Nutri e Previeni 30 Marzo 2026 18:40

Alimentazione e cuore, oltre 4 milioni di morti evitabili: il peso della dieta sulla cardiopatia ischemica

Uno studio pubblicato su Nature Medicine stima che un’alimentazione non ottimale sia responsabile di milioni di decessi per cardiopatia ischemica ogni anno. A incidere sono soprattutto carenze di alimenti protettivi e consumo eccessivo di sale

di Isabella Faggiano
Alimentazione e cuore, oltre 4 milioni di morti evitabili: il peso della dieta sulla cardiopatia ischemica

La dieta continua a rappresentare uno dei fattori più determinanti per la salute cardiovascolare. Non solo in termini di prevenzione, ma anche di impatto globale sulla mortalità. Secondo una nuova analisi internazionale, un’alimentazione non adeguata è associata a oltre 4 milioni di decessi per cardiopatia ischemica nel mondo e a quasi 97 milioni di anni di vita persi a causa di disabilità. I dati arrivano da uno studio pubblicato su Nature Medicine, che ha analizzato informazioni provenienti da 204 Paesi nell’arco di oltre trent’anni, dal 1990 al 2023, nell’ambito del Global Burden of Disease.

Il peso globale della dieta

La cardiopatia ischemica si conferma una delle principali cause di morte e disabilità a livello mondiale. Tra i fattori di rischio, l’alimentazione emerge come il più rilevante tra quelli modificabili. Nel 2023, una dieta non ottimale è stata responsabile di 4,06 milioni di decessi e di 96,84 milioni di anni di vita persi per disabilità. Un carico che, pur mostrando una riduzione del tasso di mortalità standardizzato negli ultimi decenni, resta estremamente elevato, soprattutto nei Paesi con livelli socio-demografici più bassi.

Non solo eccessi, ma anche carenze

Lo studio mette in luce un aspetto spesso sottovalutato: non è solo l’eccesso di alimenti dannosi a incidere sul rischio cardiovascolare, ma anche la carenza di quelli protettivi. Tra i principali fattori associati alla mortalità per cardiopatia ischemica emergono infatti il basso consumo di frutta secca e semi, la scarsa assunzione di cereali integrali e di frutta, insieme a un elevato apporto di sodio. A questi si aggiungono altri elementi legati a una dieta squilibrata, come l’insufficiente introduzione di fibre e grassi “buoni”. In altre parole, il rischio si costruisce sia per ciò che si mangia in eccesso sia per ciò che manca nella dieta quotidiana.

Differenze tra aree del mondo

L’analisi evidenzia forti disuguaglianze geografiche. Nei Paesi ad alto reddito si osserva una riduzione significativa dei decessi attribuibili alla dieta, mentre in alcune aree, come l’Africa subsahariana, il trend è in aumento. Queste differenze riflettono non solo le abitudini alimentari, ma anche l’accesso a cibi sani, le condizioni socio-economiche e le politiche di prevenzione adottate nei diversi contesti.

Una leva concreta per la prevenzione

Uno degli elementi più rilevanti dello studio è la possibilità di isolare il contributo dei singoli fattori dietetici. Questo consente di individuare con maggiore precisione quali interventi nutrizionali possano avere un impatto diretto sulla riduzione del rischio. Migliorare la qualità della dieta, dunque, rappresenta una delle strategie più efficaci per contrastare la cardiopatia ischemica. Intervenire su abitudini alimentari scorrette può tradursi in benefici concreti, sia a livello individuale sia di sanità pubblica. In un contesto in cui le malattie cardiovascolari continuano a pesare in modo significativo sui sistemi sanitari, la prevenzione passa anche – e soprattutto – dalla tavola.

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