Salute 9 Settembre 2026 11:31

Depressione bipolare resistente, la ketamina riduce i sintomi senza scatenare mania

In uno studio, la ketamina ha prodotto un miglioramento maggiore del sedativo di controllo: il 35% dei pazienti ha dimezzato i sintomi contro l’11,8%. Il beneficio è però risultato temporaneo.

di Arnaldo Iodice
Depressione bipolare resistente, la ketamina riduce i sintomi senza scatenare mania

Le infusioni ripetute di ketamina potrebbero rappresentare una nuova opzione per le persone con disturbo bipolare resistente al trattamento, una condizione nella quale le terapie disponibili possono avere un’efficacia limitata o richiedere settimane prima di produrre un beneficio. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry e condotto da un gruppo di ricercatori guidato dal Dr. Joshua Rosenblat dell’University Health Network di Toronto.

La ricerca ha valutato l’efficacia e la sicurezza di infusioni seriali di ketamina a basso dosaggio in pazienti con depressione bipolare di tipo I o II resistente alle terapie. Il tema è particolarmente delicato perché, sebbene la ketamina abbia mostrato effetti antidepressivi rapidi, nei pazienti con disturbo bipolare esiste il timore che possa favorire episodi di mania o psicosi. Per verificare questi rischi, i ricercatori hanno progettato uno studio in doppio cieco, coinvolgendo 68 adulti. Nell’arco di due settimane, i partecipanti hanno ricevuto quattro infusioni di ketamina oppure di midazolam, un sedativo utilizzato come trattamento di controllo. Tutti hanno continuato ad assumere le terapie abituali con stabilizzatori dell’umore o antipsicotici.

Sintomi depressivi dimezzati in oltre un paziente su tre

Nel corso dello studio è emersa una differenza netta tra i due gruppi. I sintomi depressivi, valutati attraverso la Montgomery-Åsberg Depression Rating Scale (MADRS), sono diminuiti maggiormente tra i partecipanti trattati con ketamina rispetto a quelli che hanno ricevuto midazolam. La differenza tra i trattamenti è diventata statisticamente significativa al quattordicesimo giorno, al termine delle due settimane previste dal protocollo. In questa fase, il punteggio medio della MADRS nel gruppo trattato con ketamina era di 7,3 punti inferiore rispetto a quello osservato nel gruppo di controllo.

Anche la percentuale di pazienti che ha ottenuto una risposta significativa al trattamento è risultata più elevata. Circa il 35% delle persone che hanno ricevuto ketamina ha visto infatti ridursi almeno della metà i propri sintomi depressivi, contro l’11,8% dei partecipanti trattati con midazolam. Secondo gli autori, si tratta di una differenza clinicamente significativa, soprattutto considerando che la popolazione studiata era composta da persone con depressione bipolare resistente al trattamento. Il beneficio, inoltre, non è scomparso immediatamente dopo l’ultima infusione. La differenza tra i due gruppi è rimasta statisticamente significativa per circa una settimana successiva alla conclusione del trattamento. I sintomi depressivi, tuttavia, hanno successivamente mostrato una tendenza a ricomparire con l’interruzione delle infusioni. Il dato evidenzia quindi sia il potenziale della ketamina nel produrre un miglioramento relativamente rapido, sia uno dei principali interrogativi ancora aperti: come mantenere nel tempo gli effetti ottenuti.

Nessun caso di mania o psicosi durante il trattamento

Uno degli aspetti più rilevanti della ricerca riguarda la sicurezza. La possibilità che la ketamina possa provocare un passaggio verso la mania o l’ipomania, oppure favorire sintomi psicotici, rappresenta infatti una delle principali preoccupazioni quando il farmaco viene preso in considerazione per la depressione associata al disturbo bipolare. In questo studio, però, nessuno dei partecipanti ha sviluppato mania, ipomania o psicosi durante il periodo di trattamento. Non sono stati inoltre registrati tentativi di suicidio.

“La ketamina non è stata associata a mania o psicosi insorte durante il trattamento”, hanno scritto gli autori. Un partecipante in ciascuno dei due gruppi ha sviluppato caratteristiche miste, cioè una combinazione di alcuni sintomi riconducibili all’ipomania senza tuttavia soddisfare i criteri diagnostici necessari per definire un episodio ipomaniacale.

Il risultato è particolarmente interessante perché la rapidità d’azione della ketamina rappresenta uno degli elementi che hanno alimentato l’interesse scientifico nei suoi confronti. Nella depressione resistente, infatti, uno dei problemi delle strategie farmacologiche tradizionali è il tempo necessario prima che gli effetti diventino evidenti. La ketamina agisce invece in tempi più rapidi e, secondo i risultati dello studio, può produrre un miglioramento anche in persone che non hanno risposto adeguatamente ai trattamenti precedenti.

Questo non significa, però, che la ketamina possa essere considerata una soluzione definitiva o un trattamento privo di rischi. Lo studio ha coinvolto soltanto 68 persone e il periodo di osservazione è stato limitato alle due settimane di trattamento, con un follow-up successivo relativamente breve. Non è quindi possibile stabilire, sulla base di questi dati, quali siano gli effetti di infusioni ripetute per mesi o anni, né se il profilo di sicurezza osservato rimanga invariato nel lungo periodo.

La sfida è trasformare il sollievo in un beneficio duraturo

I risultati offrono dunque un segnale incoraggiante, ma non chiudono la questione. Il miglioramento ottenuto con la ketamina tende infatti ad attenuarsi dopo la sospensione delle infusioni, mentre mancano ancora dati sufficienti per stabilire quale sia la strategia migliore per mantenere gli effetti nel tempo. La ricerca futura dovrà quindi concentrarsi sulla durata del beneficio, sulla frequenza ottimale delle eventuali infusioni successive e soprattutto sulla sicurezza dell’impiego prolungato nelle persone con disturbo bipolare resistente alle terapie.

Per i ricercatori, la sfida è trasformare quello che oggi appare come un sollievo rapido ma temporaneo in una soluzione più stabile. I risultati dello studio suggeriscono che la ketamina possa avere un ruolo nel trattamento della depressione bipolare resistente, ma serviranno studi più ampi e periodi di osservazione più lunghi per capire quanto questo approccio possa essere efficace e sicuro nella pratica clinica. Il dato più importante, per ora, è che nel campione analizzato le infusioni seriali hanno ridotto significativamente i sintomi depressivi senza essere associate a episodi di mania o psicosi durante il trattamento.

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