One Health 11 Settembre 2026 16:48

Rabbia, il CDC lancia l’allarme negli Usa: aumentano le esposizioni. Oltre 260 persone coinvolte dopo il caso di tre caprette

Da luglio ad agosto il CDC ha ricevuto il 17% in più di richieste sulla rabbia rispetto allo stesso periodo del 2025. Segnalato un aumento dell'uso della profilassi in almeno otto Stati

di Redazione
Rabbia, il CDC lancia l’allarme negli Usa: aumentano le esposizioni. Oltre 260 persone coinvolte dopo il caso di tre caprette

La rabbia torna sotto i riflettori negli Stati Uniti. Durante l’estate 2026 è aumentato il numero delle persone potenzialmente esposte alla malattia e, di conseguenza, il ricorso alla profilassi post-esposizione. A lanciare l’allarme sono i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), che hanno diffuso un avviso sanitario attraverso la Health Alert Network rivolto a medici, autorità sanitarie e popolazione. La rabbia è una malattia virale zoonotica quasi sempre fatale una volta comparsi i sintomi, ma può essere prevenuta quando la profilassi post-esposizione (PEP) viene effettuata correttamente e prima dell’insorgenza della malattia. Il virus può passare da un animale infetto all’uomo attraverso morsi, graffi o secrezioni orali e colpisce principalmente il sistema nervoso centrale, provocando encefalite e morte.

Negli Usa aumentano le richieste sulla rabbia

I numeri del CDC fotografano un aumento significativo. Tra luglio e agosto 2026 l’agenzia ha ricevuto il 17% in più di richieste di informazioni relative alla rabbia rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tra le segnalazioni figurano anche eventi di esposizione multipla, nei quali sono state coinvolte più persone. Nello stesso periodo, almeno otto dipartimenti sanitari statali hanno segnalato un aumento dell’utilizzo della profilassi post-esposizione, errori nella sua somministrazione o entrambe le situazioni. Ogni anno negli Stati Uniti circa 1,4 milioni di persone si rivolgono a un medico dopo un contatto con un animale e vengono sottoposte a una valutazione del rischio, mentre circa 100 mila ricevono la PEP dopo una potenziale esposizione. Anche l’utilizzo dei prodotti per la profilassi è cresciuto. Secondo i dati settimanali delle farmacie aggiornati al 2 settembre, il ricorso ai vaccini antirabbici autorizzati negli Stati Uniti è aumentato di circa il 33%, mentre quello delle immunoglobuline antirabbiche è cresciuto del 76% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il caso delle tre caprette in North Carolina

L’allerta del CDC arriva a meno di due settimane da un episodio che ha fatto scattare una massiccia attività di prevenzione in North Carolina. Tre caprette di uno zoo didattico itinerante sono risultate positive alla rabbia, esponendo potenzialmente al contagio centinaia di persone entrate in contatto con gli animali. Le autorità sanitarie hanno avviato la ricerca delle persone potenzialmente esposte e a oltre 260 di loro è stata raccomandata la vaccinazione antirabbica. Secondo quanto riferito dalla struttura, le caprette erano troppo giovani per essere vaccinate ed erano state morse da una puzzola che si trovava nel loro recinto. Quattro capre sono state sottoposte a eutanasia per prevenire un’ulteriore diffusione della malattia. L’episodio mostra quanto possa essere complesso il controllo della rabbia quando l’infezione interessa gli animali e, attraverso il contatto con il pubblico, può generare numerose esposizioni potenziali.

Oltre il 90% dei casi animali riguarda la fauna selvatica

Negli Stati Uniti la rabbia continua a circolare soprattutto tra gli animali selvatici. Oltre il 90% dei casi di rabbia segnalati negli animali riguarda la fauna selvatica, con specie come pipistrelli, procioni, puzzole e volpi tra i principali serbatoi del virus. Secondo i dati riportati nell’allerta, quasi tre americani su quattro vivono in un contesto nel quale sono presenti animali potenzialmente portatori della rabbia. Particolare attenzione viene riservata ai pipistrelli. Il contatto con un pipistrello infetto rappresenta una delle situazioni più rischiose e, negli Stati Uniti, almeno sette casi umani fatali su dieci sono associati a infezioni trasmesse dai pipistrelli. La rabbia nei cani, invece, è diventata rara nel Paese grazie ai programmi di vaccinazione e controllo degli animali.

I sintomi: quando la malattia diventa quasi sempre letale

La fase iniziale della rabbia può manifestarsi con sintomi aspecifici, simili a quelli influenzali, come debolezza, febbre e mal di testa. Possono comparire anche dolore, formicolio o prurito nella zona del morso. Con la progressione dell’infezione possono comparire ansia, confusione, agitazione, allucinazioni, sete intensa, salivazione eccessiva e aggressività, fino al grave coinvolgimento neurologico. Il problema è che, una volta comparsi i sintomi, la malattia è nella quasi totalità dei casi fatale. È proprio per questo che il momento decisivo è quello immediatamente successivo alla possibile esposizione.

La profilassi può salvare la vita

Il CDC ribadisce che chi viene morso, graffiato o entra in altro modo in contatto potenzialmente rischioso con un animale sospetto deve contattare tempestivamente un medico o l’autorità sanitaria. La profilassi post-esposizione comprende, per chi non è mai stato vaccinato, la somministrazione delle immunoglobuline antirabbiche umane (HRIG) e del vaccino. Le immunoglobuline vengono somministrate una sola volta all’inizio del trattamento e infiltrate, per quanto anatomicamente possibile, dentro e intorno alle ferite. Il vaccino viene somministrato nei giorni 0, 3, 7 e 14. Per chi era già stato vaccinato contro la rabbia il protocollo è diverso: sono previste dosi nei giorni 0 e 3 e non devono essere somministrate le HRIG. Per le persone immunocompromesse sono previste ulteriori valutazioni: il CDC segnala che può essere necessario un ciclo vaccinale di cinque dosi e un controllo di laboratorio della risposta immunitaria.

Gli errori possono costare caro

L’aumento del ricorso alla PEP ha portato il CDC a richiamare l’attenzione anche sulla corretta gestione del trattamento. Gli errori possono infatti tradursi in dosi non necessarie, effetti indesiderati e costi elevati. Tra gli sbagli più frequenti figurano la somministrazione del vaccino nella regione glutea, la mancata infiltrazione delle HRIG nelle ferite, la somministrazione di vaccino e immunoglobuline nella stessa sede o nella stessa siringa e l’utilizzo di uno schema vaccinale errato. Un ciclo di PEP può costare tra 11 mila e 14 mila dollari per persona. Al momento, precisa il CDC, negli Stati Uniti non risultano carenze né di vaccino antirabbico umano né di immunoglobuline antirabbiche. L’obiettivo è quindi duplice: garantire rapidamente la protezione alle persone realmente esposte e, allo stesso tempo, evitare trattamenti inutili.

La prevenzione parte dal rapporto con gli animali

L’indicazione del CDC è semplice: evitare il contatto con animali selvatici e con mammiferi che mostrano segni di malattia e, in caso di morso, graffio o altro contatto potenzialmente a rischio, non aspettare la comparsa dei sintomi per chiedere assistenza. La rabbia, infatti, è una malattia nella quale la prevenzione dopo l’esposizione può fare la differenza tra la vita e la morte. Ma perché sia efficace, la valutazione del rischio e la profilassi devono essere tempestive e appropriate. L’aumento registrato durante l’estate americana non significa dunque che la rabbia sia tornata a essere un’emergenza diffusa nella popolazione. È piuttosto un richiamo alla necessità di non sottovalutare le esposizioni, conoscere i rischi legati alla fauna selvatica e utilizzare correttamente gli strumenti di prevenzione disponibili.

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