Nutri e Previeni 31 Luglio 2026 17:18

Obesità infantile, uno studio smonta la teoria del “rimbalzo adiposo”

Una ricerca sostiene che il rialzo del BMI nei bambini non indica un aumento del grasso, ma la normale crescita della massa muscolare.

di Arnaldo Iodice
Obesità infantile, uno studio smonta la teoria del “rimbalzo adiposo”

Per oltre quarant’anni il cosiddetto “rimbalzo adiposo” è stato considerato una fase cruciale dello sviluppo infantile e un possibile indicatore precoce del rischio di obesità. Secondo questa teoria, dopo una diminuzione nei primi anni di vita, l’indice di massa corporea (BMI) ricomincia ad aumentare intorno ai 6 anni perché il grasso corporeo torna ad accumularsi. Una nuova ricerca guidata dal professor Andrew Agbaje, medico ed epidemiologo clinico dell’Università della Finlandia Orientale di Kuopio, mette però in discussione questa interpretazione.

Lo studio, presentato al Congresso Europeo sull’Obesità di Istanbul e pubblicato sul Journal of Nutrition, sostiene che il presunto “rimbalzo” non riguardi il tessuto adiposo ma rifletta invece il normale sviluppo della massa muscolare e degli altri tessuti magri. Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato i dati di 2.410 bambini e adolescenti multietnici di età compresa tra 2 e 19 anni, provenienti dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) degli Stati Uniti, confrontando l’andamento del BMI con quello del rapporto circonferenza vita/altezza (WHtR), ritenuto un indicatore molto più accurato dell’adiposità. I risultati suggeriscono che una teoria utilizzata per decenni nella pratica pediatrica potrebbe derivare da un limite intrinseco del BMI, incapace di distinguere tra massa grassa e massa magra.

Perché il BMI può essere fuorviante

Il BMI rappresenta da tempo uno degli strumenti più utilizzati per valutare il peso corporeo, ma presenta un limite ben noto: si basa esclusivamente su peso e altezza e non distingue il contributo di grasso, muscoli, ossa e altri tessuti. Di conseguenza, un aumento dell’indice non indica necessariamente un incremento della massa grassa. Nel nuovo studio, il rapporto vita-altezza (WHtR), che stima l’adiposità con una precisione vicina al 90% rispetto ai metodi di riferimento, ha mostrato un andamento completamente diverso rispetto al BMI. Mentre quest’ultimo torna ai livelli osservati a due anni di età intorno ai sei anni, il WHtR continua invece a diminuire fino ai sette anni circa, senza alcun ritorno ai valori iniziali. Questo suggerisce che il presunto “rimbalzo adiposo” non corrisponde a un reale aumento del grasso corporeo.

Un fenomeno fisiologico, non un segnale di rischio

La teoria del rimbalzo adiposo nasce nel 1984, quando alcuni ricercatori osservarono un’associazione tra un aumento precoce del BMI e una maggiore adiposità nell’adolescenza. Negli anni successivi questa correlazione è stata interpretata come un possibile indicatore biologico di rischio, spingendo alcuni pediatri a considerare la fase come un momento in cui intervenire con modifiche dell’alimentazione e dello stile di vita. Secondo Agbaje, tuttavia, si tratta di una conclusione che confonde un’associazione statistica con un rapporto di causa-effetto. Il ricercatore sottolinea che, a differenza della pubertà, non esiste un meccanismo biologico noto che colleghi il cosiddetto rimbalzo adiposo allo sviluppo dell’obesità.

Anche uno studio clinico randomizzato finlandese, che ha seguito i partecipanti dai sette mesi fino ai vent’anni attraverso un programma nutrizionale a lungo termine, non è riuscito a modificare la tempistica del fenomeno, suggerendo che esso rappresenti una normale fase della crescita e non un processo patologico. Per gli autori, intorno ai quattro anni si verifica piuttosto una fisiologica riorganizzazione della composizione corporea che prepara i bambini alle successive fasi dello sviluppo, attraverso un incremento della massa muscolare e dei tessuti magri.

Possibili ricadute per la pratica pediatrica

Se questi risultati saranno confermati da ulteriori studi, potrebbero modificare il modo in cui viene interpretato l’aumento del BMI durante l’infanzia. Un incremento dell’indice tra i cinque e i sette anni potrebbe infatti rappresentare una normale tappa dello sviluppo e non un segnale di accumulo di grasso da contrastare con interventi specifici. Gli autori ritengono quindi che il rapporto vita-altezza possa diventare uno strumento più utile per identificare realmente l’eccesso di adiposità nei bambini e negli adolescenti.

Verso una revisione degli strumenti per valutare l’obesità infantile

La ricerca propone un cambio di prospettiva che potrebbe avere conseguenze rilevanti sia nella pratica clinica sia nella ricerca scientifica. Secondo Agbaje, continuare a utilizzare il concetto di “rimbalzo adiposo” come fase critica dello sviluppo rischia di attribuire significati patologici a un normale processo fisiologico. Il ricercatore definisce infatti questa teoria una conseguenza delle limitazioni del BMI, arrivando a parlare di una “falsa scoperta” prodotta da uno strumento incapace di distinguere tra aumento della massa muscolare e incremento del grasso corporeo. Gli autori paragonano questa situazione al cosiddetto “paradosso dell’obesità” osservato in alcuni studi sugli adulti, nei quali un BMI elevato sembrava associarsi a una minore mortalità. Successive analisi hanno però mostrato che tale apparente effetto protettivo era probabilmente spiegato da una maggiore massa muscolare e non da un eccesso di tessuto adiposo.

Analogamente, nei bambini il ricorso a misure più specifiche come il WHtR potrebbe consentire di identificare con maggiore precisione chi presenta realmente un eccesso di grasso corporeo, evitando interventi inutili in soggetti che stanno semplicemente attraversando una normale fase della crescita. Per questo il gruppo di ricerca auspica che il rapporto vita-altezza venga adottato come strumento pratico e universale per la valutazione dell’adiposità in età pediatrica. Parallelamente, il team ha reso disponibile anche un calcolatore gratuito del WHtR destinato a facilitare l’identificazione dell’eccesso di grasso nei bambini e negli adolescenti.

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