Per gli autori di una revisione pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition, le strategie di salute pubblica dovrebbero affiancare alla riduzione del sodio un maggiore apporto di potassio
“Per tenere sotto controllo la pressione arteriosa bisogna consumare meno sale”: è uno dei consigli più diffusi quando si parla di prevenzione cardiovascolare. Un’indicazione che resta valida, ma che, da sola, potrebbe non essere più sufficiente. Le più recenti evidenze scientifiche suggeriscono, infatti, che per ridurre il rischio di ipertensione e malattie cardiovascolari occorre affiancare a una minore assunzione di sodio un maggiore apporto di potassio. È quanto emerge da una revisione pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition, firmata da Naomi K. Fukagawa, professoressa emerita di Medicina al Robert Larner, M.D. College of Medicine dell’Università del Vermont, insieme ad altri esperti. Gli autori propongono un vero e proprio cambio di paradigma: non considerare più sodio e potassio come elementi distinti, ma come due componenti complementari di una stessa strategia di prevenzione cardiovascolare.
L’ipertensione resta una priorità globale
L’ipertensione interessa oggi oltre 1,28 miliardi di adulti nel mondo ed è uno dei principali fattori di rischio per infarto, ictus, insufficienza cardiaca e altre malattie cardiovascolari. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda un consumo di sodio inferiore a 2 grammi al giorno e un apporto di potassio superiore a 3,5 grammi, ma la realtà è ben diversa: nella maggior parte dei Paesi si continua a consumare troppo sodio e troppo poco potassio.
Perché il potassio è così importante
Se il sodio favorisce l’aumento della pressione arteriosa quando assunto in eccesso, il potassio svolge un’azione opposta. Favorisce infatti l’eliminazione del sodio attraverso i reni, contribuisce a regolare il tono dei vasi sanguigni e aiuta a mantenere la pressione entro valori normali. Secondo gli autori, le nuove conoscenze sui meccanismi biologici che regolano l’equilibrio tra questi due minerali dimostrano che una carenza di potassio non rappresenta soltanto un problema nutrizionale, ma può contribuire direttamente allo sviluppo dell’ipertensione. È proprio questa evidenza a giustificare la proposta di affiancare all’obiettivo della riduzione del sodio quello dell’aumento del potassio nella dieta.
Non solo meno sodio, ma un migliore equilibrio
Lo studio sottolinea che le politiche di salute pubblica si sono concentrate finora quasi esclusivamente sulla riduzione del sodio, una strategia che ha prodotto risultati importanti ma che si è rivelata difficile da applicare nella pratica. Il gusto per il sale, l’ampia presenza di sodio nei prodotti trasformati e le abitudini alimentari rendono infatti complicato ridurne significativamente il consumo nella popolazione. Gli autori suggeriscono quindi di affiancare a questa strategia un maggiore consumo di alimenti naturalmente ricchi di potassio – come frutta, verdura, legumi e latticini – e, dove appropriato, di favorire l’impiego di sostituti del sale in cui una parte del cloruro di sodio viene rimpiazzata con cloruro di potassio.
Le prove arrivano dagli studi clinici
Tra le evidenze citate nella revisione figura il China Salt Substitute and Stroke Study (SSaSS), che ha dimostrato come sostituire parte del sale da cucina con una miscela contenente il 25% di cloruro di potassio sia in grado di ridurre la pressione arteriosa e il rischio di eventi cardiovascolari. Secondo gli autori, gran parte di questo beneficio sarebbe attribuibile proprio all’aumento dell’apporto di potassio.
Verso nuove raccomandazioni nutrizionali
La revisione evidenzia anche la necessità di aggiornare le politiche nutrizionali. Oggi molti Paesi promuovono la riduzione del sodio attraverso l’etichettatura degli alimenti, la riformulazione dei prodotti industriali e campagne di educazione alimentare, mentre esistono ancora poche iniziative finalizzate ad aumentare il consumo di potassio. Secondo gli autori, le future strategie dovrebbero integrare i due approcci, incentivando sia la riduzione del sodio sia l’incremento del potassio, anche attraverso la riformulazione degli alimenti e una comunicazione più efficace rivolta ai consumatori.
Un cambio di paradigma per la salute cardiovascolare
Gli autori precisano che ridurre il sodio rimane una strategia fondamentale per prevenire e controllare l’ipertensione. Tuttavia, le evidenze oggi disponibili indicano che il beneficio potrebbe essere maggiore se questa misura fosse accompagnata da un aumento dell’assunzione di potassio. L’obiettivo finale è sviluppare un approccio più completo alla prevenzione cardiovascolare, che coinvolga istituzioni, industria alimentare, ricercatori e professionisti sanitari per migliorare la qualità dell’alimentazione e ridurre il peso globale delle malattie cardiovascolari.
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