Nutri e Previeni 23 Luglio 2026 15:30

Bibite e succhi nell’infanzia aumentano il rischio di ipertensione da adulti

Uno studio seguito per 25 anni collega il consumo abituale di bevande zuccherate e succhi di frutta durante l'infanzia a un maggiore rischio di pressione alta in età adulta. La frutta intera emerge come l'alternativa più protettiva.

di Arnaldo Iodice
Bibite e succhi nell’infanzia aumentano il rischio di ipertensione da adulti

Le bevande consumate durante l’infanzia potrebbero lasciare un’impronta sulla salute cardiovascolare molto più a lungo di quanto si pensasse. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista Circulation dell’American Heart Association, secondo cui il consumo abituale di bevande zuccherate e, in misura diversa, anche di succhi di frutta fin dai primi anni di vita è associato a un aumento del rischio di sviluppare ipertensione in età adulta. La ricerca ha seguito per un massimo di 25 anni 25.749 partecipanti statunitensi arruolati tra i 9 e i 16 anni nell’ambito del Growing Up Today Study (GUTS).

Attraverso questionari alimentari compilati periodicamente, i ricercatori hanno monitorato il consumo di bibite gassate, bevande sportive, tè zuccherati, limonate, succhi di frutta, frutta intera e altri alimenti, mettendo questi dati in relazione con le successive diagnosi di ipertensione auto-riferite. Lo studio ha inoltre valutato modelli teorici di sostituzione delle bevande zuccherate con acqua, latte o frutta intera, stimando il possibile impatto di queste scelte sul rischio cardiovascolare futuro.

Bibite e succhi: quanto aumenta il rischio di ipertensione

L’analisi ha evidenziato una relazione dose-dipendente tra il consumo di alcune bevande e il rischio di sviluppare ipertensione. I partecipanti che assumevano almeno due porzioni al giorno di bevande zuccherate presentavano un rischio superiore del 52% rispetto a chi ne consumava meno di tre porzioni alla settimana. Entrando nel dettaglio, ogni porzione quotidiana di bibita gassata risultava associata a un incremento del 23% del rischio, mentre le bevande sportive raggiungevano un aumento del 36%.

Anche i succhi di frutta hanno mostrato un’associazione significativa quando consumati in quantità elevate: chi beveva almeno una porzione e mezza al giorno aveva un rischio maggiore del 35% rispetto ai consumatori occasionali. Tra i diversi succhi, soltanto quello d’arancia è risultato correlato a un incremento del rischio, pari al 20% per ogni porzione giornaliera. Gli autori invitano però a interpretare questo dato con cautela, poiché alcune bevande all’arancia contenenti zuccheri aggiunti potrebbero essere state erroneamente classificate come succhi al 100%. Un elemento rilevante emerso dallo studio è che queste associazioni sono rimaste sostanzialmente invariate anche dopo aver corretto i risultati per fattori quali qualità complessiva della dieta, attività fisica, fumo e altre variabili dello stile di vita, suggerendo un legame indipendente tra il consumo di queste bevande e il rischio di ipertensione.

Le possibili alternative più salutari

I ricercatori hanno simulato gli effetti della sostituzione quotidiana delle bevande zuccherate con alimenti e bevande alternativi. I modelli statistici suggeriscono che rimpiazzare una porzione giornaliera di bevanda zuccherata con frutta intera potrebbe ridurre il rischio di ipertensione del 22%, mentre sostituire un succo di frutta con frutta fresca potrebbe determinare una riduzione del 19%. Anche la sostituzione delle bevande zuccherate con acqua o latte è risultata associata a un rischio inferiore, fino al 13%, mentre lo stesso beneficio non è stato osservato sostituendo il succo di frutta con acqua o latte. Nel complesso, i dati indicano la frutta intera come l’alternativa più favorevole.

Perché la prevenzione deve iniziare già nell’infanzia

Secondo gli autori, i risultati rafforzano l’idea che le abitudini alimentari acquisite nei primi anni di vita possano influenzare il rischio cardiovascolare per decenni. La professoressa Vasanti Malik sottolinea che l’ipertensione viene diagnosticata sempre più frequentemente anche tra giovani adulti, adolescenti e bambini, rendendo essenziale investire nella prevenzione precoce. L’ipertensione rappresenta infatti uno dei principali fattori di rischio per infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari. Sebbene alcuni elementi predisponenti, come età, familiarità e patrimonio genetico, non siano modificabili, altri dipendono dallo stile di vita e possono essere affrontati fin dall’infanzia. Malik evidenzia inoltre che le bevande zuccherate, comprese quelle sportive spesso percepite come salutari, dovrebbero essere limitate.

Anche i succhi di frutta al 100% possono trovare spazio nell’alimentazione, ma soltanto con moderazione e senza sostituire il consumo di frutta fresca, che offre fibre e altri nutrienti assenti nelle bevande. Il messaggio principale dello studio è che piccoli cambiamenti nelle scelte quotidiane potrebbero contribuire a ridurre il rischio di sviluppare ipertensione molti anni dopo.

Conta anche la fonte degli zuccheri

Un aspetto interessante evidenziato dagli esperti dell’American Heart Association riguarda la diversa influenza delle fonti di fruttosio. Il cardiologo Amit Khera osserva che non è tanto la quantità complessiva di fruttosio a determinare il rischio cardiovascolare, quanto il tipo di alimento che lo contiene. Le bevande zuccherate e, in parte, i succhi di frutta risultano associati a un aumento del rischio di ipertensione, mentre la frutta intera non mostra questo effetto. Secondo Khera, lo studio contribuisce anche a sfatare due convinzioni diffuse: che il fruttosio sia sempre dannoso indipendentemente dalla fonte e che i succhi di frutta siano automaticamente benefici per la salute cardiovascolare. I risultati suggeriscono invece un quadro più complesso, nel quale il contesto alimentare assume un ruolo determinante.

Limiti dello studio e implicazioni per la salute pubblica

Pur trattandosi di uno dei più lunghi studi prospettici sull’argomento, gli autori invitano a interpretare i risultati con prudenza. La ricerca è infatti di tipo osservazionale e si basa su questionari alimentari e diagnosi di ipertensione auto-riferite dai partecipanti. Di conseguenza, non è possibile stabilire un rapporto diretto di causa-effetto tra il consumo di bevande zuccherate o succhi di frutta e lo sviluppo dell’ipertensione. Inoltre, potrebbero esistere fattori non misurati che hanno influenzato i risultati. Un altro limite riguarda la composizione della popolazione studiata, costituita per il 96% da partecipanti bianchi non ispanici. Questo significa che i dati potrebbero non essere completamente generalizzabili ad altre popolazioni, nelle quali le abitudini alimentari e il consumo di bevande zuccherate possono essere differenti.

Nonostante queste limitazioni, gli esperti dell’American Heart Association ritengono che le evidenze siano sufficientemente solide da sostenere interventi di salute pubblica finalizzati a ridurre il consumo di bevande zuccherate. Tra le misure proposte figurano politiche fiscali specifiche, standard nutrizionali più rigorosi per i pasti scolastici, un’informazione più chiara nei ristoranti e iniziative per migliorare la qualità complessiva dell’alimentazione nei programmi di assistenza nutrizionale.

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