Uno studio su 50 bambini ha analizzato il diametro pupillare durante un compito di memoria. Nei bambini con ADHD non trattati maggiore variabilità tra le prove, mentre il metilfenidato modifica la risposta pupillare.
Un nuovo studio suggerisce che le variazioni del diametro pupillare potrebbero fornire informazioni sulle fluttuazioni dell’attenzione nei bambini con disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), in particolare quando non sono sottoposti a terapia farmacologica. La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, ha analizzato dati di eye-tracking relativi a 50 bambini cileni tra 10 e 12 anni: 28 con ADHD e 22 senza disturbo. I partecipanti hanno svolto per 30 minuti un compito di memoria visiva davanti a uno schermo, mentre un dispositivo EyeLink 1000 registrava i movimenti oculari e il diametro delle pupille fino a 1.000 volte al secondo. I ricercatori hanno confrontato tre condizioni: bambini senza ADHD, bambini con ADHD dopo una sospensione dei farmaci di 24 ore e bambini con ADHD sottoposti al test 2-2,5 ore dopo l’assunzione della terapia. L’analisi si è concentrata sulle variazioni pupillari tra le diverse prove e all’interno di ciascuna prova, mettendole in relazione con le prestazioni nel compito di memoria.
L’attenzione non è un processo statico, ma può variare anche nell’arco di pochi secondi. Nell’ADHD queste oscillazioni possono risultare particolarmente marcate, mentre i tradizionali test clinici e computerizzati tendono a sintetizzare le prestazioni attraverso valori medi. Questo può rendere meno visibili i cambiamenti rapidi che avvengono durante un compito. Il diametro pupillare, invece, cambia automaticamente in relazione a diversi processi fisiologici associati a vigilanza, eccitazione e attenzione, e può quindi offrire una misura indiretta di ciò che accade durante l’esecuzione di un’attività cognitiva. Studi precedenti avevano considerato soprattutto la dimensione media della pupilla durante un compito. In questa ricerca l’attenzione è stata invece rivolta alla variabilità da una prova all’altra, un parametro meno esplorato.
L’obiettivo era verificare se queste fluttuazioni fossero associate alle prestazioni nella memoria e se il trattamento farmacologico modificasse il loro andamento. I dati utilizzati erano già disponibili pubblicamente e sono stati analizzati considerando anche variabili come età, quoziente intellettivo e difficoltà del compito.
I risultati hanno mostrato differenze soprattutto nella variabilità pupillare tra una domanda e l’altra. Nei bambini con ADHD che non assumevano farmaci, il diametro delle pupille variava di circa il 23% in più rispetto ai bambini del gruppo di controllo. La differenza osservata sull’intero campione, tuttavia, non ha mantenuto la significatività statistica dopo la correzione per i confronti multipli. Il dato deve quindi essere interpretato come un’indicazione da approfondire, non come una prova definitiva di una maggiore variabilità pupillare nell’ADHD.
Un risultato differente è emerso analizzando le variazioni all’interno della singola prova. In questo caso, la variabilità era inferiore nei bambini con ADHD non trattati rispetto ai controlli: rispettivamente 0,699 contro 0,772. Si tratta di un risultato contrario all’ipotesi iniziale dei ricercatori, che prevedevano fluttuazioni maggiori anche all’interno delle singole prove. L’analisi ha inoltre evidenziato un’associazione tra velocità e accuratezza. I bambini con ADHD non trattati rispondevano più rapidamente ai compiti di memoria, ma questa maggiore rapidità era accompagnata da una minore precisione. Il risultato è coerente con l’ipotesi che le differenze nelle dinamiche attentive possano riflettersi sia nelle prestazioni comportamentali sia nelle risposte fisiologiche.
Un confronto particolarmente rilevante ha riguardato i 17 bambini con ADHD che erano stati valutati sia senza farmaci sia dopo l’assunzione di metilfenidato. In questa analisi, il trattamento ha modificato il comportamento pupillare durante il compito di memoria. Dopo l’assunzione del farmaco, le dimensioni delle pupille mostravano una minore variabilità da una domanda all’altra, mentre la dilatazione risultava più marcata durante i momenti decisionali del compito. Nel complesso, il profilo della risposta pupillare dei bambini trattati risultava quindi più simile a quello osservato nel gruppo di controllo.
I dati indicano che la terapia farmacologica potrebbe influenzare non soltanto le prestazioni osservabili durante un test, ma anche alcuni correlati fisiologici dei processi cognitivi. Gli autori sottolineano tuttavia che il diametro pupillare non costituisce una misura specifica dell’attenzione. La sua variabilità può infatti essere influenzata da diversi processi cerebrali e fisiologici e non può essere ricondotta esclusivamente all’ADHD.
Inoltre, lo studio ha utilizzato un campione relativamente ristretto e dati precedentemente raccolti, elementi che richiedono cautela nell’estendere i risultati alla popolazione generale. Per questo motivo, secondo i ricercatori, l’eye-tracking non dovrebbe essere considerato un test diagnostico autonomo per l’ADHD. La misurazione delle pupille potrebbe invece essere integrata con valutazioni cognitive, comportamentali e altri indicatori fisiologici, contribuendo a descrivere in modo più dettagliato le variazioni dell’attenzione nel corso di un compito.
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