AISM: 7 persone su 10 tra quelle che avevano la sclerosi multipla durante gli studi hanno incontrato difficoltà nel percorso scolastico. All'università il dato sale all'86%
Un banco vuoto. Un’assenza che si ripete. Un ragazzo che fatica a concentrarsi o che si addormenta sui libri. A scuola, quei segnali possono essere letti come disattenzione, scarso impegno, svogliatezza. Ma dietro possono esserci i sintomi di una malattia che non sempre si vede e che può arrivare proprio negli anni dell’adolescenza o della prima giovinezza: la sclerosi multipla (SM). Con la ripresa dell’anno scolastico, l’AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla richiama l’attenzione sul rapporto tra malattia, istruzione e futuro professionale. Secondo i dati del Barometro della SM e patologie correlate 2026, tra le persone che già convivevano con la sclerosi multipla durante il percorso scolastico, il 70% riferisce di avere incontrato difficoltà negli studi. Per il 17% queste difficoltà hanno significato perdere uno o più anni, mentre il 6% ha dovuto interrompere il percorso scolastico. Ma è all’università che il quadro diventa ancora più critico.
Tra gli studenti universitari con SM, secondo AISM, l’86% ha avuto difficoltà nel proprio percorso di studi. Il 30% ha perso anni di studio e quasi una persona su cinque ha rinunciato completamente all’università. Numeri che raccontano quanto una malattia cronica possa incidere non soltanto sulla salute, ma anche sulla possibilità di costruire il proprio percorso formativo e, di conseguenza, professionale. La sclerosi multipla, infatti, può manifestarsi con sintomi molto diversi e non necessariamente visibili dall’esterno. La fatica, le difficoltà cognitive e di concentrazione, le ricadute e i periodi necessari per affrontare cure o ricoveri possono interferire con la frequenza delle lezioni, lo studio e la partecipazione alla vita scolastica. E proprio perché molti di questi segnali non sono immediatamente riconoscibili, il rischio è che vengano interpretati nel modo sbagliato.
“Un ragazzo o una ragazza che fatica a concentrarsi, si assenta per una ricaduta o deve affrontare una terapia non è uno studente svogliato – sottolinea Gianluca Pedicini, presidente nazionale AISM. – Dietro quel banco vuoto, spesso, c’è una difficoltà che nessuno vede. La scuola deve imparare a riconoscerla, e a non lasciare indietro chi la sta affrontando”. Per AISM, il problema non riguarda soltanto la possibilità di completare il percorso scolastico. Un’interruzione degli studi può infatti avere conseguenze anche molti anni dopo, quando arriva il momento di entrare nel mondo del lavoro. “Non è solo una questione di anni scolastici: un percorso di studi interrotto oggi rischia di diventare un ostacolo al lavoro di domani, in un momento della vita in cui le competenze acquisite fanno la differenza per sempre”, aggiunge Pedicini.
Quasi una diagnosi di sclerosi multipla su cinque riguarda persone under 25, sottolinea l’associazione. Significa che per una parte delle persone la malattia entra nella vita proprio mentre stanno costruendo il proprio percorso scolastico o universitario. Il problema può essere particolarmente evidente quando ai sintomi invisibili si aggiungono quelli motori. Alle assenze legate alle cure possono infatti sommarsi le barriere architettoniche, che possono rendere difficile persino raggiungere un’aula o spostarsi all’interno degli edifici scolastici e universitari. Il risultato è un percorso nel quale la persona può essere costretta a gestire contemporaneamente la malattia e gli ostacoli che l’ambiente pone alla possibilità di studiare.
La scuola italiana dispone già di strumenti per favorire l’inclusione degli studenti con disabilità, tra cui il Piano Educativo Individualizzato (PEI) e la possibilità di recuperare le lezioni perse in caso di ricoveri prolungati. Ma, osserva AISM, l’accesso a questi strumenti presuppone spesso una certificazione di disabilità. Una condizione cronica come la sclerosi multipla, soprattutto nelle fasi iniziali o quando prevalgono sintomi invisibili, non comporta necessariamente una certificazione di disabilità. È qui che, secondo l’associazione, si apre una zona grigia: lo studente può avere bisogno di flessibilità e accomodamenti per riuscire a mantenere il proprio percorso, ma non rientrare automaticamente nei meccanismi pensati per la disabilità scolastica.
Da qui l’appello di AISM a docenti e dirigenti scolastici, affinché siano formati a riconoscere anche le manifestazioni meno evidenti della sclerosi multipla e possano mettere a disposizione degli studenti le necessarie accortezze. L’obiettivo è fare in modo che la possibilità di ricevere supporto non dipenda esclusivamente dalla visibilità della malattia o dalla presenza di una certificazione di disabilità, ma tenga conto delle difficoltà concrete che la persona incontra nel percorso di istruzione. È una delle battaglie inserite dall’associazione nell’Agenda della SM e patologie correlate 2030 e che AISM chiede di tradurre concretamente nell’ambito della Riforma della disabilità e del Progetto di Vita individuale, attualmente in sperimentazione fino alla fine del 2026, nel quale il percorso di istruzione rappresenta uno dei pilastri. AISM, componente stabile dell’Osservatorio Nazionale Disabilità (OND), ha inoltre contribuito alla stesura del nuovo Piano Triennale d’Azione per i diritti delle persone con disabilità, che dedica una specifica linea di intervento all’educazione e all’istruzione.
Il messaggio dell’associazione parte quindi dalla scuola, ma guarda molto più avanti: perché perdere un anno, interrompere l’università o rinunciare a un percorso formativo può condizionare le opportunità future. La sfida è riconoscere che non tutte le difficoltà sono visibili e che un’assenza, un rendimento che peggiora o una difficoltà di concentrazione non raccontano necessariamente mancanza di impegno. Perché, conclude AISM, nessun ragazzo e nessuna ragazza dovrebbe essere costretto a scegliere tra curarsi e restare al passo con i compagni. E una malattia non dovrebbe trasformarsi in una rinuncia al proprio futuro.
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