Salute 15 Settembre 2026 10:50

Leggere fa bene al cervello: più memoria ed empatia, meno stress e rischio di demenza

Una revisione dell’Università di Cambridge evidenzia i benefici della lettura per piacere. Le associazioni riguardano funzioni cognitive, salute mentale, relazioni sociali e invecchiamento cerebrale.

di Arnaldo Iodice
Leggere fa bene al cervello: più memoria ed empatia, meno stress e rischio di demenza

Leggere per piacere, dai romanzi classici alle graphic novel, è associato a una serie di benefici per la salute mentale, le capacità cognitive e il benessere lungo tutto l’arco della vita. È quanto emerge da una recensione pubblicata su Psychological Medicine da Barbara Sahakian e Christelle Langley, del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Cambridge, insieme a Vicki Perrin, CEO di The Queen’s Reading Room, organizzazione benefica fondata dalla Regina.

Il lavoro nasce dall’analisi della letteratura effettuata durante la stesura, nel 2025, del libro “Brain Boost: Healthy Habits for a Happier Life”. Gli autori sottolineano che, nonostante i benefici siano numerosi, la ricerca specifica sulla lettura per piacere resta sorprendentemente limitata. Le evidenze disponibili indicano associazioni con migliore salute mentale, attenzione, memoria, empatia e minore rischio di declino cognitivo e demenza. I vantaggi, inoltre, possono aumentare quando la lettura è condivisa con altre persone. Gli autori invitano quindi a considerare la lettura un’abitudine accessibile.

I benefici della lettura iniziano dall’infanzia

Leggere fin dall’infanzia può lasciare effetti che vanno oltre l’apprendimento scolastico. Sondaggi recenti indicano però che la lettura tra bambini e adolescenti si trova ai livelli più bassi dall’inizio delle rilevazioni, soprattutto tra i ragazzi e tra quelli provenienti da contesti svantaggiati. Anche tra chi legge meno, tuttavia, quasi la metà riconosce che i libri aiutano ad acquisire nuove parole e conoscenze. Le evidenze più rilevanti arrivano da uno studio condotto da Sahakian, Langley e colleghi su oltre 10.000 giovani.

I bambini che avevano iniziato a leggere per piacere in età precoce presentavano maggiore attenzione, memoria e funzioni esecutive, oltre a risultati scolastici migliori. Nello stesso gruppo sono stati osservati meno problemi di salute mentale e abitudini più favorevoli, come una maggiore durata del sonno e un minore tempo trascorso davanti agli schermi.

Secondo Langley, quindi, l’obiettivo non dovrebbe essere imporre un genere o un formato, ma trovare qualcosa che susciti interesse. Anche fumetti e graphic novel possono rappresentare un punto di ingresso utile, perché per alcuni bambini risultano meno intimidatori dei romanzi. La lettura è inoltre collegata alle competenze matematiche, probabilmente perché entrambe coinvolgono linguaggio, memoria e funzioni esecutive. Questo vale anche quando la scelta iniziale nasce da interessi estranei ai libri.

Dallo stress all’empatia: vantaggi anche negli adulti

I benefici della lettura per piacere non sembrano esaurirsi con la scuola. Negli adulti, diverse ricerche hanno associato questa attività a un migliore benessere psicologico, una riduzione dello stress e una maggiore capacità di comprendere le prospettive altrui. La lettura può favorire anche empatia e tolleranza, in quanto offrono l’opportunità di confrontarsi con esperienze, emozioni e punti di vista differenti.

Secondo i dati riportati nella recensione, il 38% degli adulti indica i libri come principale strumento di relax, rendendo la lettura il metodo più diffuso tra quelli considerati. Uno studio neuroscientifico commissionato nel 2024 da The Queen’s Reading Room ha inoltre rilevato che cinque minuti di lettura di narrativa erano associati a una riduzione dello stress fino al 20%, insieme a miglioramenti nella concentrazione e nelle capacità di problem solving e a una minore sensazione di solitudine. Altri dati mostrano che il 35% delle persone cerca conforto nei libri, una quota superiore a quella di chi indica il vino, pari al 31%, o un bagno caldo, pari al 10%.

Il possibile effetto protettivo diventa particolarmente interessante con l’avanzare dell’età. In uno studio su quasi 5.500 adulti di almeno 55 anni, la partecipazione frequente ad attività ricreative stimolanti, tra cui la lettura, è stata associata a una minore probabilità di sviluppare un deterioramento cognitivo durante cinque anni di follow-up. Un’altra ricerca ha collegato la lettura di giornali, riviste e libri a una riduzione del 33% del rischio di malattia di Alzheimer. Nel complesso, le evidenze suggeriscono che leggere potrebbe rappresentare una forma accessibile di stimolazione cognitiva, da mantenere anche nella terza età.

Le tracce della lettura nella struttura del cervello

A sostegno di queste osservazioni arrivano anche gli studi di neuroimaging, che hanno individuato differenze nella struttura cerebrale associate alla pratica della lettura. I lettori mostrano, in alcune ricerche, maggiori volumi o superfici corticali in aree coinvolte nel linguaggio, nell’apprendimento, nella regolazione delle emozioni e nel controllo esecutivo. Sono state inoltre osservate differenze nella connettività della sostanza bianca, importante per l’elaborazione linguistica, e nello spessore corticale di regioni coinvolte nel linguaggio. Si tratta soprattutto di associazioni, ma alcune ricerche iniziano a suggerire anche un possibile rapporto causale.

Un piccolo studio su 11 bambini con dislessia, tra 7 e 11 anni, ha mostrato che otto settimane di allenamento basato su immaginazione mentale, articolazione e tracciamento di lettere, gruppi di lettere e parole miglioravano significativamente le capacità di lettura. I progressi erano accompagnati da un aumento del volume della materia grigia in alcune regioni cerebrali. Il risultato non prova che la lettura da sola provochi tali cambiamenti, ma indica una possibile relazione tra allenamento alla lettura e plasticità cerebrale.

La lettura condivisa contrasta isolamento e solitudine

La lettura può offrire benefici anche attraverso la dimensione sociale. The Queen’s Reading Room, nata sui social nel gennaio 2021 durante il lockdown per condividere consigli e mettere in contatto i lettori, è diventata un movimento internazionale che dichiara oltre 12 milioni di persone coinvolte in 184 Paesi. L’organizzazione promuove la lettura individuale e condivisa anche in contesti assistenziali, tra cui rifugi per persone senza dimora e strutture dedicate alle vittime di violenza domestica, dove i libri vengono utilizzati come strumento nel percorso di recupero.

Il valore della lettura condivisa potrebbe essere particolarmente rilevante nella terza età. I gruppi di lettura e i club del libro aggiungono infatti un elemento di interazione che può contrastare isolamento e solitudine. Secondo Sahakian, sentirsi più connessi agli altri è a sua volta associato a un minore rischio di demenza. La dimensione sociale rende inoltre i gruppi di lettura accessibili anche a persone con mobilità ridotta, che possono incontrare maggiori difficoltà a partecipare ad attività fisiche di gruppo. Il messaggio dei ricercatori, quindi, non è che esista un genere letterario capace di produrre effetti specifici, ma che trovare spazio per leggere ciò che piace può essere una semplice abitudine da mantenere nel tempo. Dai primi anni di vita alla vecchiaia, la lettura può combinare stimolazione cognitiva, benessere psicologico e relazione con gli altri. Proprio per questo, sostengono gli autori, incoraggiarla non significa soltanto promuovere una competenza scolastica, ma favorire un comportamento potenzialmente utile alla salute lungo tutto l’arco della vita.

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