Prevenzione 30 Marzo 2026 15:36

Attività fisica: nelle cinquantenni può dimezzare il rischio di morte precoce

Uno studio pubblicato su PLOS Medicine evidenzia come mantenere nel tempo livelli adeguati di attività fisica sia associato a una significativa riduzione della mortalità nelle donne

di Isabella Faggiano
Attività fisica: nelle cinquantenni può dimezzare il rischio di morte precoce

Non è solo una questione di movimento, ma di costanza nel tempo. Nelle donne di mezza età, mantenere livelli regolari di attività fisica può ridurre fino alla metà il rischio di morte precoce. È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato su PLOS Medicine, che rafforza il legame tra stile di vita attivo e salute a lungo termine. La ricerca, guidata dall’Università di Sydney, ha analizzato i dati di oltre 11mila donne australiane seguite per più di vent’anni, offrendo una fotografia solida e prolungata nel tempo degli effetti dell’attività fisica sulla mortalità.

Un beneficio che si costruisce negli anni

Al centro dello studio non c’è solo la quantità di esercizio, ma soprattutto la sua continuità. Le donne che hanno rispettato nel tempo le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità – almeno 150 minuti a settimana di attività moderata o intensa – hanno mostrato un rischio di morte per tutte le cause significativamente più basso rispetto a chi è rimasto inattivo. Il dato è netto: il rischio si riduce del 50%. In termini concreti, la mortalità è risultata pari al 5,3% tra le donne attive, contro il 10,4% tra quelle che non hanno mai raggiunto livelli adeguati di attività fisica.

Non tutti i benefici sono uguali

I risultati suggeriscono un effetto protettivo anche rispetto alle malattie cardiovascolari e ai tumori, ma in questi casi le evidenze sono meno solide. Secondo i ricercatori, ciò potrebbe dipendere dal numero più limitato di eventi osservati, che rende più difficile trarre conclusioni definitive. Un altro aspetto rilevante riguarda il momento in cui si inizia a fare attività fisica. I benefici associati a un avvio tardivo – ad esempio dopo i 55 o 60 anni – appaiono meno chiari rispetto a quelli osservati in chi mantiene uno stile di vita attivo per tutta la mezza età. Un’indicazione che sottolinea quanto sia importante la continuità, più che il recupero tardivo.

Dati da uno studio di lunga durata

Lo studio si basa sull’Australian Longitudinal Study on Women’s Health e ha seguito donne nate tra il 1946 e il 1951, monitorandone nel tempo i livelli di attività fisica e gli esiti di salute attraverso nove rilevazioni successive. Un approccio che ha permesso di analizzare non solo singoli momenti, ma veri e propri percorsi di vita. Per avvicinarsi il più possibile a una valutazione causale, i ricercatori hanno utilizzato un modello che simula uno studio clinico randomizzato a partire da dati osservazionali, tenendo conto di variabili socio-demografiche e condizioni di salute.

I limiti e il valore per la prevenzione

Come in molti studi di questo tipo, i livelli di attività fisica sono stati auto-riferiti dalle partecipanti e il campione potrebbe non rappresentare tutte le donne di mezza età. Tuttavia, la durata del follow-up e l’ampiezza della popolazione osservata rendono i risultati particolarmente rilevanti. Il messaggio che emerge è chiaro: mantenere nel tempo uno stile di vita attivo rappresenta uno dei fattori più importanti per la salute e la longevità. Non un intervento occasionale, ma un’abitudine da costruire e consolidare negli anni. Per la prevenzione, si tratta di un’indicazione concreta: restare attive nella mezza età può fare la differenza, non solo in termini di benessere quotidiano, ma anche di aspettativa di vita.

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