Salute 11 Settembre 2026 09:37

ADHD e intestino, quasi il 50% in più di sintomi gastrointestinali

L’ADHD è associato a una maggiore frequenza di problemi gastrointestinali. Una revisione su oltre 1,9 milioni di persone rileva quasi il doppio delle probabilità di stitichezza e un aumento del 58% per l’intestino irritabile.

di Arnaldo Iodice
ADHD e intestino, quasi il 50% in più di sintomi gastrointestinali

Le persone con disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) presentano una maggiore probabilità di avere problemi gastrointestinali rispetto a chi non ha il disturbo. È quanto emerge da una revisione sistematica condotta da ricercatori dell’Università di Warwick e pubblicata sul Journal of Attention Disorders. Gli studiosi hanno analizzato dati relativi a oltre 1,9 milioni di persone provenienti da 23 studi condotti in diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Svezia, Germania e Corea del Sud. I partecipanti avevano un’età compresa tra 2 e 65 anni.

Nel complesso, l’ADHD è risultato associato a un aumento di quasi il 50% dei sintomi gastrointestinali rispetto alle persone senza ADHD. L’associazione è risultata ancora più marcata per alcune condizioni specifiche: le persone con ADHD avevano quasi il doppio delle probabilità di soffrire di stitichezza, un rischio superiore del 58% per la sindrome dell’intestino irritabile e probabilità di encopresi, cioè perdita involontaria di feci, oltre quattro volte maggiori. Secondo gli autori, si tratta della prima revisione sistematica dedicata specificamente alla relazione tra ADHD e sintomi gastrointestinali.

Stitichezza, intestino irritabile ed encopresi

La revisione ha evidenziato un’associazione tra ADHD e quasi tutti i sintomi gastrointestinali considerati dai ricercatori. Il dato più consistente riguarda quindi un insieme eterogeneo di disturbi, che comprende problemi di evacuazione e alterazioni della funzionalità intestinale. La stitichezza rappresenta una delle manifestazioni maggiormente associate all’ADHD: le persone con il disturbo presentavano quasi il doppio delle probabilità di soffrirne rispetto ai soggetti senza ADHD. Ancora più marcata è risultata l’associazione con l’encopresi, per la quale le probabilità erano superiori di oltre quattro volte.

Un altro risultato riguarda la sindrome dell’intestino irritabile, associata a un aumento del 58%. Anche l’indigestione rientra tra i disturbi gastrointestinali che hanno mostrato un legame con l’ADHD. Per Sarah Blake, co-autrice principale e studentessa di medicina presso la Warwick Medical School, questi sintomi possono avere conseguenze concrete sulla vita quotidiana, ma rischiano di non essere individuati quando l’attenzione clinica è concentrata principalmente sulle caratteristiche dell’ADHD. Il risultato si inserisce inoltre in un filone di ricerca più ampio sull’interazione tra cervello e apparato digerente. I problemi gastrointestinali sono già ampiamente documentati nelle persone con disturbi dello spettro autistico e negli ultimi anni sono aumentate le evidenze sull’esistenza di un cosiddetto asse intestino-cervello. Si tratta di una rete di comunicazione bidirezionale attraverso cui sistema nervoso e apparato gastrointestinale possono influenzarsi reciprocamente.

Nel caso dell’ADHD, tuttavia, l’entità di questa associazione non era stata finora definita con chiarezza. La revisione di Warwick mette insieme dati provenienti da studi internazionali e da un’ampia fascia di età, offrendo quindi una valutazione complessiva del problema. I ricercatori sottolineano comunque che l’associazione osservata non permette di stabilire un rapporto di causa-effetto. Non è quindi possibile concludere che l’ADHD sia direttamente responsabile dei disturbi gastrointestinali.

Dalle abitudini alimentari ai farmaci

Le possibili spiegazioni del rapporto tra ADHD e disturbi gastrointestinali sono diverse. Alcuni tratti associati al disturbo, come impulsività e alimentazione irregolare, potrebbero influenzare la funzionalità intestinale. Anche i farmaci utilizzati per trattare l’ADHD possono avere effetti indesiderati a livello gastrointestinale.

Un’altra ipotesi riguarda il microbiota intestinale. Alcune ricerche hanno rilevato differenze nella composizione della flora batterica intestinale nelle persone con ADHD. Queste modificazioni potrebbero essere coinvolte nei meccanismi dell’asse intestino-cervello, anche attraverso il nervo vago, una delle principali vie di comunicazione tra apparato digerente e cervello.

Attenzione ai sintomi anche durante le visite per l’ADHD

Alla luce dei risultati, gli autori ritengono che i sintomi gastrointestinali dovrebbero entrare maggiormente nella valutazione clinica delle persone con ADHD. Chiedere direttamente di eventuali problemi intestinali durante le visite potrebbe consentire di individuare disturbi che altrimenti rischierebbero di rimanere in secondo piano. L’attenzione è particolarmente importante quando i sintomi incidono sulla qualità della vita o sono persistenti e complessi.

Nei casi più articolati, secondo i ricercatori, può essere utile coinvolgere anche altre figure professionali, come un dietologo o un gastroenterologo. L’obiettivo non è però attribuire automaticamente i disturbi intestinali all’ADHD, ma considerarli come una possibile componente del quadro complessivo del paziente.

Saran Shantikumar, professoressa clinica associata presso la Warwick Medical School, sottolinea che le evidenze disponibili non consentono ancora di stabilire se l’ADHD provochi direttamente i problemi gastrointestinali né quale sia l’origine esatta dell’associazione. Saranno quindi necessari ulteriori studi per distinguere il contributo dei fattori biologici da quello delle abitudini alimentari e degli eventuali trattamenti farmacologici.

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