Nutri e Previeni 11 Settembre 2026 16:12

Tè e caffè molto caldi, rischio di cancro esofageo fino a 3 volte maggiore

Uno studio su quasi un milione di persone collega il consumo di tè e caffè molto caldi a un rischio più elevato di carcinoma a cellule squamose dell’esofago. Il ruolo della temperatura.

di Arnaldo Iodice
Tè e caffè molto caldi, rischio di cancro esofageo fino a 3 volte maggiore

Bere tè o caffè a temperature molto elevate potrebbe essere associato a un rischio maggiore di sviluppare il carcinoma a cellule squamose dell’esofago. A indicarlo è uno studio condotto su 977.282 adulti, che amplia le evidenze già disponibili sul possibile legame tra consumo di bevande molto calde e tumori dell’esofago, finora documentato soprattutto in popolazioni asiatiche, africane, sudamericane e mediorientali. La ricerca è stata guidata da Keren Papier, epidemiologa nutrizionale dell’Università di Oxford, e ha utilizzato i dati sanitari dei partecipanti, raccolti attraverso le cartelle cliniche del Servizio Sanitario Nazionale britannico, per oltre dieci anni.

All’inizio dello studio, le persone hanno indicato la temperatura alla quale preferivano consumare tè e caffè, classificandola come tiepida, calda o molto calda, oltre al numero di tazze consumate quotidianamente.

Nel periodo di osservazione sono stati diagnosticati 2.348 casi di cancro esofageo. Analizzando separatamente i diversi sottotipi tumorali, i ricercatori hanno rilevato un’associazione particolarmente evidente per il carcinoma a cellule squamose, mentre non è emerso un analogo rapporto con l’adenocarcinoma esofageo.

Il ruolo della temperatura e della quantità consumata

Il dato più rilevante riguarda le persone che dichiaravano di preferire le bevande molto calde. Rispetto a chi consumava bevande tiepide, questo gruppo presentava un rischio circa tre volte maggiore di sviluppare un carcinoma a cellule squamose dell’esofago. Anche il consumo di bevande classificate semplicemente come calde risultava associato a un aumento del rischio, sebbene l’associazione fosse meno marcata rispetto a quella osservata per le temperature più elevate.

Lo studio ha inoltre evidenziato un possibile ruolo della frequenza di consumo. Le persone che bevevano almeno sei tazze di tè o caffè al giorno mostravano un aumento significativo del rischio di carcinoma a cellule squamose rispetto a chi ne consumava meno. Il risultato appariva simile indipendentemente dalla bevanda prevalentemente scelta, cioè tè o caffè. Questo elemento ha portato gli autori a ipotizzare che il fattore maggiormente rilevante non sia una specifica sostanza contenuta nelle due bevande, ma soprattutto l’esposizione ripetuta dell’esofago a liquidi ad alta temperatura.

Nelle analisi i ricercatori hanno inoltre considerato diversi fattori legati allo stile di vita, tra cui fumo, consumo di alcol e peso corporeo, per tenere conto di possibili elementi in grado di influenzare il rischio di sviluppare la malattia.

Non tutti i tumori dell’esofago sono uguali

Il risultato, tuttavia, non riguarda indistintamente tutti i tumori dell’esofago. L’associazione con la temperatura delle bevande è stata osservata soprattutto per il carcinoma a cellule squamose, che origina dalle cellule piatte che rivestono internamente l’organo.

Per l’adenocarcinoma esofageo, l’altro principale tipo di tumore dell’esofago, i ricercatori non hanno invece riscontrato un legame con la temperatura delle bevande e hanno rilevato soltanto una debole associazione con la quantità consumata quotidianamente. La distinzione è importante perché impedisce di interpretare il risultato come un aumento generalizzato del rischio di qualsiasi tumore esofageo associato al tè o al caffè.

Un possibile meccanismo legato al calore

Per comprendere il significato del risultato bisogna quindi concentrarsi sull’effetto della temperatura. Il consumo abituale di liquidi molto caldi sottopone ripetutamente la mucosa dell’esofago a un’esposizione termica elevata. Secondo l’interpretazione degli autori, questo potrebbe contribuire nel tempo a danneggiare le cellule che rivestono l’organo e favorire processi che aumentano la probabilità di sviluppare alterazioni tumorali. Il fatto che l’associazione sia risultata più evidente proprio per il carcinoma a cellule squamose è coerente con questa possibile spiegazione, anche se lo studio osservazionale non consente di stabilire da solo un rapporto diretto di causa ed effetto.

Il dato assume particolare interesse perché riguarda una popolazione occidentale e temperature di consumo considerate compatibili con le normali abitudini britanniche. Le precedenti evidenze sul rapporto tra bevande molto calde e carcinoma esofageo provenivano infatti in larga parte da aree del mondo nelle quali tè, caffè o altre bevande vengono consumati tradizionalmente a temperature molto elevate.

Le conclusioni non suggeriscono quindi di eliminare tè e caffè dalla propria alimentazione. Piuttosto, indicano un possibile intervento semplice sulle modalità di consumo: lasciare raffreddare la bevanda prima di berla, evitando soprattutto di consumarla quando è ancora molto calda. Per gli autori, la riduzione della temperatura potrebbe rappresentare una misura preventiva rilevante nelle popolazioni caratterizzate da un consumo frequente di queste bevande.

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