Salute 8 Settembre 2026 16:32

Depressione, quasi metà dei fattori di rischio genetici è condivisa con malattie fisiche

Uno studio del QIMR Berghofer rivela una forte correlazione genetica tra depressione e malattie gastrointestinali, rafforzando il ruolo dell’asse intestino-cervello.

di Arnaldo Iodice
Depressione, quasi metà dei fattori di rischio genetici è condivisa con malattie fisiche

Quasi la metà dei fattori di rischio genetici associati alla depressione si sovrappone a quelli di alcune malattie fisiche, con un legame particolarmente forte per le patologie gastrointestinali. È quanto emerge da uno studio del QIMR Berghofer, pubblicato su Nature Genetics, che ha analizzato la relazione genetica tra il disturbo depressivo maggiore e quattro gruppi di malattie: cardiovascolari, metaboliche, gastrointestinali e immunitarie. Tutti e quattro sono risultati geneticamente collegati alla depressione, ma le patologie gastrointestinali hanno mostrato l’associazione più marcata. Tra queste rientrano la sindrome dell’intestino irritabile, la malattia da reflusso gastroesofageo, la calcolosi biliare e l’ulcera peptica.

Un legame che va oltre il cervello

I risultati possono contribuire a spiegare perché le persone con depressione presentino così frequentemente anche problemi di salute fisica. La depressione, infatti, non riguarda esclusivamente la sfera mentale: le malattie fisiche possono contribuire in modo significativo agli esiti negativi per la salute e le persone che soffrono di depressione possono arrivare a morire fino a 12 anni prima rispetto a chi non ne soffre. Comprendere le basi biologiche condivise tra disturbi psichiatrici e patologie organiche potrebbe quindi aiutare a individuare più precocemente i problemi e a sviluppare strategie terapeutiche più efficaci.

Lo studio del QIMR Berghofer si è concentrato proprio su questa sovrapposizione. I ricercatori hanno confrontato i fattori genetici associati al disturbo depressivo maggiore con quelli di quattro grandi categorie di malattie fisiche. Sebbene tutte abbiano evidenziato una correlazione genetica, quella osservata con le patologie gastrointestinali è risultata la più forte. I fattori di rischio genetici collegati a queste condizioni intestinali e digestive coincidevano con quasi la metà di quelli coinvolti nella depressione.

Per gli autori, il dato rafforza l’ipotesi che i meccanismi biologici alla base della depressione siano più estesi di quanto suggerisca una visione esclusivamente centrata sul cervello. La presenza contemporanea di disturbi mentali e fisici potrebbe infatti essere sostenuta, almeno in parte, da fattori genetici comuni.

L’asse intestino-cervello al centro della ricerca

A offrire una possibile chiave di lettura è l’asse intestino-cervello, cioè il sistema di comunicazione continua tra apparato gastrointestinale e cervello. Damian Woodward, autore principale e dottorando del QIMR Berghofer, ha sottolineato proprio questo aspetto: “Abbiamo scoperto che le malattie gastrointestinali presentano la più forte correlazione genetica con la depressione, confermando che l’asse intestino-cervello gioca un ruolo chiave nel perché la depressione si manifesti spesso insieme a malattie fisiche”.

Woodward ha ricordato che l’intestino viene spesso definito il «secondo cervello» perché condivide molte delle stesse sostanze chimiche di segnalazione e contiene un elevato numero di cellule nervose. Tra i due organi esiste una comunicazione costante e lo studio ha individuato radici genetiche che possono influenzare proprio questa comunicazione, contribuendo alla depressione, alla disfunzione intestinale e anche ad altre condizioni, comprese le malattie autoimmuni.

Nuove prospettive per diagnosi e trattamento

Secondo il professor Eske Derks, responsabile del Laboratorio di Neurogenomica Traslazionale del QIMR Berghofer, i risultati potrebbero aprire nuove possibilità per migliorare gli esiti delle persone che convivono contemporaneamente con depressione e patologie fisiche. “Le persone con depressione spesso presentano una serie di gravi malattie fisiche. Comprendendo meglio i percorsi biologici che collegano queste condizioni, speriamo di identificare nuove opportunità di trattamento e contribuire a ridurre il pesante fardello sanitario associato alla depressione”, ha affermato Derks.

L’obiettivo non è soltanto aumentare la consapevolezza clinica della frequente compresenza di queste condizioni, ma anche comprendere quali meccanismi biologici siano alla base della loro associazione. Una conoscenza più precisa dei percorsi condivisi potrebbe consentire di intervenire in maniera più integrata, considerando la salute mentale e quella fisica come componenti strettamente interconnesse.

I ricercatori sperano inoltre che l’individuazione delle basi genetiche comuni possa favorire la scoperta di nuove opzioni terapeutiche. Tra le prospettive indicate c’è anche il possibile riutilizzo di farmaci già esistenti, individuando medicinali capaci di agire sui meccanismi biologici coinvolti sia nella depressione sia nelle patologie fisiche associate.

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