Salute 29 Maggio 2026 16:49

Alzheimer, la prevenzione può iniziare a 45 anni: “Proteggere il cuore per preservare il cervello”

Uno studio americano mostra che pressione alta, diabete, obesità, cattiva alimentazione e scarso sonno nella mezza età sono associati ai primi biomarcatori dell'Alzheimer

di Isabella Faggiano
Alzheimer, la prevenzione può iniziare a 45 anni: “Proteggere il cuore per preservare il cervello”

L’Alzheimer non comincia quando compaiono le prime dimenticanze. Non inizia quando una persona fatica a ricordare un nome o perde il filo di un discorso. La malattia può svilupparsi in silenzio per anni, talvolta per decenni, mentre nel cervello si accumulano lentamente alterazioni biologiche ancora invisibili. È durante questa lunga fase preclinica che potrebbe giocarsi una parte importante della prevenzione. A suggerirlo è uno studio condotto negli Stati Uniti nell’ambito del progetto CARDIA (Coronary Artery Risk Development in Young Adults), che ha seguito per oltre trent’anni migliaia di persone per comprendere come i fattori cardiovascolari influenzino la salute nel corso della vita. I risultati indicano che lo stato di salute del cuore e dei vasi sanguigni intorno ai 45 anni potrebbe essere strettamente legato alla presenza, quindici anni dopo, di alcuni dei principali biomarcatori associati alla malattia di Alzheimer.

La mezza età come finestra di prevenzione

Negli ultimi anni numerose ricerche hanno dimostrato che ipertensione, diabete, obesità e alterazioni del metabolismo aumentano il rischio di sviluppare demenza. Tuttavia gran parte degli studi era stata condotta in persone anziane, quando molti dei processi patologici erano già in atto. I ricercatori hanno voluto capire se il legame tra salute cardiovascolare e Alzheimer fosse già osservabile nella mezza età, una fase della vita considerata sempre più strategica per la prevenzione. Per farlo hanno analizzato 1.406 partecipanti con un’età media di 45 anni al momento della valutazione dei fattori cardiovascolari e di circa 60 anni quando sono stati eseguiti gli esami per individuare i biomarcatori della malattia.

Otto indicatori per misurare la salute del cuore

Lo studio ha utilizzato il sistema “Life’s Essential 8” dell’American Heart Association, che valuta otto aspetti fondamentali della salute cardiovascolare: alimentazione, attività fisica, qualità del sonno, peso corporeo, pressione arteriosa, glicemia, colesterolo e abitudine al fumo. A ciascun partecipante è stato assegnato un punteggio complessivo, classificato come ideale, intermedio o scarso. L’obiettivo era verificare se chi presentava una salute cardiovascolare migliore mostrasse anche segni biologici più favorevoli dal punto di vista neurologico.

I primi segnali dell’Alzheimer nel sangue

I ricercatori hanno analizzato due biomarcatori ematici strettamente associati alla malattia di Alzheimer: il rapporto tra beta-amiloide 42 e beta-amiloide 40 e la proteina fosforilata tau 217. La beta-amiloide è una delle proteine che tende ad accumularsi nel cervello nelle fasi iniziali della malattia. Un rapporto più basso tra le due forme della proteina è considerato un indicatore di maggiore deposito di amiloide nel tessuto cerebrale. I risultati hanno mostrato che le persone con una salute cardiovascolare intermedia o scarsa presentavano livelli meno favorevoli del rapporto beta-amiloide 42/40 rispetto a chi aveva un profilo cardiovascolare ideale. In altre parole, i soggetti con più fattori di rischio cardiovascolare mostravano anche biomarcatori compatibili con un maggiore carico di amiloide, uno dei segni distintivi dell’Alzheimer.

Più atrofia cerebrale nei soggetti con peggiori fattori di rischio

Una parte dei partecipanti è stata sottoposta anche a risonanza magnetica cerebrale. Le immagini sono state analizzate attraverso un algoritmo denominato SPARE-AD, sviluppato per identificare i modelli di atrofia cerebrale tipici delle fasi iniziali della malattia di Alzheimer. Anche in questo caso i risultati hanno mostrato una chiara associazione. Le persone con i peggiori punteggi cardiovascolari presentavano un grado di atrofia cerebrale compatibile con l’Alzheimer circa il 15% più elevato rispetto a chi godeva di una salute cardiovascolare ottimale. Secondo gli autori, si tratta di un dato particolarmente importante perché suggerisce che i processi neurodegenerativi potrebbero essere influenzati da fattori modificabili già molti anni prima della comparsa dei sintomi.

Pressione alta, glicemia elevata e scarso sonno sotto osservazione

L’analisi dei singoli componenti del punteggio cardiovascolare ha permesso di individuare alcuni fattori particolarmente rilevanti. La pressione arteriosa elevata è risultata associata a livelli più alti della proteina tau fosforilata, uno dei marcatori più promettenti della neurodegenerazione. Anche glicemia elevata, sovrappeso, obesità, alimentazione meno salutare e qualità del sonno insufficiente erano correlati a profili biologici meno favorevoli. Un risultato che rafforza l’idea che la salute cerebrale non dipenda da un singolo fattore, ma dall’insieme delle abitudini e delle condizioni metaboliche che accompagnano una persona nel corso della vita.

Perché il cuore influenza il cervello

I meccanismi biologici che collegano cuore e cervello sono complessi, ma sempre più studi ne stanno chiarendo alcuni aspetti. I fattori di rischio cardiovascolare possono compromettere il funzionamento dei piccoli vasi sanguigni cerebrali, alterare la barriera emato-encefalica e ridurre l’efficienza dei sistemi che eliminano le sostanze tossiche dal cervello. Tra queste c’è proprio la beta-amiloide. Quando i meccanismi di eliminazione funzionano meno efficacemente, la proteina tende ad accumularsi progressivamente, favorendo l’avvio dei processi patologici che caratterizzano l’Alzheimer. Anche l’ipertensione può contribuire al danno cerebrale compromettendo la perfusione sanguigna e favorendo l’insorgenza di alterazioni vascolari che si sommano ai processi neurodegenerativi.

Un messaggio che va oltre la demenza

Gli autori sottolineano che si tratta di uno studio osservazionale e che saranno necessarie ulteriori ricerche per confermare il rapporto causale tra salute cardiovascolare e biomarcatori dell’Alzheimer. Tuttavia, il messaggio che emerge è chiaro: la prevenzione della demenza potrebbe iniziare molto prima di quanto si sia pensato finora. Controllare la pressione arteriosa, mantenere un peso adeguato, prevenire il diabete, seguire una dieta equilibrata, praticare attività fisica regolare e dormire a sufficienza non rappresentano soltanto strumenti per proteggere il cuore. Potrebbero essere anche alcune delle strategie più efficaci per preservare il cervello e ridurre il rischio di sviluppare Alzheimer negli anni successivi.


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