori, interferendo con il sonno, l’apprendimento e l’accesso ai servizi essenziali. Temiamo inoltre che possa compromettere i raccolti e far aumentare i prezzi degli alimenti proprio mentre molte famiglie stanno già affrontando importanti difficoltà economiche. I bambini sono tra i più vulnerabili agli effetti della crisi climatica, pur essendo quelli che hanno contribuito meno a determinarla.” Per questo Save the Children chiede che i diritti dei bambini diventino una priorità delle politiche climatiche, con maggiori finanziamenti ai Paesi a basso reddito, un’accelerazione della riduzione delle emissioni e una rapida eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili. L’obiettivo, conclude l’organizzazione, è limitare l’esposizione delle nuove generazioni agli effetti sempre più gravi del cambiamento climatico e garantire loro un futuro più sicuro.
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