Le più recenti linee guida internazionali della Surviving Sepsis Campaign e della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva riconoscono il contributo dell'MDW, biomarcatore disponibile con un semplice emocromo
Nella sepsi ogni ora conta. Per questo la diagnosi precoce rappresenta uno degli obiettivi prioritari della medicina d’urgenza e della terapia intensiva.
La Giornata Mondiale della Sepsi del 13 settembre offre l’occasione per fare il punto su un passaggio particolarmente significativo per la diagnosi precoce delle infezioni gravi e della sepsi: il crescente riconoscimento dell’MDW (Monocyte Distribution Width), biomarcatore disponibile con il semplice test dell’emocromo, che per la prima volta è stato citato sia nelle linee guida internazionali della Surviving Sepsis Campaign sia in un recente consensus della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI).
L’MDW misura la variabilità del volume dei monociti, cellule del sistema immunitario che hanno il compito di riconoscere rapidamente la presenza di un’infezione e attivare le prime difese dell’organismo. Quando entrano in contatto con batteri o altri agenti patogeni, i monociti cambiano rapidamente caratteristiche e dimensioni. L’MDW consente di rilevare queste trasformazioni già nelle fasi iniziali del processo infettivo, quando il riconoscimento precoce può fare la differenza.
Nel caso della sepsi, le nuove linee guida internazionali della Surviving Sepsis Campaign, considerate il principale riferimento mondiale per la gestione della sepsi e dello shock settico, citano l’MDW tra i biomarcatori emergenti che possono contribuire al riconoscimento precoce della malattia. Allo stesso modo, anche la SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva) ha dedicato all’MDW una specifica raccomandazione all’interno del recente documento di consenso sui biomarcatori per la diagnosi precoce della sepsi, evidenziandone il valore nei contesti di emergenza-urgenza e nei reparti non intensivi.
Uno degli aspetti più interessanti dell’MDW è la sua semplicità di utilizzo: il parametro viene infatti generato automaticamente nell’ambito dell’emocromo, uno degli esami di laboratorio più richiesti in assoluto, senza necessità di ulteriori campioni biologici, reagenti dedicati o costi aggiuntivi. Questo consente ai clinici di disporre di un’informazione utile nelle primissime fasi della valutazione del paziente.
A confermare il potenziale clinico dell’MDW contribuiscono anche i risultati di un recente studio italiano pubblicato sulla rivista internazionale Clinica Chimica Acta, coordinato dall’Azienda USL Toscana Sud Est e condotto su 608 pazienti con sospetta infezione giunti in pronto soccorso.
Lo studio ha dimostrato che l’MDW è in grado di identificare con elevata accuratezza le infezioni del sangue, evidenziando performance diagnostiche superiori rispetto a biomarcatori ampiamente utilizzati nella pratica clinica come procalcitonina (PCT) e proteina C reattiva (PCR/CRP). Nei pazienti con infezione del sangue confermata, l’MDW ha infatti mostrato un’accuratezza diagnostica superiore rispetto agli altri marcatori analizzati.
L’analisi ha inoltre evidenziato un dato particolarmente rilevante: tra tutti i biomarcatori valutati, l’MDW è risultato l’unico significativamente associato alla mortalità intraospedaliera, suggerendo un potenziale valore aggiuntivo non solo nella diagnosi precoce ma anche nella stratificazione del rischio clinico.
“Nella sepsi il tempo è una variabile clinica decisiva. Ogni ritardo nel riconoscimento di un’infezione sistemica e del suo decorso può tradursi in un peggioramento delle condizioni del paziente – spiega Agostino Ognibene, Direttore della Medicina di Laboratorio dell’Azienda USL Toscana Sud Est – I risultati del nostro studio dimostrano che l’MDW è in grado di identificare con elevata accuratezza le infezioni del sangue già nelle prime fasi della valutazione in Pronto Soccorso, offrendo ai clinici un supporto concreto per orientare rapidamente il percorso diagnostico e terapeutico”.
“Il valore innovativo dell’MDW sta nel rendere più informativo un esame già centrale nella pratica clinica quotidiana – osserva Ognibene. Grazie alla capacità di analizzare la variabilità morfologica dei monociti, protagonisti dell’immunità innata, l’emocromo – un test rapido e immediatamente disponibile – acquisisce la possibilità di segnalare precocemente l’attivazione dell’organismo di fronte a un’infezione. Tutto questo senza introdurre nuovi esami né costi o tempi aggiuntivi: un’opportunità concreta per anticipare il sospetto clinico e intervenire prima”.
“L’esperienza sul campo ci conferma il grande valore dell’MDW come biomarcatore di diagnosi precoce”, afferma Francesco Gervasi, ematologo e Dirigente Medico della U.O.C. Patologia Clinica dell’ARNAS Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo. “Rilevare precocemente la risposta morfologica dei monociti all’infezione offre un vantaggio temporale decisivo. Avere questa informazione in automatico con l’emocromo permette ai clinici di stratificare precocemente il rischio nei pazienti che possono evolvere verso quadri di sepsi severa.”Nel contesto dell’emergenza-urgenza, la diagnosi non deve essere solo accurata, ma tempestiva. L’MDW valorizza un test di routine fornendo subito un indicatore chiave dello stato immunitario, orientando tempestivamente l’iter diagnostico-terapeutico nei casi più complessi”.
Un alleato in più contro la sepsi
L’inserimento dell’MDW nelle linee guida internazionali e la sua valorizzazione nel consensus della SIAARTI rappresentano un importante riconoscimento del percorso scientifico compiuto da questo biomarcatore negli ultimi anni.
La disponibilità di uno strumento rapido, accessibile e integrato nell’emocromo di routine apre oggi nuove opportunità per supportare il riconoscimento precoce delle infezioni gravi e della sepsi. Un passo avanti significativo che conferma il ruolo strategico della medicina di laboratorio nel trasformare dati diagnostici in informazioni utili per decisioni cliniche sempre più tempestive.