Dal 9 settembre Ministero della Salute e ISS lanciano una campagna rivolta a donne, coppie e professionisti per sensibilizzare sui rischi dell’alcol in gravidanza e promuovere la prevenzione della sindrome feto-alcolica
Un bicchiere di vino, una birra, un aperitivo: durante la gravidanza anche piccole quantità di alcol possono rappresentare un rischio per il feto. È questo il messaggio al centro della campagna “Zero alcol in gravidanza”, promossa dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e sviluppata con il contributo di esperti dell’ISS e della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO). L’iniziativa parte il 9 settembre 2026, in occasione della Giornata mondiale della sindrome feto-alcolica, e proseguirà fino alla fine di novembre attraverso post, carousel, reel, video e video-interviste ad hoc. Il target comprende donne, coppie in età fertile e persone che stanno programmando una gravidanza, ma anche medici di medicina generale, pediatri, ginecologi e ostetriche. L’obiettivo è portare la prevenzione nella vita quotidiana e chiarire che non esiste una quantità sicura di alcol durante la gestazione.
Perché il messaggio è “zero”: l’alcol attraversa la placenta
Quando una donna beve durante la gravidanza, l’alcol e i suoi metaboliti attraversano la placenta e raggiungono il feto. L’organismo del bambino non è in grado di metabolizzare l’alcol come quello materno e l’esposizione può interferire con processi fondamentali dello sviluppo. Il rischio riguarda in particolare il sistema nervoso centrale, ma può coinvolgere diversi organi e funzioni. L’esposizione prenatale all’alcol è associata a problemi di crescita, alcune anomalie congenite e alterazioni dello sviluppo neurologico, con possibili conseguenze sulle capacità cognitive, sull’attenzione, sulla memoria, sul linguaggio e sul comportamento.
FASD, conseguenze che possono accompagnare la persona per tutta la vita
I disturbi legati all’esposizione prenatale all’alcol sono raccolti sotto il termine FASD, spettro dei disordini feto-alcolici. Si tratta di un insieme di condizioni di diversa gravità che possono manifestarsi con caratteristiche fisiche, difficoltà neurocognitive e problemi comportamentali.
La forma più grave è la sindrome feto-alcolica (FAS). Non tutti i bambini esposti sviluppano la stessa manifestazione clinica e proprio questa variabilità può rendere più complesso riconoscere precocemente il problema. Le conseguenze, inoltre, possono emergere anche negli anni successivi e accompagnare la persona nelle diverse fasi della vita. Per questo diagnosi precoce, presa in carico multidisciplinare e interventi personalizzati possono avere un ruolo importante nel sostenere lo sviluppo e ridurre l’impatto delle difficoltà.
Vino, birra o superalcolici: non cambia il principio di prevenzione
Uno dei punti che la campagna vuole rendere più chiari riguarda la convinzione che alcune bevande possano essere meno rischiose di altre. Vino, birra e superalcolici contengono tutti alcol: a cambiare è la quantità di alcol assunta, non il principio di prevenzione.
La raccomandazione è quindi semplice: in gravidanza la scelta più sicura è non bere alcolici. Non esiste infatti una soglia che possa essere considerata sicura per il feto. Il messaggio “zero alcol” serve anche a superare l’idea del bicchiere occasionale come comportamento necessariamente privo di conseguenze. L’obiettivo non è creare allarmismo, ma rendere più facile una scelta di prevenzione basata su un’informazione chiara.
La prevenzione comincia prima del test positivo
La prevenzione non dovrebbe iniziare soltanto dopo aver scoperto di essere incinta. La campagna si rivolge anche a chi sta programmando una gravidanza, perché le prime fasi dello sviluppo embrionale sono particolarmente importanti. Per questo il tema riguarda anche la coppia e il contesto familiare: creare un ambiente in cui evitare l’alcol sia una scelta condivisa può aiutare a rendere più naturale il comportamento preventivo. Il principio è semplice: se si sta cercando una gravidanza, evitare l’alcol permette di eliminare in anticipo un possibile fattore di rischio.
Il ruolo di medici, ginecologi e ostetriche
La prevenzione passa anche attraverso il percorso assistenziale. Medici di medicina generale, pediatri, ginecologi e ostetriche possono contribuire a fornire informazioni corrette, intercettare comportamenti a rischio e accompagnare le donne senza giudizio. Il tema dell’alcol in gravidanza può infatti essere affrontato già durante la pianificazione della gravidanza e nei controlli successivi, trasformando l’informazione in un intervento concreto di prevenzione. Per i professionisti sanitari significa avere un ruolo non soltanto nell’identificazione delle eventuali conseguenze dell’esposizione, ma anche nella comunicazione del rischio e nel sostegno alla scelta di non bere.
Social, reel e video-interviste per parlare di prevenzione senza colpevolizzare
La campagna punta anche sul linguaggio della comunicazione quotidiana. Attraverso i canali social del Ministero della Salute e dell’ISS, saranno diffusi post statici, carousel, reel e video, insieme a video-interviste realizzate con esperti dell’ISS e della SIGO.
Il tono scelto è diretto, caldo e non giudicante. L’obiettivo è evitare che il messaggio venga percepito come un rimprovero e presentare invece lo “zero alcol” come una delle prime scelte naturali legate alla genitorialità. Il concetto alla base della campagna è proprio questo: diventare genitori significa cambiare molte abitudini e rinunciare all’alcol durante la gravidanza può essere raccontato non come una privazione, ma come una scelta concreta di tutela.
Una scelta di prevenzione che può cambiare il futuro del bambino
Dietro lo slogan “Zero alcol in gravidanza” c’è quindi un messaggio di sanità pubblica molto semplice: l’esposizione prenatale all’alcol è un fattore di rischio evitabile. Informare prima e durante la gravidanza significa aumentare la possibilità che donne e coppie possano compiere una scelta consapevole e proteggere lo sviluppo del bambino. Per il Servizio sanitario, significa rafforzare una prevenzione che parte dall’informazione e può proseguire attraverso i professionisti e i percorsi assistenziali. La campagna, attiva dal 9 settembre alla fine di novembre 2026, prova così a portare un messaggio scientifico dentro le situazioni più comuni della vita quotidiana: se aspetti un bambino, la scelta più sicura è zero alcol.
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