Uno studio italiano pubblicato su Nature Communications dimostra che la SMA altera lo sviluppo del sistema nervoso già nelle prime fasi embrionali. Decisivi lo screening neonatale e le terapie precoci
C’è un tempo invisibile in cui molte malattie iniziano il loro percorso. Un tempo che precede i sintomi, la diagnosi, persino la nascita. È lì, nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale, che l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA) comincia a lasciare il suo segno. A dimostrarlo è una ricerca italiana appena pubblicata su Nature Communications, che cambia prospettiva su una delle più gravi patologie genetiche dell’infanzia.
La malattia prima dei sintomi
Tradizionalmente considerata una patologia dei motoneuroni, la SMA si manifesta con una progressiva debolezza muscolare dovuta alla loro degenerazione. Ma il nuovo studio racconta una storia diversa e più precoce: il sistema nervoso centrale risulta compromesso già durante lo sviluppo embrionale. Il lavoro nasce dalla collaborazione tra il “Centro Dino Ferrari” dell’Università Statale di Milano, Humanitas University, la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e la Columbia University di New York. A coordinarlo Stefania Corti, professoressa di Neurologia all’Università degli Studi di Milano e direttrice della SSD Malattie Neuromuscolari e Rare del Policlinico di Milano, insieme a Simona Lodato, professoressa di Anatomia Umana a Humanitas University e group leader del laboratorio di Neurosviluppo dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas.
Organoidi: una finestra sul neurosviluppo
Per osservare cosa accade nelle fasi più precoci della malattia, i ricercatori hanno utilizzato organoidi, strutture tridimensionali ottenute da cellule di pazienti e capaci di riprodurre in laboratorio lo sviluppo del tessuto nervoso umano. Attraverso questi modelli è emerso che la carenza della proteina SMN – la cui assenza è responsabile della SMA – non colpisce soltanto i motoneuroni già formati, ma interferisce con i programmi di differenziamento delle cellule progenitrici neurali. In altre parole, altera il percorso di maturazione delle cellule nervose quando il sistema nervoso è ancora in costruzione. Le analisi di sequenziamento a singola cellula hanno evidenziato alterazioni diffuse che coinvolgono diverse popolazioni neuronali, non solo i motoneuroni. Le registrazioni elettrofisiologiche hanno inoltre documentato una condizione di ipereccitabilità anomala negli organoidi spinali e cerebrali, segno di un’alterazione funzionale che interessa l’intero sistema nervoso centrale.
Il valore dello screening neonatale
Se la malattia inizia così presto, la conseguenza è chiara: intervenire prima possibile fa la differenza. Lo studio dimostra infatti che un trattamento precoce con oligonucleotidi antisenso ottimizzati per aumentare i livelli della proteina SMN è in grado di correggere i difetti morfologici e funzionali osservati negli organoidi. Le cellule recuperano pattern elettrici più fisiologici e si riduce significativamente la morte cellulare. È una conferma sperimentale di ciò che la clinica sta già mostrando: i migliori risultati si ottengono quando la terapia viene avviata in fase presintomatica, grazie anche ai programmi di screening neonatale.
Dalla ricerca al letto del paziente
L’Atrofia Muscolare Spinale resta una delle principali cause genetiche di morte infantile, ma negli ultimi anni le terapie innovative hanno trasformato radicalmente la prognosi. Questo studio aggiunge un tassello cruciale alla comprensione dei meccanismi biologici alla base della malattia e rafforza l’idea che il tempo sia un fattore determinante. Il valore del lavoro è anche nel modello di collaborazione che lo ha reso possibile: istituzioni accademiche e cliniche che integrano ricerca di base, sviluppo di modelli sperimentali avanzati e applicazione clinica. Un continuum che permette di trasformare le scoperte di laboratorio in opportunità concrete per i pazienti.
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