Uno studio pubblicato su BMJ Open dimostra che ogni settimana di allattamento esclusivo riduce del 2% il rischio di disturbi mentali, sottolineando l’importanza di sostenere questa pratica
Allattare al seno non fa bene solo ai neonati: secondo una ricerca condotta dalla University College Dublin, questa pratica può avere effetti protettivi duraturi sulla salute mentale delle madri, riducendo il rischio di ansia e depressione fino a 10 anni dopo la nascita. Lo studio, pubblicato su BMJ Open, ha seguito 168 madri al secondo figlio, raccogliendo dati su salute, stile di vita e allattamento nel corso di un decennio. I risultati indicano che più a lungo una donna allatta esclusivamente al seno, maggiore è la protezione dai disturbi psicologici a lungo termine.
I numeri dello studio
Quasi tre quarti delle madri (73%) hanno allattato al seno almeno per un periodo. La durata media dell’allattamento esclusivo è stata di 5,5 settimane, mentre quella complessiva di qualsiasi allattamento è di 30,5 settimane. Oltre un terzo (37,5%) delle partecipanti ha allattato per almeno 12 mesi cumulativi. Al follow-up decennale, 13% delle donne ha riportato depressione o ansia, mentre 21% ha avuto disturbi psicologici in almeno uno dei controlli precedenti.
Allattamento e salute mentale: una correlazione evidente
Le analisi hanno mostrato che le donne che non avevano allattato o lo avevano fatto per poco tempo erano più soggette a depressione e ansia fino a 10 anni dopo il parto. Ogni settimana di allattamento esclusivo cumulativo è associata a una riduzione del 2% del rischio di disturbi mentali, anche considerando fattori come l’attività fisica, la dieta e il consumo di alcol. Gli autori sottolineano che l’associazione tra allattamento e salute mentale è multifattoriale. Entrano in gioco fattori socioeconomici, culturali e clinici: ad esempio, donne con una storia di depressione o ansia possono avere maggiori difficoltà a allattare, amplificando il legame in senso inverso. “Migliorare i tassi e la durata dell’allattamento al seno – concludono gli autori – può ridurre il rischio di depressione materna, migliorare la salute a lungo termine e generare benefici significativi per il sistema sanitario”.
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