Salute 24 Luglio 2026 14:54

Burnout e lavoro digitale: una nuova scala misura l’uso consapevole della tecnologia

Ricercatori britannici hanno sviluppato uno strumento per valutare la mindfulness digitale. Lo studio evidenzia che intenzione, attenzione e autoconsapevolezza nell'uso dei dispositivi proteggono salute mentale e benessere.

di Arnaldo Iodice
Burnout e lavoro digitale: una nuova scala misura l’uso consapevole della tecnologia

Non è soltanto il tempo trascorso davanti a uno schermo a influenzare il benessere dei lavoratori, ma soprattutto il modo in cui si utilizzano strumenti e piattaforme digitali. È quanto emerge da un nuovo studio condotto dai ricercatori delle Facoltà di Psicologia e Medicina dell’Università di Nottingham, che hanno sviluppato e validato la Digital Mindfulness Scale (DMS), il primo strumento pensato per misurare il livello di consapevolezza con cui le persone interagiscono con la tecnologia durante l’attività lavorativa. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Computers in Human Behavior.

Lo studio suggerisce che una maggiore mindfulness digitale protegge dal tecnostress, dall’esaurimento emotivo e dal peggioramento del benessere mentale. Per validare la nuova scala, i ricercatori hanno dapprima perfezionato il questionario con il contributo di esperti di mindfulness e tecnologie digitali, quindi lo hanno sottoposto a circa 400 lavoratori del Regno Unito in un’indagine articolata in due rilevazioni a distanza di un mese.

I partecipanti con punteggi più elevati nella scala hanno riportato, al follow-up, livelli inferiori di stress tecnologico e burnout e una migliore salute mentale, anche tenendo conto della loro predisposizione generale alla mindfulness e di altri fattori potenzialmente influenti.

Le tre dimensioni della mindfulness digitale e perché proteggono il benessere

La Digital Mindfulness Scale è composta da 15 domande che valutano tre aspetti fondamentali del rapporto con la tecnologia. Il primo è l’intenzione, cioè l’abitudine a utilizzare dispositivi e applicazioni con uno scopo preciso anziché in modo automatico o impulsivo. Il secondo è l’attenzione, che misura la capacità di rimanere concentrati sul compito da svolgere evitando di lasciarsi trascinare dalle continue notifiche, dalle interruzioni e dal multitasking digitale. Il terzo riguarda l’atteggiamento, ovvero il modo in cui una persona reagisce agli inconvenienti tecnologici, privilegiando pazienza e autocompassione invece di frustrazione e autocritica.

Secondo Elizabeth Marsh, dottoranda presso la Facoltà di Psicologia e prima autrice dello studio, ciò che conta nel moderno ambiente di lavoro non è soltanto la quantità di tecnologia utilizzata, ma la qualità dell’interazione con essa. La ricercatrice sottolinea inoltre che la mindfulness digitale è una competenza che può essere sviluppata attraverso semplici strategie quotidiane: definire un’intenzione prima di utilizzare un dispositivo, proteggere la propria attenzione limitando le distrazioni e affrontare gli inevitabili problemi tecnologici con maggiore equilibrio emotivo.

Lo studio si inserisce in un filone di ricerche che aveva già evidenziato come un utilizzo più consapevole degli strumenti digitali possa contribuire a ridurre stress, ansia e sovraccarico cognitivo nei contesti lavorativi.

Non solo responsabilità individuale: serve anche un’organizzazione del lavoro più sana

Gli autori sottolineano tuttavia che il benessere digitale non può dipendere esclusivamente dai singoli lavoratori. La mindfulness digitale rappresenta una risorsa personale importante, ma deve essere sostenuta anche da interventi organizzativi capaci di limitare le fonti di tecnostress. Tra le misure suggerite figurano politiche aziendali sulla gestione delle notifiche, regole chiare sulla reperibilità, il rispetto del diritto alla disconnessione e una progettazione degli strumenti digitali orientata a favorire concentrazione e benessere anziché continue interruzioni. La nuova scala potrebbe quindi diventare uno strumento utile per valutare l’efficacia dei programmi aziendali dedicati alla salute mentale e per guidare lo sviluppo di tecnologie più attente ai bisogni delle persone.

Secondo Alexa Spence, docente di Psicologia all’Università di Nottingham, la ricerca dimostra che il modo in cui gli individui interagiscono con la tecnologia rappresenta un elemento chiave per comprendere gli effetti del lavoro digitale sul benessere. Elvira Perez Vallejos, professoressa di tecnologie digitali per la salute mentale presso la Facoltà di Medicina, conclude che promuovere un utilizzo più consapevole della tecnologia può rafforzare le strategie di prevenzione del burnout, purché questo approccio integri e non sostituisca la responsabilità delle organizzazioni nel creare ambienti di lavoro digitali realmente salutari.

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