Salute 11 Settembre 2026 14:23

Covid in gravidanza: nei figli nessun aumento dei disturbi neurologici

Una grande coorte norvegese ha seguito oltre 204mila bambini: il rischio complessivo non aumenta, ma resta un segnale da approfondire sullo sviluppo del linguaggio

di Viviana Franzellitti
Covid in gravidanza: nei figli nessun aumento dei disturbi neurologici

Durante la pandemia, una delle domande più delicate per le donne che hanno contratto il Covid durante la gravidanza ha riguardato le possibili conseguenze sulla salute dei figli. Un nuovo studio prova a dare una risposta analizzando una delle coorti più ampie disponibili: 204.663 bambini nati in Norvegia tra marzo 2020 e dicembre 2023, dei quali 16.325 erano stati esposti al Covid materno durante la gravidanza. La ricerca, pubblicata il 3 settembre 2026 su JAMA Network Open, ha valutato il rischio di diversi disturbi del neurosviluppo e neurologici, tra cui autismo, disturbi del linguaggio, disturbi motori, disabilità intellettiva, epilessia e deficit sensoriali. Nel complesso, non è emerso un aumento del rischio nei bambini esposti al virus durante la gestazione. Il risultato cambia però in una specifica analisi, limitata ai bambini nati entro il 1° marzo 2022, periodo in cui il rischio di non identificare correttamente le infezioni materne era minore: in questo gruppo è emerso un rischio più che doppio di disturbi dello sviluppo del linguaggio. Un segnale che, secondo gli autori, merita ulteriori studi, ma che non modifica il dato complessivo della ricerca.

Oltre 204mila bambini per capire gli effetti del Covid in gravidanza

Lo studio è stato condotto utilizzando i registri sanitari nazionali norvegesi. I ricercatori hanno incluso tutti i bambini nati in Norvegia tra il 1° marzo 2020 e il 31 dicembre 2023, con almeno 22 settimane di gestazione e un peso alla nascita superiore a 500 grammi. L’infezione materna da SARS-CoV-2 è stata identificata attraverso i dati nazionali sui tamponi PCR e considerata presente quando la madre aveva ricevuto una diagnosi positiva tra il concepimento e il parto. Le informazioni sono state poi collegate ai registri relativi alle diagnosi dei bambini, permettendo di seguire nel tempo l’eventuale comparsa di disturbi neurologici e del neurosviluppo.

Il rischio complessivo di disturbi del neurosviluppo non aumenta

Il risultato principale è rassicurante. Tra i bambini esposti al Covid materno durante la gravidanza, il rischio di sviluppare un qualsiasi disturbo del neurosviluppo non è risultato superiore rispetto ai bambini non esposti: l’hazard ratio aggiustato è stato 0,97, con un intervallo di confidenza che non indica un’associazione statisticamente significativa. Lo stesso vale per le principali categorie analizzate. Non sono emerse associazioni significative con disturbi dello spettro autistico, disturbi motori, disabilità intellettiva, disturbi neurologici complessivi, epilessia o deficit sensoriali. Anche per i disturbi dello sviluppo del linguaggio, considerando l’intera popolazione studiata, il rischio non è risultato significativamente maggiore: l’hazard ratio aggiustato è stato 1,13.

Nessun effetto evidente legato al trimestre dell’infezione

I ricercatori hanno verificato anche se il momento della gravidanza in cui si era verificata l’infezione potesse modificare il rischio. Non sono emerse differenze significative in base al trimestre di esposizione per il rischio complessivo di disturbi del neurosviluppo. Il risultato è rimasto sostanzialmente stabile anche nelle diverse analisi condotte per verificare la solidità delle conclusioni. Non è stata inoltre osservata una variazione evidente in relazione alla principale variante di SARS-CoV-2 circolante nel periodo dell’infezione.

Il segnale sul linguaggio compare nei bambini della prima fase pandemica

La parte più interessante dello studio emerge però quando i ricercatori restringono l’analisi ai bambini nati entro il 1° marzo 2022. Questa scelta aveva un motivo preciso: nella fase successiva della pandemia, la disponibilità dei test per SARS-CoV-2 era cambiata e questo poteva aumentare il rischio di classificare erroneamente alcune madri come non infette. In questo sottogruppo, il rischio di disturbi dello sviluppo del linguaggio era più che raddoppiato nei bambini esposti al Covid materno durante la gravidanza. L’hazard ratio aggiustato è risultato pari a 2,22, con un intervallo di confidenza compreso tra 1,44 e 3,41. Si tratta dell’unica associazione rilevante emersa in questa analisi specifica.

Un segnale da approfondire, non una prova di causa-effetto

Il dato sul linguaggio è importante, ma va interpretato con cautela. Lo studio è osservazionale: rileva un’associazione tra esposizione e successiva diagnosi, ma non può dimostrare che l’infezione materna abbia causato il disturbo. Gli stessi autori sottolineano la necessità di replicare il risultato in altre popolazioni e in altri contesti. Inoltre, il segnale emerge da un’analisi specifica pensata per ridurre il rischio di errore nella classificazione dell’infezione. Non è quindi corretto trasformarlo nella conclusione secondo cui il Covid in gravidanza provocherebbe disturbi del linguaggio.

Per le famiglie il messaggio è soprattutto rassicurante

Per chi ha avuto il Covid durante la gravidanza, il risultato più importante della ricerca è che non emerge un aumento generale dei disturbi neurologici o del neurosviluppo nei figli. L’ampiezza della coorte consente di esaminare un numero molto elevato di bambini e di considerare diverse condizioni, senza trovare un’associazione significativa per la maggior parte degli esiti analizzati. Il possibile legame con lo sviluppo del linguaggio rappresenta invece un segnale che la ricerca dovrà continuare a verificare. Non significa che un bambino esposto al Covid in gravidanza svilupperà un disturbo del linguaggio, né che ogni difficoltà linguistica debba essere ricondotta all’infezione materna.

Dalla gravidanza al follow-up del bambino: cosa cambia

Lo studio non introduce quindi un nuovo percorso di screening per tutti i bambini esposti al Covid durante la gestazione. Il suo valore sta soprattutto nell’offrire alle famiglie e ai professionisti un quadro più preciso dei rischi a distanza. La ricerca ridimensiona infatti il timore di un aumento generalizzato dei disturbi neurologici e del neurosviluppo dopo l’esposizione prenatale al SARS-CoV-2, ma allo stesso tempo indica un’area che merita attenzione: lo sviluppo del linguaggio nei bambini esposti durante la prima fase della pandemia. Saranno necessari altri studi per capire se questo segnale verrà confermato e, soprattutto, per chiarire se esista un reale rapporto causale. Nel frattempo, il dato più solido resta quello complessivo: nella grande maggioranza degli esiti analizzati, l’esposizione al Covid durante la gravidanza non è risultata associata a un aumento del rischio nei figli.

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