Salute 14 Settembre 2026 14:48

Mobilità attiva, camminare e andare in bici aiutano la salute: in Italia lo fa il 39% degli adulti

Alla vigilia della European Mobility Week, l'Iss richiama l'attenzione sui benefici degli spostamenti a piedi e in bicicletta. Ma solo il 19% della popolazione raggiunge i livelli di attività fisica raccomandati dall'Oms

di Redazione
Mobilità attiva, camminare e andare in bici aiutano la salute: in Italia lo fa il 39% degli adulti

Non sempre per fare attività fisica serve andare in palestra, indossare le scarpe da running o ritagliarsi un’ora della giornata per allenarsi. Anche camminare per andare al lavoro, a scuola o per raggiungere i luoghi che frequentiamo ogni giorno può contribuire a mantenersi attivi. A ricordarlo è l’Istituto Superiore di Sanità alla vigilia della European Mobility Week, in programma dal 16 al 22 settembre, quest’anno dedicata al tema Mobility for Everyone. In Italia, secondo gli ultimi dati disponibili della sorveglianza Passi, relativi al biennio 2023-2024, il 39% degli adulti tra 18 e 69 anni si sposta abitualmente a piedi, mentre il 10% utilizza la bicicletta per gli spostamenti quotidiani. Ma la mobilità attiva è in diminuzione e soltanto il 19% della popolazione raggiunge, grazie agli spostamenti a piedi o in bicicletta, i livelli di attività fisica raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Una quota che, sottolinea l’Iss, rimane sostanzialmente stabile nel tempo.

Camminare per oltre quattro giorni e 170 minuti alla settimana

La scelta di muoversi a piedi non è però soltanto una questione di trasporto. Può diventare una componente concreta dell’attività fisica quotidiana. Secondo i dati Passi, chi utilizza abitualmente la camminata per i propri spostamenti lo fa mediamente per più di quattro giorni alla settimana, arrivando a circa 170 minuti complessivi nell’arco della settimana. L’abitudine è più diffusa tra i giovani adulti: riguarda il 47% dei 18-24enni, contro una quota inferiore nelle fasce d’età successive. Camminano più frequentemente anche le donne, il 43%, le persone con maggiore livello di istruzione o senza difficoltà economiche e gli stranieri, tra i quali la percentuale raggiunge il 45%. Anche in questo caso emerge una differenza territoriale: la mobilità pedonale è più frequente nel Nord rispetto al resto del Paese. Il valore più elevato si registra nella Provincia autonoma di Bolzano, seguita dal Piemonte, dove quasi sei persone su dieci utilizzano abitualmente gli spostamenti a piedi.

Bicicletta, quasi 4 giorni alla settimana

Meno diffusa, ma comunque significativa, è la scelta della bicicletta. La utilizza per gli spostamenti quotidiani il 10% degli adulti. Il dato sale all’11% tra gli uomini e raggiunge il 15% tra gli stranieri. Anche in questo caso la geografia fa la differenza: nel Nord Italia la quota arriva al 15%, mentre scende al 7% nel Meridione. La Provincia autonoma di Bolzano si conferma il territorio con la maggiore propensione alla mobilità attiva: una persona su quattro utilizza abitualmente la bicicletta per gli spostamenti quotidiani. E anche il tempo trascorso in movimento è rilevante: chi sceglie la bici lo fa per quasi quattro giorni alla settimana, per un totale di oltre 140 minuti settimanali.

Non è solo una questione di volontà

Il messaggio dell’Iss arriva insieme al lancio della campagna europea “The Saboteurs”, promossa dalla Joint Action europea PreventNCD e finanziata dall’Unione europea. Il punto di partenza è semplice: conoscere ciò che fa bene alla salute non significa necessariamente riuscire a metterlo in pratica. La vita quotidiana, infatti, è piena di ostacoli. Le persone trascorrono gran parte della giornata sedute, possono trovare più comodo utilizzare l’auto invece di camminare o andare in bicicletta e sono continuamente esposte a pubblicità, prezzi e disponibilità di prodotti che possono orientare le scelte. Lo stesso vale per l’accessibilità di tabacco e alcol nei luoghi in cui si vive e si trascorre il tempo. La campagna trasforma questi ostacoli in veri e propri “sabotatori” della salute.

Un video di tre minuti contro i “sabotatori” della salute

Al centro dell’iniziativa c’è un filmato animato di circa tre minuti che racconta, con un linguaggio volutamente ironico, la giornata di una persona alle prese con i tentativi di adottare comportamenti salutari. I “sabotatori” intervengono continuamente, rendendo visibile qualcosa che normalmente non vediamo: l’ambiente nel quale viviamo condiziona le nostre scelte. Dalla progettazione delle strade e dei quartieri fino a ciò che viene proposto nei negozi e online, il contesto può rendere più facile oppure più difficile adottare comportamenti salutari. “La vera sfida per decisori e autorità di sanità pubblica è quella di far sì che sia più facile per le persone fare scelte salutari, creando anche comunità che le sostengano”, sottolinea Linda Granlund, coordinatrice del progetto JA PreventNCD.

Dalle piccole scelte alle abitudini

La campagna non propone una rivoluzione delle abitudini da compiere in un giorno. Al contrario, il messaggio è quello di partire da piccoli cambiamenti ripetuti nel tempo. Camminare invece di utilizzare l’auto quando possibile, scegliere la bicicletta, aumentare il consumo di frutta e verdura, evitare il tabacco e ridurre o evitare l’alcol sono comportamenti che, se ripetuti con continuità, possono diventare parte della quotidianità. “The Saboteurs” concentra l’attenzione su quattro aree considerate fondamentali per la prevenzione delle malattie non trasmissibili: alimentazione, attività fisica, consumo di tabacco e alcol. L’obiettivo è intervenire sui fattori di rischio che incidono sulla salute cardiovascolare e sul rischio oncologico, ma anche su altre patologie croniche. “Spesso sottovalutiamo il valore delle piccole azioni che facciamo ogni giorno, mentre invece piccoli cambiamenti trasformandosi in vere e proprie abitudini sane possono fare una vera differenza nel tempo”, conclude Granlund. La mobilità attiva diventa così qualcosa di più di una scelta individuale: camminare e pedalare possono essere strumenti di prevenzione, ma perché siano realmente accessibili servono anche città, quartieri e comunità capaci di rendere la scelta salutare quella più semplice da fare.

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