Salute 17 Giugno 2026 15:40

Arresto cardiaco, solo il 48% degli italiani interverrebbe: per oltre uno su due serve supporto psicologico dopo il soccorso

Una ricerca realizzata dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future di Credem e Università Cattolica fotografa le paure degli italiani davanti a un’emergenza cardiaca. Non mancano solo le competenze tecniche: a frenare l’intervento sono anche il timore di sbagliare e il peso emotivo del soccorso.

di Viviana Franzellitti
Arresto cardiaco, solo il 48% degli italiani interverrebbe: per oltre uno su due serve supporto psicologico dopo il soccorso

Quando una persona viene colpita da un arresto cardiaco, intervenire nei primi minuti può fare la differenza tra la vita e la morte. Eppure, in Italia, solo il 48% della popolazione dichiara che sarebbe disposto a prestare soccorso. A frenare non è soltanto la mancanza di preparazione tecnica, ma anche il peso emotivo che un’emergenza di questo tipo può generare. È quanto emerge da una ricerca commissionata da Italian Resuscitation Council (IRC) all’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, progetto sviluppato da Credem e Università Cattolica del Sacro Cuore. Per la società scientifica, da anni impegnata nella diffusione delle manovre salvavita, i risultati evidenziano la necessità di promuovere una cultura della rianimazione più capillare, capace di aumentare competenze, sicurezza e fiducia nei cittadini.

Non manca solo la formazione: il soccorso spaventa anche dal punto di vista emotivo

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’indagine riguarda il carico psicologico associato all’intervento. Tra coloro che sarebbero pronti ad aiutare una persona in arresto cardiaco, il 52% ritiene che avrebbe bisogno di un supporto psicologico dopo il soccorso. Un dato che diventa ancora più significativo tra le donne (58%), tra i millennials (58%) e tra chi ha già vissuto da vicino un arresto cardiaco in famiglia o ha partecipato a un soccorso (57%). Secondo IRC, questi numeri dimostrano che la preparazione all’emergenza non può limitarsi all’insegnamento delle tecniche di rianimazione cardiopolmonare, ma deve includere anche strumenti per affrontare lo stress, l’ansia e le conseguenze emotive che possono seguire a un intervento salvavita.

Quasi un italiano su due non sa come intervenire in caso di arresto cardiaco

La ricerca mette in evidenza anche un importante deficit di conoscenze. Solo il 13% degli italiani afferma di conoscere bene le procedure di soccorso, mentre il 41% le conosce soltanto a grandi linee. Ancora più preoccupante il dato relativo a chi ammette di non sapere affatto cosa fare: si tratta del 46% della popolazione. A questa scarsa preparazione si aggiungono paure e incertezze che spesso bloccano l’azione. In particolare:

• Il 56% teme di peggiorare la situazione
• il 42% pensa di non essere all’altezza
• il 15% ha paura di essere considerato responsabile in caso di esito negativo
• il 12% teme di farsi prendere dal panico.

Per Italian Resuscitation Council, rafforzare la formazione significa quindi non soltanto trasmettere competenze tecniche, ma anche aiutare le persone a superare le barriere psicologiche che impediscono di intervenire.

Defibrillatori poco conosciuti e ancora troppo invisibili

L’indagine ha analizzato anche la conoscenza dei defibrillatori automatici esterni (DAE) presenti sul territorio. Soltanto il 37% degli italiani ritiene che vicino alla propria abitazione sia disponibile un defibrillatore, mentre un cittadino su cinque dichiara di non aver mai verificato la presenza di questi dispositivi. La consapevolezza aumenta tra i giovani, tra chi possiede un livello di istruzione più elevato e tra coloro che hanno già frequentato corsi di primo soccorso, confermando quanto l’informazione possa incidere sulla capacità dei cittadini di riconoscere e utilizzare strumenti essenziali nelle emergenze.

In Italia 50mila arresti cardiaci all’anno: perché serve una cultura più diffusa della rianimazione

Ogni anno si stimano circa 50mila arresti cardiaci extraospedalieri in Italia e circa 400mila in Europa. Nonostante la tempestività dell’intervento sia fondamentale, chi assiste all’evento presta soccorso soltanto nel 58% dei casi, mentre il defibrillatore viene utilizzato appena nel 28% delle emergenze. La sopravvivenza media si attesta intorno all’8%.

Numeri che, secondo IRC, rendono indispensabile investire nella formazione della popolazione e nella diffusione delle manovre salvavita. Ogni minuto senza intervento riduce infatti del 10% le probabilità di sopravvivenza, motivo per cui aumentare il numero di cittadini preparati e sicuri delle proprie capacità può tradursi in più vite salvate, minori disabilità e migliori prospettive di recupero per i pazienti. Per la società scientifica, costruire una vera cultura dell’emergenza significa affiancare alla formazione tecnica anche il sostegno emotivo dei soccorritori e una maggiore conoscenza dei defibrillatori presenti sul territorio, trasformando la paura in consapevolezza e l’esitazione in un aiuto concreto.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato