Salute 27 Aprile 2026 17:16

Apnea ostruttiva del sonno, stimolare il nervo della lingua riduce gli episodi e migliora il riposo

Uno studio randomizzato pubblicato su Annals of Internal Medicine dimostra che la stimolazione prossimale del nervo ipoglosso è sicura ed efficace nei pazienti con apnea ostruttiva del sonno. La tecnica riduce le interruzioni respiratorie notturne e migliora la sonnolenza diurna

di Isabella Faggiano
Apnea ostruttiva del sonno, stimolare il nervo della lingua riduce gli episodi e migliora il riposo

L’apnea ostruttiva del sonno è una condizione frequente e spesso sottodiagnosticata, caratterizzata da ripetute interruzioni della respirazione durante il sonno. Oltre a compromettere la qualità della vita, è associata a un aumento del rischio cardiovascolare e metabolico. Il trattamento di riferimento resta la ventilazione a pressione positiva continua (CPAP), ma una quota significativa di pazienti non riesce a tollerarla nel lungo periodo, rendendo necessario individuare strategie alternative.

Stimolare il nervo della lingua per mantenere aperte le vie aeree

In questo contesto si inserisce la stimolazione del nervo ipoglosso, già approvata come opzione terapeutica per alcuni pazienti. Questa tecnica agisce sui muscoli della lingua, migliorando il tono delle vie aeree e prevenendo il collasso durante il sonno. La novità riguarda una versione più avanzata della procedura, la stimolazione prossimale del nervo ipoglosso (pHGNS), progettata per offrire una stimolazione più mirata e una procedura di impianto semplificata, senza necessità di endoscopia in sonno farmacologico.

Lo studio OSPREY: efficacia e sicurezza

I risultati arrivano dallo studio randomizzato OSPREY, coordinato da Atul Malhotra, che ha coinvolto 104 adulti con apnea ostruttiva moderata o grave in 23 centri statunitensi. I partecipanti sono stati assegnati a ricevere il trattamento immediatamente oppure dopo sette mesi. L’obiettivo principale era ridurre l’indice apnea-ipopnea (AHI) al di sotto di 20 eventi per ora. Dopo sette mesi, il 58,2% dei pazienti trattati ha raggiunto questo traguardo, con una significativa riduzione degli episodi respiratori notturni. Inoltre, i pazienti hanno riferito un miglioramento della sonnolenza diurna, uno dei sintomi più impattanti della malattia. Nel gruppo di controllo, invece, non sono stati osservati miglioramenti clinicamente rilevanti nello stesso periodo.

Benefici che si mantengono nel tempo

I risultati positivi non si sono limitati alla fase iniziale dello studio. Nei sei mesi successivi, durante l’estensione in aperto, sono stati osservati ulteriori miglioramenti nei pazienti trattati, suggerendo un effetto duraturo della terapia. Un elemento particolarmente rilevante riguarda la sicurezza: non sono state segnalate complicanze gravi legate alla procedura, indicando un buon profilo di tollerabilità.

Un’alternativa per chi non tollera la CPAP

La stimolazione del nervo ipoglosso rappresenta già oggi un’opzione per i pazienti che non riescono a utilizzare la CPAP. La versione prossimale studiata potrebbe ampliare ulteriormente le possibilità terapeutiche grazie a una maggiore efficacia nel reclutare i muscoli delle vie aeree e a una procedura meno complessa. Secondo gli autori, questa strategia potrebbe offrire un nuovo approccio nel trattamento dell’apnea ostruttiva del sonno, soprattutto nei pazienti con limitate alternative terapeutiche. Nonostante i risultati incoraggianti, saranno necessari studi più ampi e con follow-up più lunghi per confermare l’efficacia e la sicurezza nel tempo. L’evoluzione di tecniche sempre più mirate e meno invasive potrebbe però cambiare in modo significativo la gestione di una patologia ancora oggi difficile da trattare, migliorando l’aderenza alle cure e la qualità della vita dei pazienti.

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