Salute 15 Gennaio 2026 12:22

Aritmie ventricolari, regressione in oltre l’80% dei casi con una sola seduta di radioterapia stereotassica

Una singola seduta di radioterapia stereotassica può ridurre significativamente le aritmie ventricolari nei pazienti con cardiopatie avanzate, offrendo un’opzione non invasiva per chi non risponde alle terapie convenzionali. I risultati dello studio italiano STRA-MI-VT

di Isabella Faggiano
Aritmie ventricolari, regressione in oltre l’80% dei casi con una sola seduta di radioterapia stereotassica

Quando il cuore batte in modo ‘incontrollato’, le conseguenze possono essere drammatiche: episodi ripetuti di tachicardia ventricolare, rischi di morte improvvisa e una qualità della vita compromessa. Fino a oggi, per molti pazienti con aritmie maligne gravi, le opzioni terapeutiche erano limitate: l’ablazione transcatetere, seppur efficace, non sempre poteva essere eseguita, lasciando alcune persone senza alternative di cura. Ora, grazie allo studio italiano STRA-MI-VT, emerge una nuova possibilità: la radioterapia stereotassica, applicata in una singola seduta, capace di ridurre il quadro aritmico in oltre l’80% dei pazienti trattati. Un passo che segna l’ingresso di un approccio non invasivo nel panorama delle terapie cardiache complesse.

Radioterapia stereotassica, un’opzione innovativa

STRA-MI-VT è stato condotto dal Centro Cardiologico Monzino in collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia. I pazienti selezionati presentavano aritmie ventricolari gravi, non controllabili con farmaci o ablazione convenzionale, e molti avevano impiantato un defibrillatore. La metodica consiste nell’identificazione precisa del tessuto aritmogeno tramite imaging avanzato e mappaggio elettroanatomico, seguita dall’erogazione di una singola frazione ad alta precisione con radioterapia volumetrica modulata ad arco. I dati pubblicati su Europace mostrano che, a un anno dal trattamento, più dell’80% dei pazienti ha registrato una regressione significativa delle aritmie. La riduzione degli interventi dell’ICD è stata evidente: le stimolazioni anti-tachicardia e gli shock sono calati drasticamente, migliorando la qualità della vita. Gli effetti collaterali sono stati rari e generalmente lievi, con un solo caso che ha richiesto una pericardiocentesi non urgente. Non sono stati rilevati peggioramenti della funzione ventricolare sinistra o della salute coronarica.

Una risposta per i pazienti più complessi

“La collaborazione tra aritmologi, radio-oncologi ed esperti di imaging ha consentito di localizzare con precisione il tessuto responsabile delle aritmie, aumentando l’efficacia e la sicurezza della procedura”, spiega Corrado Carbucicchio, ideatore e principal investigator dello studio. Questa strategia non invasiva rappresenta un’opzione concreta per chi, fino a oggi, non aveva alternative terapeutiche e apre la strada a un uso più esteso anche in pazienti con forme meno gravi di tachicardia ventricolare.

Prospettive future

Barbara Jereczek, co-PI dello studio e direttore della Divisione di Radioterapia dello IEO, sottolinea come sempre più centri stiano valutando questa metodica in collaborazione con i radio-oncologi, mentre le società scientifiche italiane ed europee, come AIRO ed ESTRO, stanno iniziando a definire le prime raccomandazioni basate su questi dati. Lo studio STRA-MI-VT segna dunque un passo decisivo verso l’integrazione della radioterapia stereotassica nella cura delle aritmie ventricolari, promettendo un futuro in cui anche le forme più aggressive possano essere affrontate con successo.


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