Sanità 9 Luglio 2026 14:51

Antibiotico-resistenza, il piano degli esperti: “Diagnosi rapida, uso appropriato degli antibiotici e nuove terapie”

L'Italia continua a registrare livelli di antibiotico-resistenza e infezioni correlate all'assistenza superiori alla media europea. Le strategie da seguire al centro del terzo appuntamento de "La Sanità che Vorrei"

di Redazione
Antibiotico-resistenza, il piano degli esperti: “Diagnosi rapida, uso appropriato degli antibiotici e nuove terapie”

Quasi cinque milioni di decessi associati ogni anno nel mondo. Ricoveri più lunghi, costi sanitari in crescita e un numero sempre maggiore di infezioni difficili da trattare. L’antimicrobico-resistenza (AMR) continua a essere una delle principali minacce per la salute globale e l’Italia resta tra i Paesi europei più esposti. Secondo gli ultimi dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), negli ospedali italiani per acuti la prevalenza delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) raggiunge il 6,8%, a fronte di una mediana europea del 5,1%. Ancora più marcato il divario per l’antibiotico-resistenza: l’indice composito italiano è pari al 21,8%, contro il 15,4% registrato nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo. Da questi numeri è partito il confronto ospitato al Ministero della Salute durante il terzo appuntamento della quinta edizione de “La Sanità che Vorrei”, dedicato al tema “L’antimicrobico-resistenza: un piano per il futuro della salute”. L’iniziativa, organizzata da Aristea International e promossa dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), insieme ad AMCLI, SIGOT, SIMaST, SIMeVeP, SIMG, SIP e SItI, ha riunito istituzioni, società scientifiche e rappresentanti dei cittadini per individuare le azioni necessarie a rafforzare la risposta del Servizio sanitario nazionale.

Le infezioni ospedaliere misurano la qualità del Servizio sanitario

“L’antibiotico-resistenza è una sfida sistemica che riguarda la qualità dell’assistenza, la sicurezza del paziente e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”. A ricordarlo è stato Massimo Andreoni, componente del Consiglio superiore di sanità, secondo cui le infezioni correlate all’assistenza rappresentano una vera “cartina di tornasole” della capacità del sistema sanitario di prevenire, sorvegliare e gestire tempestivamente il rischio infettivo. Per l’infettivologo, il contrasto all’AMR richiede un approccio integrato che metta insieme prevenzione, diagnostica microbiologica, appropriatezza prescrittiva, infection control e disponibilità di nuove opzioni terapeutiche. Anche la vaccinazione, soprattutto contro le infezioni respiratorie nei soggetti più fragili, può contribuire a ridurre il ricorso agli antibiotici e, di conseguenza, la pressione selettiva che favorisce la comparsa di batteri resistenti.

Dalla politica alla governance: l’approccio One Health

Il tema dell’antibiotico-resistenza è ormai entrato stabilmente nell’agenda politica nazionale. La tavola rotonda istituzionale ha coinvolto rappresentanti del Ministero della Salute, del Parlamento e delle istituzioni regionali, che hanno discusso il rapporto tra sicurezza sanitaria globale, approccio One Health e cooperazione internazionale. Uno dei punti centrali del confronto ha riguardato il futuro del fondo destinato agli antibiotici “reserve”, considerati essenziali per il trattamento delle infezioni causate da batteri multiresistenti. Secondo gli esperti, mantenere un finanziamento stabile rappresenta una condizione indispensabile per evitare che le innovazioni terapeutiche rimangano disponibili solo sulla carta senza tradursi in un reale accesso per i pazienti. Il dibattito ha coinvolto anche Agenas, Istituto Superiore di Sanità, CARB-X, IQVIA, Cittadinanzattiva, Federfarma e Consiglio superiore di sanità, con un focus sul delicato passaggio che separa la ricerca dall’applicazione nella pratica clinica. Governance, sostenibilità economica, appropriatezza prescrittiva, coinvolgimento dei cittadini e responsabilità pubblica sono stati indicati come elementi imprescindibili per rendere realmente efficace la lotta all’antimicrobico-resistenza. Nel corso dell’incontro sono stati richiamati anche i dati della Coalizione CARe, secondo cui in Italia le infezioni sostenute da batteri resistenti causano ogni anno tra 8.000 e 11.000 decessi, determinano costi compresi tra 1,5 e 2,4 miliardi di euro e producono circa 4.600 giornate di degenza aggiuntive ogni 100 mila abitanti.

Diagnostica rapida e stewardship: le armi più efficaci

Per gli specialisti, la prima risposta concreta passa dalla diagnostica rapida. Identificare precocemente il microrganismo responsabile di un’infezione permette infatti di scegliere il trattamento più appropriato, riducendo il ricorso agli antibiotici ad ampio spettro e favorendo una tempestiva de-escalation terapeutica. In questa direzione si inseriscono i programmi promossi dalla SIMIT. Resistimit, rete nazionale che coinvolge 61 centri italiani, ha già raccolto oltre 3.100 casi di batteriemie da Gram-negativi multiresistenti, fornendo dati preziosi per comprendere l’evoluzione del fenomeno. Il progetto Insieme, pubblicato nel 2025 su Scientific Reports, ha invece offerto la prima fotografia nazionale post-pandemica delle pratiche di infection prevention and control in 38 ospedali italiani. I risultati evidenziano forti differenze territoriali e ampi margini di miglioramento, soprattutto nella sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza, nel monitoraggio dell’igiene delle mani e nei sistemi di audit. I dati preliminari raccolti successivamente in altri 17 ospedali mostrano infatti che, in molte strutture, meno del 60% degli operatori sanitari aderisce correttamente alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità sull’igiene delle mani nei momenti più critici dell’assistenza. Un dato che, secondo gli esperti, conferma quanto la formazione continua possa incidere rapidamente sulla qualità delle cure.

Il paziente anziano resta il più vulnerabile

L’antimicrobico-resistenza assume caratteristiche ancora più complesse nella popolazione anziana. Ricoveri ripetuti, multimorbilità, fragilità, malnutrizione, declino funzionale e frequenti passaggi tra ospedale, territorio e RSA rendono questi pazienti particolarmente esposti al rischio di infezioni sostenute da batteri resistenti. Virginia Boccardi, vicepresidente della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT), ha sottolineato come l’appropriatezza antibiotica debba diventare parte integrante della presa in carico geriatrica. Tra le proposte avanzate figurano l’inserimento stabile del geriatra nei programmi di antimicrobial stewardship, la valutazione sistematica della fragilità e della funzione renale, l’impiego della diagnostica rapida per favorire la de-escalation terapeutica, l’eliminazione dei trattamenti inutili – come quelli per le batteriurie asintomatiche – e il rafforzamento della continuità assistenziale tra ospedale, territorio e strutture residenziali.

Il contributo della medicina territoriale e della microbiologia

La lotta all’antibiotico-resistenza non riguarda soltanto gli ospedali. Claudio Cricelli, presidente emerito della SIMG, ha ribadito il ruolo strategico della medicina generale nella gestione precoce delle infezioni e nella riduzione delle prescrizioni inappropriate. Fondamentale anche il contributo della microbiologia clinica. Secondo Pierangelo Clerici, presidente dell’AMCLI, la disponibilità di test diagnostici sempre più rapidi rappresenta uno strumento decisivo per orientare terapie mirate e tempestive. Gli igienisti, ha ricordato Enrico Di Rosa, presidente della SItI, svolgono invece un ruolo centrale nella costruzione delle strategie di prevenzione, sorveglianza e vaccinazione, mentre Antonio Sorice, presidente della SIMeVeP, ha richiamato l’importanza dell’integrazione tra salute umana, animale e ambientale, cardine dell’approccio One Health. Giovanni Rezza ha infine sottolineato il valore della sorveglianza epidemiologica, della preparedness e del coordinamento tra i diversi livelli del sistema sanitario.

Cresce anche la resistenza nelle infezioni sessualmente trasmesse

Un capitolo specifico è stato dedicato alle infezioni sessualmente trasmesse, dove l’aumento della resistenza agli antibiotici, in particolare nella gonorrea, sta modificando profondamente gli approcci terapeutici. Secondo Luca Bello, presidente della SIMaST, è necessario superare una gestione basata prevalentemente sui sintomi per puntare su una medicina guidata dall’evidenza molecolare. Servono più test rapidi e point-of-care nei centri dedicati alle IST, un minore ricorso alla terapia empirica, una maggiore integrazione con la microbiologia clinica e modelli territoriali capaci di intercettare precocemente le infezioni nelle popolazioni più difficili da raggiungere.

Le priorità per il futuro del SSN

Nonostante le criticità ancora presenti, gli esperti riconoscono che negli ultimi anni l’Italia ha iniziato a costruire una risposta più strutturata all’antimicrobico-resistenza. Le priorità condivise sono chiare: definire indicatori misurabili, rafforzare l’antimicrobial stewardship anche sul territorio, restituire sistematicamente i dati ai clinici, consolidare le reti dei laboratori di microbiologia, investire in personale dedicato all’infection control e garantire l’accesso alle innovazioni terapeutiche. “Servono una medicina più integrata, una diagnostica più tempestiva e una prevenzione più forte”, ha concluso Claudio Mastroianni, proboviro SIMIT. “L’antibiotico-resistenza si contrasta prima di tutto costruendo un sistema capace di prevenire meglio, usare meglio gli antibiotici e proteggere i pazienti più fragili”. Il messaggio emerso dal confronto è condiviso: l’antimicrobico-resistenza non è più soltanto una questione infettivologica, ma una sfida che coinvolge l’intero Servizio sanitario nazionale. E la risposta passa da ricerca, innovazione, formazione e una governance capace di mettere in rete ospedale, territorio, laboratori e istituzioni.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato