Uno studio pubblicato su Nature Medicine ha analizzato 843 studi e 20 diverse patologie. Il rischio cresce con l'aumentare dell'alcol per numerosi tumori, cirrosi, pancreatite e fibrillazione atriale
Esiste davvero una quantità di alcol che può essere considerata sicura? È una delle domande più dibattute degli ultimi anni e alla quale la scienza continua a cercare una risposta. Un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine prova a fare chiarezza attraverso una delle analisi più ampie mai realizzate sull’argomento: 843 studi epidemiologici, 20 diversi esiti di salute e un approccio statistico progettato per ridurre al minimo il rischio di sovrastimare benefici o danni. Le conclusioni dei ricercatori non lasciano dubbi: all’aumentare del consumo di alcol cresce il rischio di numerose malattie, in particolare tumori, patologie epatiche, pancreatite e fibrillazione atriale. Se per alcune malattie cardiovascolari e neurologiche i dati suggeriscono una relazione più articolata, gli autori sottolineano che le evidenze disponibili non giustificano l’idea che bere alcol possa essere considerato benefico per la salute.
Oltre 800 studi per valutare gli effetti dell’alcol
I ricercatori hanno utilizzato il framework Burden of Proof, uno strumento sviluppato per valutare in modo rigoroso la forza delle prove scientifiche disponibili. Dopo aver condotto 16 revisioni sistematiche della letteratura, hanno analizzato studi di coorte e studi caso-controllo provenienti da numerosi Paesi, standardizzando tutti i dati in grammi di alcol puro consumati al giorno per poter confrontare i risultati. L’obiettivo era valutare come il rischio cambiasse al crescere del consumo di alcol per 20 diverse condizioni, tra cui tumori, malattie cardiovascolari, diabete, demenza, infezioni respiratorie e patologie epatiche.
Secondo l’analisi, il consumo di alcol è associato a un aumento del rischio di sviluppare numerose neoplasie, tra cui quelle della mammella, del colon-retto, dell’esofago, della laringe, del cavo orale, della faringe, del fegato, dello stomaco e del pancreas. Per queste patologie gli autori osservano una relazione sostanzialmente lineare: all’aumentare della quantità di alcol assunta cresce anche il rischio di ammalarsi. Lo studio non identifica una soglia chiaramente priva di rischio per queste forme tumorali.
Fegato e pancreas tra gli organi più vulnerabili
Un’associazione particolarmente forte emerge anche per le malattie croniche del fegato. La cirrosi e le altre epatopatie croniche mostrano un incremento costante del rischio con l’aumentare del consumo di alcol, confermando quanto già osservato da numerose ricerche epidemiologiche. Anche per la pancreatite il rischio aumenta progressivamente, diventando particolarmente elevato tra i forti consumatori. Tra le patologie cardiovascolari, invece, lo studio evidenzia un aumento del rischio di fibrillazione atriale e flutter atriale, che cresce in maniera proporzionale ai livelli di consumo.
Per alcune malattie il rapporto è più complesso
Il quadro cambia quando si analizzano altre patologie. Per la cardiopatia ischemica, l’ictus ischemico, l’ictus emorragico, il diabete di tipo 2 e la malattia di Alzheimer gli autori osservano una cosiddetta curva a J (o, in alcuni casi, a U): nei consumatori leggeri o moderati il rischio appare leggermente inferiore rispetto agli astemi, mentre torna ad aumentare con consumi più elevati. Si tratta, però, di risultati che richiedono cautela. Gli autori spiegano infatti che questi apparenti effetti favorevoli potrebbero essere influenzati da numerosi fattori di confondimento. Chi consuma alcol con moderazione, ad esempio, spesso presenta anche stili di vita complessivamente più salutari, un’alimentazione migliore, maggiore attività fisica e condizioni socioeconomiche differenti rispetto ad altri gruppi della popolazione. Per questo motivo lo studio sottolinea che i risultati non devono essere interpretati come una prova che il consumo di alcol protegga da queste malattie.
Nessun consumo elevato può essere considerato sicuro
Il dato più importante emerge quando si osservano insieme tutti i 20 esiti di salute analizzati. Se ai bassi livelli di consumo il bilancio tra rischi e possibili effetti favorevoli varia a seconda della patologia considerata, ai consumi elevati il rischio aumenta praticamente per tutte le malattie esaminate. Secondo i ricercatori, questo risultato rafforza l’importanza delle strategie di prevenzione finalizzate a ridurre il consumo di alcol nella popolazione.
Un aiuto per le future linee guida
Le conclusioni dello studio potrebbero contribuire anche all’aggiornamento delle raccomandazioni sul consumo di alcol, che oggi differiscono notevolmente da un Paese all’altro. Gli autori ricordano che quasi la metà della popolazione mondiale sopra i 15 anni consuma bevande alcoliche e che comprendere con precisione il rapporto tra quantità assunta e rischio di malattia è fondamentale per orientare sia le scelte individuali sia le politiche di sanità pubblica. Più che individuare una quantità universalmente “sicura”, la ricerca suggerisce che il rischio associato all’alcol dipende dalla patologia considerata e aumenta progressivamente con il crescere del consumo.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato