Uno studio pubblicato su Cell Reports Medicine suggerisce che bassi livelli di 12-HETE, una molecola lipidica, durante la gravidanza possano aumentare il rischio di asma e infezioni respiratorie nei figli. La ricerca apre la strada a nuove strategie di prevenzione personalizzata già in epoca prenatale.
L’asma infantile potrebbe avere origine molto prima della comparsa dei primi sintomi, addirittura durante la gravidanza. È quanto suggerisce uno studio internazionale guidato dall’Università di Copenhagen e pubblicato sulla rivista scientifica Cell Reports Medicine, che ha individuato un legame tra i livelli materni di una particolare molecola lipidica, il 12-HETE, e il rischio di sviluppare asma nei bambini. I ricercatori hanno osservato che i figli di donne con livelli non rilevabili di 12-HETE nel sangue durante la gravidanza presentano un rischio significativamente più elevato di sviluppare asma e infezioni respiratorie nei primi anni di vita. Nella coorte danese analizzata, il rischio risultava aumentato del 62%.
Il ruolo del sistema immunitario e del microbiota
Lo studio ha coinvolto due grandi coorti madre-bambino, una danese e una statunitense, seguendo i bambini dalla nascita fino ai dieci anni. Analizzando campioni di sangue materni e il microbiota respiratorio dei neonati, gli autori hanno individuato differenze precoci già nelle prime settimane di vita. Nei bambini nati da madri con bassi livelli di 12-HETE è stata osservata una diversa composizione dei batteri presenti nelle vie respiratorie, insieme a modificazioni della risposta immunitaria locale. Secondo gli studiosi, questa molecola avrebbe un ruolo importante nella maturazione dei macrofagi alveolari, cellule fondamentali per la difesa immunitaria dei polmoni. “Questa molecola sembra svolgere un ruolo cruciale nello sviluppo precoce del sistema immunitario”, ha spiegato Bo Chawes, autore senior dello studio.
Omega-3 efficaci solo in alcune donne
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda l’effetto degli omega-3 assunti in gravidanza. I ricercatori hanno infatti osservato che l’integrazione prenatale con omega-3 riduceva il rischio di asma nei figli soltanto nelle donne con livelli rilevabili di 12-HETE. In questo gruppo il rischio di asma infantile risultava ridotto del 58% rispetto al placebo. Al contrario, nelle donne prive di questa molecola non emergevano benefici significativi. “Non tutte le donne traggono lo stesso vantaggio dagli integratori”, ha sottolineato Chawes, aprendo alla possibilità futura di strategie preventive più personalizzate.
Verso una prevenzione su misura
Secondo gli autori, il 12-HETE potrebbe diventare in futuro un biomarcatore utile per identificare precocemente i bambini a maggior rischio di sviluppare malattie respiratorie. La ricerca suggerisce infatti che alcune condizioni biologiche materne possano influenzare la risposta del sistema immunitario del neonato già nelle primissime fasi della vita. Gli studiosi precisano però che si tratta di un’associazione statistica e non di una prova definitiva di causalità. Saranno quindi necessari ulteriori studi per capire se modificare i livelli di questa molecola durante la gravidanza possa realmente ridurre il rischio di asma infantile.
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