Una grande ricerca cinese ha trovato un’associazione tra stress termico e minore fecondabilità, sia prima sia durante la ricerca di una gravidanza
Caldo e freddo estremi potrebbero avere un ruolo anche nella salute riproduttiva. A suggerirlo è una delle più ampie analisi mai condotte sul rapporto tra condizioni ambientali e capacità di concepire, realizzata utilizzando i dati di oltre 14 milioni di coppie cinesi. I ricercatori hanno analizzato le informazioni raccolte nell’ambito del National Free Prepregnancy Checkups Project, coinvolgendo coppie residenti in 31 province della Cina tra il 2014 e il 2020. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Environmental Research e ha valutato l’esposizione a condizioni di caldo e freddo attraverso un indice che considera lo stress termico sull’organismo, non soltanto la temperatura dell’aria. I risultati hanno evidenziato un’associazione tra temperature estreme e ridotta fecondabilità, osservata sia prima sia durante il periodo in cui le coppie cercavano di ottenere una gravidanza.
La ricerca ha coinvolto 14.029.184 coppie inserite nel programma nazionale cinese di controlli preconcezionali. L’obiettivo era capire se l’esposizione a condizioni di caldo o freddo intenso potesse essere associata alla fecundability, cioè alla probabilità di ottenere una gravidanza durante un determinato ciclo mestruale. È importante distinguere questo concetto da quello di infertilità: una minore fecondabilità non significa essere infertili, ma indica una probabilità di concepimento più bassa e, di conseguenza, un possibile aumento del tempo necessario per ottenere una gravidanza. Nel periodo di osservazione di un anno, 4.285.222 donne, pari al 30,5%, hanno ottenuto una gravidanza. Il tempo medio necessario per il concepimento è stato di circa 8,43 cicli mestruali.
Per valutare l’esposizione al caldo e al freddo, i ricercatori non hanno utilizzato esclusivamente la temperatura dell’aria. Hanno invece impiegato il Universal Thermal Climate Index (UTCI), un indice bioclimatico che tiene conto di diversi fattori ambientali e della risposta fisiologica del corpo umano allo stress termico. Questo permette di ottenere una stima più completa delle condizioni di caldo o freddo effettivamente percepite dall’organismo. L’esposizione è stata stimata sulla base della zona di residenza dei partecipanti. I ricercatori hanno quindi confrontato le condizioni termiche estreme con quelle considerate più favorevoli, valutando gli effetti sia nel periodo precedente alla ricerca della gravidanza sia durante il periodo in cui le coppie cercavano di concepire.
Il risultato principale è che sia l’esposizione al caldo sia quella al freddo estremi sono risultate associate a una riduzione della fecondabilità. L’associazione è stata osservata in entrambi i periodi analizzati, quindi sia prima che le coppie iniziassero a cercare una gravidanza sia durante la ricerca del concepimento. Durante la pianificazione della gravidanza, il time ratio è risultato pari a 1,253 per il caldo e 1,259 per il freddo. Prima della ricerca della gravidanza i valori erano rispettivamente 1,104 e 1,224. In termini semplici, valori superiori a 1 indicano un’associazione con un tempo più lungo necessario per ottenere una gravidanza. Non significa quindi che il caldo o il freddo impediscano il concepimento, ma che l’esposizione a condizioni termiche estreme è risultata collegata, nella popolazione studiata, a una minore probabilità di concepire in un determinato ciclo.
I ricercatori hanno anche analizzato il possibile ruolo della tireotropina (TSH), un ormone utilizzato per valutare la funzionalità tiroidea. L’esposizione al caldo è risultata associata a una maggiore probabilità di livelli di TSH inferiori alla norma, mentre il freddo è stato associato a una maggiore probabilità di valori superiori alla norma. Le alterazioni della TSH, tuttavia, spiegavano soltanto una piccola parte dell’associazione osservata tra stress termico e fecondabilità. Secondo l’analisi di mediazione, la quota spiegata dalle anomalie della TSH era compresa indicativamente tra l’1,2% e il 3,9%. Questo significa che eventuali modificazioni della funzione tiroidea potrebbero rappresentare uno dei meccanismi coinvolti, ma non spiegano da sole il rapporto osservato.
Il risultato deve essere interpretato con cautela. Lo studio non dimostra che il caldo o il freddo provochino infertilità. Si tratta infatti di uno studio osservazionale che ha rilevato un’associazione tra esposizione ambientale e fecondabilità. Non è quindi possibile stabilire che sia lo stress termico, da solo, a causare una maggiore difficoltà nel concepimento. La capacità di ottenere una gravidanza dipende da numerosi fattori, tra cui età, salute riproduttiva, condizioni ormonali, stile di vita, caratteristiche della coppia e fattori ambientali. La ricerca non permette di isolare completamente il peso di ciascuno di questi elementi. La forza principale dello studio è rappresentata dalla dimensione molto ampia della popolazione analizzata, dalla copertura geografica e dall’utilizzo di un indicatore di stress termico più articolato rispetto alla semplice temperatura.
Il risultato assume un interesse particolare considerando l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi di caldo estremo associati ai cambiamenti climatici. Gli autori sottolineano proprio la necessità di approfondire il possibile impatto dello stress termico sulla salute riproduttiva. Il dato non significa che una singola giornata molto calda possa compromettere la possibilità di concepire, ma suggerisce che l’esposizione ripetuta o prolungata a condizioni termiche estreme meriti attenzione anche nell’ambito della salute riproduttiva.
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