Salute 21 Maggio 2026 09:57

Alzheimer, perché i fattori di rischio pesano di più sulle donne

Uno studio su oltre 17.000 adulti mostra che ipertensione, diabete, obesità e perdita dell’udito possono avere un impatto cognitivo più forte nelle donne.

di Arnaldo Iodice
Alzheimer, perché i fattori di rischio pesano di più sulle donne

Le donne potrebbero subire in modo più intenso gli effetti di alcuni fattori di rischio modificabili per la demenza rispetto agli uomini. È quanto emerge da uno studio della Facoltà di Medicina dell’Università della California a San Diego, pubblicato il 19 maggio 2026 sulla rivista Biology of Sex Differences. La ricerca, condotta su oltre 17.000 adulti statunitensi di mezza età e anziani, ha utilizzato i dati dello Health and Retirement Study, campione rappresentativo della popolazione americana. Il gruppo guidato da Megan Fitzhugh, PhD, con Judy Pa, PhD, come autrice senior, ha analizzato tredici fattori di rischio noti per la demenza, tra cui istruzione, perdita dell’udito, fumo, alcol, obesità, depressione, inattività fisica, ipertensione, diabete e condizioni cardiometaboliche. Il risultato principale è netto: non conta solo quanto un fattore sia diffuso, ma quanto pesi sulla funzione cognitiva.

Perché il rischio non pesa allo stesso modo

Il dato più importante dello studio è che donne e uomini non sembrano essere esposti agli stessi rischi nello stesso modo. Alcuni fattori risultano più frequenti nelle donne, altri negli uomini, ma la frequenza non coincide necessariamente con l’impatto cognitivo.

Le donne coinvolte nello studio hanno riportato più spesso depressione, inattività fisica e problemi del sonno: rispettivamente il 17% contro il 9% degli uomini, il 48% contro il 42% e il 45% contro il 40%. Avevano inoltre, in media, un livello di istruzione leggermente inferiore, elemento associato a un maggior rischio di declino cognitivo nel corso della vita.

Gli uomini, invece, presentavano più spesso perdita dell’udito, diabete e abuso di alcol: il 64% contro il 50%, il 24% contro il 21% e il 22% contro il 12%. L’ipertensione era molto diffusa in entrambi i gruppi, riguardando circa sei partecipanti su dieci, mentre l’indice di massa corporea medio si collocava nella fascia sovrappeso-obesità. La scoperta decisiva, però, riguarda l’effetto: ipertensione, indice di massa corporea elevato, diabete e perdita dell’udito sono risultati associati a prestazioni cognitive peggiori soprattutto nelle donne. Questo suggerisce che una prevenzione generica potrebbe non bastare più.

Il peso maggiore della malattia sulle donne

La ricerca si inserisce in un quadro già preoccupante: negli Stati Uniti quasi sette milioni di persone convivono con la malattia di Alzheimer e le donne rappresentano la maggioranza dei casi. Il dato viene spesso spiegato con la maggiore aspettativa di vita femminile, ma gli studiosi sottolineano che questa spiegazione non è sufficiente. Se le donne vivono più a lungo, hanno certamente più probabilità di arrivare alle età in cui la demenza è più frequente. Tuttavia, fattori biologici, sociali e comportamentali sembrano contribuire a una vulnerabilità più complessa, che merita attenzione specifica.

Dalla statistica alla prevenzione personalizzata

Il messaggio pratico dello studio riguarda la prevenzione. Se alcuni fattori di rischio producono un danno cognitivo più forte nelle donne, allora gli interventi sanitari dovrebbero tenerne conto. Non basta dire che ipertensione, diabete, obesità, depressione o sedentarietà aumentano il rischio di demenza: bisogna capire per chi quel rischio diventa più pericoloso e in quale fase della vita intervenire. Per le donne, i ricercatori indicano come particolarmente rilevanti la gestione della depressione, il contrasto dell’inattività fisica e il controllo della salute cardiovascolare, soprattutto dell’ipertensione non trattata. La prospettiva è quella della medicina di precisione, che adatta prevenzione e trattamento alle caratteristiche individuali, incluso il sesso biologico. Questo non significa costruire due medicine separate, una per gli uomini e una per le donne, ma smettere di trattare la popolazione come se fosse uniforme. La differenza di sesso, ricordano gli autori, è ancora troppo trascurata anche nello studio di grandi cause di morte come Alzheimer, malattie cardiache e cancro.

Le domande ancora aperte e il valore dello studio

I ricercatori chiedono ulteriori approfondimenti per capire perché alcuni fattori di rischio colpiscano più duramente il cervello femminile. Le ipotesi sono diverse: influenze ormonali, differenze genetiche, disuguaglianze nell’accesso alle cure, diversa esposizione nel corso della vita a stress, depressione o carichi familiari. Nessuna di queste spiegazioni, da sola, basta ancora a definire un meccanismo certo. Proprio per questo il lavoro è importante: non si limita a confermare che le donne sono più colpite dall’Alzheimer, ma prova a individuare dove intervenire prima che il danno cognitivo diventi irreversibile. La prevenzione della demenza, infatti, si gioca spesso su anni o decenni: pressione arteriosa, metabolismo, attività fisica, salute mentale, udito e qualità del sonno sono elementi che possono essere monitorati e, in molti casi, corretti.

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